Scelte sbagliate
Prima la Presidenza della Repubblica, poi quella del Senato. Monti disponibile per tutti gli incarichi. Così non si costruisce una linea politica per il futuro.

Essere andato da Napolitano per avere una sorta di imprimatur alla sua candidatura alla presidenza del Senato è stato il primo grande sbaglio. Una mancanza di sensibilità politica molto grave. La motivazione di quella mossa voleva essere politica, cioè mettere alla seconda carica dello Stato un uomo che poteva lavorare per dare vita poi al governo ad una grande coalizione. Intento giusto ma percorso sbagliato. Monti non ha capito due cose. La prima è che il PD non l’avrebbe mai votato, un po’ per quello che i democratici hanno considerato uno sgarbo, essersi candidato alle elezioni, un po’ perché Bersani è tutto teso ad cercare l’appoggio dei grillini e le cariche istituzionali erano funzionali, come poi è stato, a cercare l’intesa. Il secondo motivo era ancora più pesante. Monti è il Presidente del Consiglio in carica e deve garantire una difficile transizione verso il nuovo governo, la cui nascita non è nemmeno all’orizzonte. Dimettersi per andare alla Presidenza del Senato avrebbe voluto dire lasciare il paese senza un governo in carica per chissà quanto tempo. E questo non poteva non avere ripercussioni sulla già scarsa credibilità internazionale del Paese. I mercati non avrebbero certo visto bene la cosa. Giustamente Napolitano ha detto di no. Ma dicendo questo, automaticamente ha messo in cattiva luce Monti. Perché non aveva capito la delicatezza della situazione e perché ha dato l’impressione di esere a caccia di poltrone.
L’occasione persa è stata quella di non appoggiare, per la Presidenza, Schifani, portato dal centrodestra. Avrebbe ottenuto tre risultati politici importanti in un colpo solo. Impedito la nomina di Grasso, dando fiato al tentativo di Bersani di assorbire quel tanto del movimento di Grillo che gli serve per dare vita al suo governo, mettere un tassello sulla strada della nascita o del tentativo di far nascere una grande coalizione ed infine aprire una porta importante verso il mondo del centrodestra. Monti ha solo una possibilità di sfondare sul piano politico. Diventare l’esponente di punta, per il governo, del nuovo centrodestra, quello del dopo Berlusconi. Il Cav., dal punto di vista politico, ha il tempo contato. In settimane, per quello che riguarda l’accavallarsi delle sentenze che prima o poi arriveranno, nonostante i tentativi dilatori messi in campo, in mesi per l’inevitabile scorrere del tempo. Sarà anche un leone o un giaguaro ma il prossimo settembre il compleanno segnerà 78 anni e, nonostante tutta la sua energia, il confronto con una classe politica che nel centrosinistra si sta profondamente rinnovando, sarà impietoso. Il problema prima o poi esploderà. E se non è pronto un nuovo contenitore politico, tutti i voti del Pdl, quelli in essere e quelli persi, andranno inevitabilmente perduti.
Contribuendo all’elezione di Schifani, Scelta Civica avrebbe aperto più di una porta al dialogo. I frutti sarebbero arrivati dopo.
Così invece, nel muro contro muro, Scelta Civica sarà massacrata. Oltre agli errori fatti, che potrebbero portare anche alla fuoriuscita di alcuni parlamentari verso il PD per far nascere il governo, non si vede ancora nessun tentativo di dar vita ad una forza politica organizzata ed aperta nei confronti della società civile. Andando avanti così, ad eventuali elezioni anticipate, se non prima nel caso di una attrazione verso il PD, quel 10 per cento ottenuto il 25 febbraio resterà un miraggio.

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