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Un’ altra rivoluzione in arrivo

Dopo la rivoluzione digitale, quella robotica. La necessità di investire nella formazione permanente. Resta un dubbio: quando a lavorare saranno le macchine cosa farà l’uomo?

di Roberto Riviello | 31 Gennaio 2016

Anche quest’anno, nella meravigliosa cornice delle Alpi svizzere, a Davos, si sono riuniti i cervelloni dell’ economia e della politica mondiale per fare il punto della situazione e spiegare a noi comuni mortali, che non sappiamo leggere le formule e i grafici, se ancora avremo qualche possibilità di farcela oppure se, come dicevano due famosi comici italiani in un film, “non ci resta che piangere”.

Ebbene, al World Economic Forum 20016, ci hanno dato la notizia (e quale notizia!) che è in arrivo la quarta Rivoluzione industriale. Mentre stiamo ancora cercando di aggiornarci in tutti gli uffici, scuole, aziende e persino nella vita privata in modo da non essere tagliati fuori dalla famosa terza Rivoluzione (quella digitale, tanto per intenderci), per cui se facciamo una fotocopia o inviamo un fax ci guardano come fossimo dei trogloditi e se non siamo sempre incollati a un pc,I-pad o smartphone, e magari ancora prendiamo appunti su un foglio di carta o spieghiamo ai ragazzi che esiste la scrittura in corsivo, i dirigenti pubblici e privati ci chiamano ritardati mentali e persino disfattisti, e quindi è meglio se andiamo a farci rieducare in un corso intensivo per navigare in Internet senza affogare tra i dati o ci leviamo di torno il prima possibile (nel senso che ce ne andiamo in pensione ma senza la pensione), ebbene, sappiatelo, fra un po’ di anni arriva un’altra onda ancora più rivoluzionaria, un vero tsunami tecnologico.

Ma di che si tratta? Più digitalizzati e informatizzati di così, che altro dobbiamo diventare? Non ci basta il web, essere sempre connessi, la posta elettronica,facebook, instagram, l’ e-book, l’ e-commerce, la scuola on line, l’amore virtuale, skype e il lavoro a casa col pc? Che altro si può fare? O meglio, che altro dobbiamo imparare a fare?

A Davos ci dicono che la quarta Rivoluzione consisterà, tenetevi forti, nella robotizzazione: in pratica nel far fare alle macchine tutto quello che ora facciamo noi; ma non solo i lavori pesanti come già accade nelle industrie, anche i lavori specializzati. Vediamo qualche esempio pratico: se già oggi per il prelievo del contante non abbiamo bisogno dello sportellista perché usiamo il bancomat, domani lo sportellista non ci sarà più perché nella banca troveremo una macchina dotata di intelligenza artificiale che risponderà a tutte le nostre richieste (con la speranza che almeno quella non voglia rifilarci i bond derivati di Banca Etruria o robaccia simile); con lo stesso metodo, potranno essere rimpiazzati da robot i medici di famiglia, i tassisti, gli assicuratori, gli agenti di viaggio, probabilmente anche i poliziotti e i professori e chissà quanti altri ancora.

I protagonisti della quarta Rivoluzione industriale saranno, quindi, la robotica, la nanotecnologia, la stampa 3D e la biotecnologia. Con il risultato che, soltanto da qui al 2020, in Europa, si perderanno circa 7 milioni di posti di lavoro, se ne guadagneranno 2 nei settori sopra indicati e, di conseguenza, facendo una semplice sottrazione, 5 milioni di lavoratori resteranno a spasso.

Come ci stiamo preparando a tutto questo? Lo Stato inglese, nel bel mezzo della prima Rivoluzione industriale, scese in campo con delle leggi molto efficaci ( Mines act e Factory act) ispirate a moderni criteri di giustizia sociale, per impedire lo sfruttamento brutale degli operai e del lavoro minorile. Successivamente, nella Prussia del cancelliere Bismarck, vide la luce il primo sistema assicurativo e pensionistico per i lavoratori. Ma oggi, considerato quello che ci aspetta nei prossimi anni, le riforme più urgenti da fare (soprattutto in Italia dove siamo ancora terribilmente indietro) non riguardano certo il welfare, concettualmente legato a logiche del secolo scorso e ormai economicamente insostenibile, ma sono quelle del sistema della formazione permanente, della scuola e dell’ Università. Ed è qui che bisogna accelerare se non vogliamo farci sommergere dai prossimi cambiamenti.

Resta, comunque, un terribile interrogativo: quando le macchine lavoreranno al posto nostro, avremo più tempo per dedicarci allegramente ad occupazioni creative o ci ritroveremo in tanti a fare la fila per un pasto caldo offerto dalla Caritas?

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, cambiamenti, caritas, europa, giustizia sociale, italia, la stampa, lavoro, macchine, medici, notizia, pensione, posti di lavoro, professori, riforme, scuola, secolo scorso, speranza

Info Roberto Riviello

Insegnante, si è laureato in Filosofia nell’Università di Firenze nel 1978, risiede nel Valdarno fiorentino. Commenta la politica italiana su Pensalibero.it e scrive racconti per radio poi diventati sceneggiati e testi teatrali messi in scena come regista. Ha al suo attivo anche un film sulla vita di un grande poeta toscano poi finito in manicomio. Trascorre il suo tempo libero passeggiando in campagna. È appassionato di storia, arte e cucina.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Claudio Fogazza

    31 Gennaio 2016 alle 18:13

    le rivoluzioni sono salutari , si è passati dal cavallo alla meccanica poi dall’elettricità all’informatica ora la robotica – Negli anni passati chi non si è aggiornato è rimasto fuori m la civiltà deve andare avanti e avremo un mondo migliore

    Rispondi

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