
Anche oggi il Cavaliere l’ha sfangata. E anche se la fine del Governo Berlusconi è nell’aria, questa storia non pare ancora interamente scritta e potrebbe proporci delle sorprese. E’ almeno dallo scorso 14 dicembre, ricordiamo, che il premier e il suo Governo vivono una corsa a ostacoli, di conati, di ripetuti appuntamenti con la morte che invariabilmente si stemperano in una momentanea e illusoria vittoria ma fino a quando? Fino… alla prossima volta? E poi avanti come se nulla fosse? Perché questo tram che tutti dicono destinato a fermare presto la sua corsa, al capolinea non arriva mai? Oggi i famosi “mercati” sono l’elemento di peso che fa la differenza: la condanna sembra calare come una mannaia, in particolare, da un numero: il differenziale tra i nostri titoli e quelli tedeschi. Con tutto il rispetto e la considerazione che si debbono a certi indicatori, possiamo aggiudicare loro la palma della totale attendibilità? Da ciò che si legge in questi giorni, un esecutivo guidato da Mario Monti sostenuto da tutti (o quasi), avrebbe il gradimento di questi, diciamoli così, termometri. Ma per quanto tempo? E perché Mario Monti dovrebbe investire la propria credibilità e il proprio prestigio in un’avventura che sin dall’inizio si mostra impervia? O possiamo credere alla favola che dopo l’addio o il calcio a Berlusconi anche i cerchi si faranno quadrare?
Non ci sono necessariamente risposte, a queste domande. Ma si ha la certezza che ormai un intero Paese è in preda ai conati: politici, mediatici, finanziari, borsistici, ecc. Dove la decadenza civile, morale e politica è tragicamente rappresentata dallo sfaldamento e dallo sfacelo del suo territorio.
Occorre la pazienza di tessere una nuova tela, ripartendo daccapo, come se si fosse su un Titanic: prima si mette in salvo la vita, poi si pensa al resto. Prima si torna alle urne – senza porre come dirimente il problema di una legge elettorale che fa schifo, si, ma purtroppo è una “secondarietà” -, si dà al Paese l’opportunità di darsi un nuovo Parlamento e un nuovo Governo, poi dovrà farsi tutto il resto.
Visto che l’opposizione è incredibilmente incapace e impotente e da mesi sa soltanto ripetere l’odioso mantra “Berlusconi vattene”, è Berlusconi che può rendere un ultimo servizio al Paese, decretando egli stesso, e molto presto, la fine di questa avventura senza più orizzonte, rinunciando ad imporne un artificioso prolungamento (un Governo Alfano) e così favorendo, d’un sol colpo, il licenziamento di un Parlamento (oltre che di un Governo) decotto e di tutti gli spettacoli insulsi o triviali cui gli attuali rappresentanti ci sottopongono ormai quasi ogni giorno.

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