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UFFA’… ANCORA IL SESSANTOTTO!

Ai cittadini,invece,dovrebbero chiedere scusa i nostalgici del sessantotto,gli occupanti come da copione,gli strumentalizzatori (mi si passi)dei bambini,dei bambini trascinati in cortei, i praticanti del no i precari di ragionamento. di Adalberto Scarlino

di Adalberto Scarlino | 23 Ottobre 2008

Torno a dirlo,con permesso,da liberale:
ai comizi preferisco i dibattiti;alle adunate,le assemblee;agli slogan le proposte; alle”occupazioni”,le discussioni(possibilmente,costruttive).
E poi,un minimo di obbiettività non guasterebbe.
Nelle intenzioni del ministro(ministro,sì; smettiamola con il cacofonico ,ridicolo”ministra”) il maestro elementare dovrebbe diventare unico nel senso di prevalente,non di unico e solo;perché sarà affiancato dall’insegnante di lingua(nonché,attualmente,di religione.Che noi vorremmo fosse,come è noto,almeno di storia delle religioni).
Il tempo pieno non sarà abolito,perché i maestri non più obbligati alla compresenza in classe,potranno essere ridistribuiti ed utilizzati proprio per il mantenimento-e forse anche per l’aumento-del tempo pieno.
Mi pare di aver letto-e di aver capito-che gli insegnanti di sostegno,il cui ruolo e la cui utilità vengono spesso sottovalutati,non saranno toccati dai provvedimenti Gelmini.
Sul voto di condotta si è detto di tutto,da tutti.Soprattutto da quelli che la scuola non la conoscono.E’naturale,necessario,doveroso,che il voto di condotta “pesi”.Ci mancherebbe!Laddove per condotta si intende,si devono intendere insieme,come sanno gli insegnanti(quelli che insegnano),l’educazione,la frequenza,l’attenzione,la partecipazione.E c’era già-c’è sempre stato-per presidi e docenti responsabili che abbiano voluto applicarlo con equilibrio,nel primo e/o nel secondo quadrimestre,il sette in condotta.
I voti al posto dei giudizi.Meglio:i voti ,come conseguenza naturale dei giudizi;e senza escluderli,quando possano o debbano essere esplicativi.Ma alla logorrea è sempre preferibile la sintesi.E poi,scusate,colleghi,ex colleghi ,alunni ed ex alunni:avete ricordo di qualcuno che non abbia capito-e capito subito-cosa volessero dire il tre o l’otto,il sei o il quattro?
Quanto al grembiule,male è stato eliminarlo laddove è stato eliminato.Bene sarebbe reintrodurlo:per ragioni che mi sembrerebbe quasi offensivo dover spiegare.E comunque chiedo:è un problema?
Contiamo,ad oggi,in Italia,novanta(novanta,sì,non avevate fatto caso?) università.Le sedi distaccate sono trecentoventi(320,sì,contate una per una).Le “materie”insegnate sono,ad oggi,centosettantamila(170.000,sì,avete letto bene),per altrettante cattedre,sulle quali siedono altrettanti docenti..Per concorso?No,non sempre.Anzi,molto spesso,troppo spesso,per “diritto” di clientela e/o di famiglia.Verificare,per credere, i nomi nelle nostre università:quella fiorentina e quelle toscane.Il nepotismo è…..un eufemismo.
Aggiungo:circa quaranta corsi di laurea registrano, ad oggi. alunni frequentanti numero uno!
Tutto questo per sommi capi,e me ne scuso con i lettori.
Ai cittadini,invece,dovrebbero chiedere scusa i nostalgici del sessantotto,gli occupanti come da copione,gli strumentalizzatori (mi si passi)dei bambini,dei bambini trascinati in cortei, i praticanti del no i precari di ragionamento.
A quando,cari compagni,un’opposizione degna del nome?Sarebbe uno dei primi segni di una democrazia che anche da noi volesse,sapesse,essere…soltanto normale.

Adalberto Scarlino.

