Mi accingo ad affrontare un tema davvero difficile. Rimugino nel mio cervello e nel mio cuore l’accadimento di San Lorenzo dell’urbe. Nel cuore della città. Non in una banlieue qualsiasi.
E mi sovvengono altri episodi simili. Pamela e prima ancora il multistupro sulle spiagge adriatiche. Ed altri che, magari hanno avuto, a torto o a ragione meno risonanza. Qualcuno rileva che la violenza sulle donne avviene spesso intramoenia. Violenze di sempre, da quando le donne tacevano. Fino a oggi che, spesso ma non sempre, denunciano. Ma i delitti intramoenia, che qualcuno mette sullo stesso piano, implicano stati psicoemotivi. Al contrario di quelli dovuti solo ad aggressività spesso aggravata dall’uso di stupefacenti. Fino ad arrivare al “me too” della povera Asia, impantanata in una storia più grande di lei che, emotivamente fragile, non regge granchè.
Ma è di altro che voglio parlare. Mi lambicco il cervello e ricordo le parole di una signora. Ascoltate in un video e dunque non artefatte.
“Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia sulla spiaggia non si può violentare una persona, perchè lui probabilmente non lo sa nemmeno!”
Dichiarazione choc dell’avvocato Carmen Di Genio che fa parte del Comitato Pari Opportunità Corte d’Appello di Salerno, intervenuta al “Convegno nazionale sulla sicurezza e legalità” organizzato dall’Associazione Street Kali, dalla Federazione Italiana Krav Maga e da Servizi Sicurezza Italia.
Qualcuno griderà all’estrapolazione da un contesto più articolato. Ma esiste il video.
Certamente l’avvocato invita all’integrazione, corretta, se non vogliamo rischiare che le nostre figlie e nipoti siano stuprate. Ma anche le vecchie pare non siano disdegnate, a sentire rari ma esistenti fatti di cronaca. Non vorrei entrare nella diatriba fra chi sostiene che anche gli italiani, prevalentemente bianchi, lo fanno e chi invece pare vedere solo i neri stupratori.
Qui si parla di cultura, di radici e di origini, di situazioni etico morali diverse e distanti.
Perchè noi occidentali abbiamo raggiunto l’apogeo nel rispetto dei diritti umani che altre etnie e altre culture non conoscono. Proprio come sostiene l’avvocato Di Genio.
Al netto della efferatezza dell’azione mi chiedo se la giustizia non dovrebbe fare il suo corso. Semplicemente far scontare la pena nel paese di origine. Noi europei abbiamo abolito, giustamente, la pena di morte, perchè siamo civilmente evoluti. Anche per delitti atroci come questo, anche se nel nostro intimo vorremmo, istintivamente, una punizione esemplare, molto più dura e severa di una semplice detenzione. La pena di morte in Italia è stata in vigore fino al 1944 nel codice penale civile (con l’eccezione del periodo 1889-1926) e fino al 1994 nel codice penale militare di guerra.
La maggior parte dei decreti di espulsione sono emanati dalle singole prefetture, e riguardano, semplificando molto, le persone che non hanno un permesso di soggiorno, o che semplicemente hanno esaurito le pratiche giuridiche per procurarsene uno, e le persone ritenute “socialmente pericolose” perché hanno compiuto un reato e il giudice ritiene che potrebbero compierne altri.
Peccato che i mostri in questone per vari motivi non hanno diritto di stare sul suolo italiano. Chi per decreto di espulsione disatteso chi con permesso scaduto. Il paradosso, grottescamente feroce: i quattro accusati della morte di Desirèe avevano goduto di permessi per motivi umanitari. Di chi è la colpa? Di tutti quelli che hanno governato fino a oggi . Berlusconi compreso che recitava ai quattro venti “mai più clandestini sotto casa”. Oltre vent’anni fa. Ma non ce l’ha fatta.
I negazionisti, quelli che accusano chi ne parla e crea allarme, così dicono, dovrebbero mettete i piedi in terra prima di disintegrare l’Italia. Ed è chiaro che proprio le loro politiche sconnesse dalla realtà e dalle regole generano quel caos di cui si nutre il razzismo del quale accusano chi ha già aperto gli occhi e cerca di aprirli agli altri. Due senegalesi un nigeriano, forse un gambiano tutti irregolari e uno con espulsione in atto, ça va sans dire. Intanto sale l’allarme sulle droghe, anche eroina accessibile perchè venduta, pare, in piccole dosi. La mafia nigeriana ne è regina. E purtroppo i senegalesi, popolo integrato e non violento, si sta pericolosamente facendo coinvolgere da altri africani. A questo proposito riporto le parole di Pape Diaw, italiano di origine senegalese, storico rappresentante della sua comunità già consigliere comunale di Firenze e candidato al Senato nel 2013. Dopo l’uccisione di un suo connazionale, evidentemente in preda all’angoscia, e in un momento di sconforto misto a comprensibile rabbia, aveva dichiarato “guerra totale” contro l’Italia.
“Che cosa sta succedendo alla Comunità Senegalese. Due cittadini senegalesi fermati per l’omicidio della povera Desirée. La comunità senegalese era molto amata, persone miti, tranquilli, conosciuto e famosi sper l’ambulantato. Prima il senegalese non rubava, non spacciava, sempre disponibili e gentili. Adesso le cose sono cambiate, sono diversi i senegalesi accusati di omicidio, adesso si fa di tutto. Soldi facili a tutti costi, porta i giovani a prendere strada sbagliate. Bisogna aprire una discussione seria dentro la comunità, parlarne apertamente, troppe cose non vanno. Vedo l’immagine di un.popolo che era tanto amato, che adesso sta cambiando pelle. Possiamo difendere i diritti, ma i delinquenti no”.
Per fermare questa degenerazione occorre dunque l’impegno della stessa comunità senegalese e di tutte le comunità che intendono integrarsi e venire accolti pacificamente. Così come l’impegno degli italiani, a destra e a manca, che dovrebbero deporre le armi e affrontare la questione con più equilibrio e saggezza.
Carla Ceretelli

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