Sarebbe di penna bassa in questi giorni (se lo avessi per amante, dico). Si aggirerebbe tra il tinello ed il salotto con la vestaglietta di lana (sdrucita), le pantofole marroni e rigide (di quelle plasticate), calzini bucati ed un giornale sottobraccio.
Poverino, lo dovrei consolare. Ma come? In questi casi, sarebbe davvero un guaio. Escludendo il sesso (troppi pensieri), dovrei distrarlo altrimenti. Eviterei anche le uscite sociali (richiedono prontezza di spirito e giovialità). Non rimarrebbe che il teatro o il cinema. Solo rappresentazioni o film allegri. Cose leggere (nulla sulla finanza, ovviamente). In macchina (al ritorno) lo vedrei nuovamente assorto. Lo sguardo lanciato oltre il parabrezza, nel vuoto. Mogio-mogio. In effetti, ne avrebbe ben donde: non gli fanno una bella bad bank come si deve; lo trattano a pesci in faccia come se tutte le disgrazie fossero colpa sua e delle banche; gli calano dall’alto tassi d’interesse bassissimi senza possibilità di fare margini; e i clienti se ne vanno.
Stamattina forse, a parte la giornata di borsa, mi porterebbe allegro-allegro l’up-grade di Standard Ethics al rating di Intesa Sanpaolo. Come dire, vedi che almeno chi guarda l’extra finanziario (o il pre-finanziario) ha fiducia in noi (gli stessi che avevano cassato Etruria e Lazio dai loro indici due anni fa). Poi, mi direbbe che anche Moody’s e Standard & Poor’s sono più morbidi (ora). Rincuorato pure dal nuovo atteggiamento della Bce, si metterebbe a pranzare: un buon brodino (caldo) ed una insalatina leggera-leggera (di lattuga), quindi, la pennichella sul divano. Naturalmente, con una copertina marrone sulle ginocchia, gli occhiali appesi intorno al collo ed il giornale che lentamente scivola dalla mano.
Insomma, passati i tempi in cui mi avrebbe tirato le pacche sul sedere, mi avrebbe voluto vedere ballare attillata-attillata, e poi mi avrebbe rotolata con lui (come animali assatanati) sui divani in pelle del suo mega ufficio a sette piazze e dodici vetrate. Ora (porello) gli aspetta davvero una vituccia. Ma sono fiduciosa, passo dopo passo, tornerà quello di prima e lo arrazzerò come ai vecchi tempi (non mi butto giù).
Piuttosto, sono preoccupata per quelli dell’auto. Fino a ieri, erano a sganassarsi dalle risate: disco, aperitivi, vestitini da ganella, donne e baccanali. Numeri uno che avevano chiara la situa: rapidi e brillanti. Poi (olé), arrivano quei furbi dei tedeschi a truccare le emissioni ed eccoli (anche loro) a camminare raso-raso i muri e rientrare nei ranghi: passare dall’aperitivo al ritiro. Mi sa che, tempo un paio d’anni, e sono anche loro con la vestaglina (nel tinello).
Potrei (quindi) rimanere sulla mia scelta inziale: investire sul mio banchierino appisolato (dopotutto, sono intelligenti e ce la faranno).
Che cosa triste (però) avere nell’armadio uno in depressione (o quasi).
Forse converrebbe prendersi un amante dell’amante.
Nel qual caso, mi butterei sul giornalista. La categoria ha un suo perché: casomai non ti portano a Montecarlo con la Porsche, però conoscono le migliori trattorie del circondario. Hanno vite abbastanza incasinate da essere aperti e simpatici. Sono linguacciuti e di battuta rapida. Soprattutto, sono buoni per tutte le stagioni. Anzi, quando va tutto in vacca (termine scientifico) diventano spericolati e vendono pure di più. Farò così: ménage à trois: il mio quasi-fidanzato come riserva strategica; il banchiere come investimento di lungo; il giornalista in trading (vanno matti per cose così).
L’alternativa sarebbe una giornalista (eventualità piccantissima in questo ménage). E se qualcuno mi desse della lesbicaccia, cercherei di capire come reagire: se la fossi veramente, potrei prenderlo come un vero insulto: ma se non la fossi, non dovrei neppure prendermela (pensa un po’ che bello). Almeno cosi sostengono le grandi menti che si occupano di calcio e insulti omofobi
Ancora con la valigia in mano
Un banchiere per amante (più un giornalista)
Ora (porello) gli aspetta davvero una vituccia. Ma sono fiduciosa, passo dopo passo, tornerà quello di prima e lo arrazzerò come ai vecchi tempi (non mi butto giù).

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