Pubblicato in : Primo piano

Info Adalberto Scarlino

Adalberto Scarlino ha svolto per lunghi anni l’attività di insegnante di italiano e storia nelel scuole medie superiori. Iscritto fin da giovanissimo al Partito Liberale Italiano è stato consigliere comunale di Scandicci negli anni sessanta e, tra gli anni ottanta e novanta, consigliere comunale a Firenze ed assessore nelle giunte Bonsanti, Lando Conti, Bogianckino e Morales. Segretario del circolo culturale Piero Gobetti e co-fondatore del Gruppo dei Centouno , è presidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento. E’ autore, con Silvestra Bietoletti, di “Firenze, percorsi risorgimentali ” , Lucio Pugliese editore, seconda edizione 2010.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Sergio Centroni

    5 Novembre 2008 alle 16:45

    Ai miei tempi (ho 78 anni) dicevamo che la scuola era carente e faceva qualche genio (che probabilmente lo sarebbe stato anche senza studio) e tanti poveri incapaci di applicare quello che avevano appreso. Personalmente, come anche mio figlio, non ho finito l’università poichè mi hanno cercato e quasi costretto a lavorare per quello che sapevo da radioamatore, per hobby.
    Un plauso alla ministro Gelmini che tenta di riformare una scuola che ha sfornato tanti ignoranti e tanti disoccupati.
    Un mio amico, titolare della cattedra di elettronica, mi rispose dagli USA ed alla mia domanda di come mai si fosse trasferito mi disse: Da noi nessuno vuole studiare o imparare e non ci sono professori che sappiano insegnare; qui ho soldi e soddisfazioni.
    L’ignoranza si constata in quanto accaduto alla Sapienza e dal fatto che a Torino fuori di una facoltà hanno esposto un enorme cartellone ce dice:” Non vogliamo subire la vostra crisi “. Di chi poi é la crisi ?
    Insegnare dovrebbe essere non un fare apprendere le cose trite e ritrite che un insegnante sa, ma tirare fuori dall’allievo il meglio di lui, che molte volte è superiore alla scienza del maestro!

    Rispondi
  2. flavio aliquo' mazzei

    4 Novembre 2008 alle 18:31

    Meglio cento volte la compagnia di Luxuria che di dell’Utri, se avete letto i vagheggiamenti di questo signore che ho molta difficoltà a chiamare “onorevole”

    Rispondi
  3. Puccio cartoni

    31 Ottobre 2008 alle 17:16

    “Governare con decreti è una cosa che mi mette i brividi: toglie spazio alle opposizioni, al confronto, al dialogo, che non sono una perdita di tempo, ma il sale della democrazia.” Questo è da ritenere un punto fermo , un elemento basilare di tutto l’impianto di un paese civile. Certo occore precisare che a fronte di un Governo che dialoga con l’opposizione ,il sistema democratico vorrebbe quest’ultima ispirata dalla missione comune di “governare” la cosa pubblica. A qualcuno sembra che sia il nostro caso ? Quando il responso delle elezioni non viene accettato civilmente dalla parte perdente ,purtroppo anche il “ragazzo scòstati ,e lasciami lavorare” trova una sua giustificazione. Il vero problema sarebbe osservare quel “lavorare” ,controllando che corrisponda alle esigenze vere di tutti.I nostri avi erano preoccupati di una cosa sola : qui custodiet custodes? E quando l’opposizione protesta sol perchè ha perso le leve del comando ,non svolge più la propria funzione . Ma alimenta il sentimento di “appartenenza” e giustifica il ricorso alle maniere spicce. Purtroppo ! Mentre il sentirsi fuori controllo non dà certo garanzie a nessuno .
    Certo la manifestazione dà fastidio ,la protesta dà fastidio….ma quando fosse chiaro a tutti il perchè della protesta ( non per interessi di parte ) sarebbe difficile non tenere in considerazione ,e sarebbe necessaria una assunzione di responsabilità
    evidente.
    Professionalità ed esperienza: dalla Cicciolina a Caruso , a Luxuria , a Carfagna….ma voi chi scegliereste ?

    Rispondi
  4. Ippolita Medici Tornaquinci

    31 Ottobre 2008 alle 17:11

    Caro Adalberto, come ti avevo promesso ho letto il tuo articolo, che come sai condivido in pieno. Volevo precisare a chi pensa che ora ci sia il tempo pieno, forse non conosce bambini che vanno alla scuola pubblica. Io ho diversi nipotini ( per la precisione 19 ) e nessuno di loro ha il tempio pieno, sia qui in Toscana che in Umbria. Hanno al massimo 2 rientri settimanali.
    Volevo anche approfittare per salutare un’amica che non vedo da tanto tempo e che ho trovato fra i “commentatori”. Ciao Maddalena, sono Ippolita e ti mando un grosso abbraccio.

    Rispondi
  5. flavio aliquo' mazzei

    31 Ottobre 2008 alle 12:29

    Ora il decreto è diventato legge. Finalmente la scuola torna seria, si ritorna al merito, alla disciplina, all’ordine. E’ finita la ricreazione. Questo secondo vari esponenti della maggioranza che gongolano per essersi presi una rivincita sulla scuola comunista sugli insegnanti comunisti sulla cultura comunista. Dubito che con 8 articoli di un decreto legge passato in 9 minuti tutto ciò si realizzi. E’ stata invece una bellissima dimostrazione di arroganza padronale: io governo e si fa come dico io. Su una materia così delicata è una cosa da premio nobel per la democrazia. Non dico che per forza si debba sempre procedere con la concertazione con tutte le parti (però con Alitalia è stato fatto, ora che mi ricordo, ma già, lì non c’erano gli insegnanti comunisti da bastonare), ma almeno sentire qualche parere di insegnanti o pedagoghi prima di sparare quel decretino lo potevano anche fare.
    Ma no, dovevano dimostrare di essere decisionisti ed efficienti. Il governo del “fare”. Sì, fare proclami e fumo negli occhi, come i rifiuti a Napoli (non se ne parla più? Tutto pulito come in Svizzera?), l’esercito nelle città (ma a che serve?) e ora la scuola rimessa a posto con l’ordine del capo.
    Governare con decreti è una cosa che mi mette i brividi: toglie spazio alle opposizioni, al confronto, al dialogo, che non sono una perdita di tempo, ma il sale della democrazia. Con decreti governava Mussolini e non era un esempio di liberale. Ma era decisionista ed efficiente. Ma la democrazia pare sempre di più sia un optional costoso da mettere da parte. Gli studenti che manifestano danno fastidio, l’opposizione che si oppone dà fastidio, disturba il manovratore. Avete sentito: con questa opposizione non si può lavorare. Ma che deve fare un’opposizione per essere degna del Berlusca? Dire di sì, immagino. Anche il suo concetto di elezioni trasuda illiberalismo: in Europa c’è bisogno di persone compententi e quindi le dobbiamo scegliere noi. Niente voto di preferenze. Perché in genere gli elettori scelgono solo bischeri. Ma allora aboliamo le elezioni, facciamo nominare tutti da lui. Infatti ci ha regalato la Gelmini e la Garfagna: illustri personaggi dotati di grande esperienza e di superiore professionalità.

    Rispondi
  6. Danilo Di Mambro

    31 Ottobre 2008 alle 10:38

    Caro Adalberto,
    concordo in pieno (per quello che può valere). Aggiungo però che quello che sta succedendo agli studenti è analogo a quello che succede a chi deve stare “al chiodo” per gudagnarsi da vivere e si rende conto di farlo con sempre meno successo. Si è cioè pervasi da quel senso di impotenza che deve aver acceso le rivoluzioni quando ha superato i limiti di sopportabilità. Penso che l’illusione di passare tra quelli che contano e che si godono la vita senza tanti problemi economici è sufficiente se la realtà è sopportabile, perchè se non lo è, si capisce al volo che a fare le veline possono andare in poche, come per i calciatori campioni e per i “Gaucci” che dal nulla mettono su un impero (e comunque spesso finiscono male, guarda caso). Se la realtà è insopportabile e lo sta diventando se non lo è già, ci si rende conto che i “mejo posti” in società sono già occupati da generazioni e non si liberano, che non è vero che il figlio dell’operaio che si laurea ha le stesse chances del figlio del “barone”, che se analizziamo i posti di responsabilità sia nelle strutture pubbliche sia in quelle private la storia è quasi sempre la stessa: riservati. Forse i sindacalisti sono riusciti a penetrare nel fortino e sicuramente i colletti bianchi della criminalità organizzata per il resto: off limits. E allora che devono fare ‘sti ragazzi se non protestare, magari pure per il motivo non esattamente più importante.
    Cordiali saluti.
    Danilo Di Mambro

    Rispondi
  7. Puccio cartoni

    30 Ottobre 2008 alle 16:27

    Non si possono proibire certo le proteste di piazza . Si sciopera e si sfila in corteo contro la ormai legge Gelmini . A difesa dei precari ,e dei “docenti” di ruolo ,visto che anch’essi soffiano sul fuoco. Ma a tutti chiederei : quando lo stipendio in famiglia non basta a tutte le pretese ,che si fa ?Si sciopera ,si occupa ,si manifesta ?O si sceglie cosa non farsi mancare ( che non può essere tutto )? Ma dopo la legge elettorale senza preferenze ,i benefit economici e funzionli dei c.d. onorevoli e soci ,od i tanti furti “legalizzati”e furbizie e sperperi elencati dai libri fortunati(editorialmnte )di Stella -che più di uno mi ha confessato di aver comprato ,iniziato a leggere ,ma poco dopo richiuso e lasciato lì ,per evitare travasi di bile – quanti si sono visti scendere in piazza ? E non per pertecipare agli spettacoli del Grillo nazionale. Dov’è la protesta motivata e spontanea della cittadinanza contro i funzionari di partiti e sindacati ,le élites di potere in Italia ? I loro condizionamenti di tutta la vita pubblica e privata ? Di quelli si aspettano invece l’ordine e le consegne ,per correre ufficialmente dietro a grembiulini o risparmi di spese ( definiti tagli per suggerirne il rifiuto a prescindere ) gridando alla grande ingiustizia….vedo un poco di incongruenza tra le esigenze vere del Paese e le proteste messe in piazza. Sarà….

    Rispondi
  8. nicola cariglia

    28 Ottobre 2008 alle 22:54

    Questo, invece, il commento di MADDALENA GENTILE

    Sottoscrivo tutto, in particolare anche io preferisco ai comizi i dibattiti, alle adunate le assemblee, agli slogan le proposte, alle occupazioni le discussioni, soprattutto se sono costruttive. Sono veramente irritata dalla strumentalizzazione di questi ragazzi, ingenui?, da parte di professori ex sessantottini che aizzano alla contestazione perché credono così di rivivere un periodo della loro gioventù, che nell’intimo vedono ancora come eroico. Ma ne sono passati di anni! E non si sono ancora resi conto del fallimento del ’68?
    E’ avvilente vedere una sinistra che annaspa e che non sa più cosa inventare per far vedere che…si oppone. E invece ce ne sarebbero argomenti validi per costruire pacificamente insieme una riforma giusta e moderna. Basterebbero buon senso, intelligenza e voglia di fare veramente qualcosa per il futuro dei nostri giovani.
    Maddalena Gentile

    Rispondi
  9. nicola cariglia

    28 Ottobre 2008 alle 15:44

    Inserisco il commento pervenuto da ANDREA VIERO
    Caro Adalberto
    avrei voluto partecipare al dibattito su Pensalibero ma mi viene chiesta una password che o non ricordo, o non è più valida……….
    Comunque, quello che dici mi sembra sacrosanto anche perché, da quanto mi risulta, una Legge ancora non c’è ed è sempre difficile contestare le intenzioni.
    Se dobbiamo prendere per “definitive” le affermazioni del Decreto Legge (che mi risulta decadere se entro 60 gg. non viene approvato), allora ciò che mi sembra non sia indicato è il principio, per me fondamentale in una democrazia, del Merito sia per i professori che per gli studenti e il personale amministrativo. Lo stesso principio più volte enunciato dal Governo (si pensi al Ministro Brunetta, ad esempio) ma mai esposto nei suoi meccanismi e modalità applicative.
    Certo, se il metro di misura del Merito fosse semplicemente quello di assicurare la presenza sul posto di lavoro dei dipendenti, sarebbe ben poca cosa e, soprattutto, saremmo destinati al perpetuarsi dell’inefficienza a cui siamo abituati. Questo può essere un primo passo, importante ma non basta a garantire alcunché dal punto di vista dell’efficienza qualitativa.
    Mi sembra che nella scuola, oltre all’eliminazione di sprechi delle risorse pubbliche e al ritorno a comportamenti più coerenti di genitori e studenti, dovrebbero essere garantiti altri fattori quali:
    1 – La qualità dell’insegnamento;
    2 – Un orario delle lezioni garantito (sulla base del quale i docenti possano effettivamente programmare ed essere verificati);
    3 – L’esclusione totale della politica partitica dal “tempio” della cultura (dove è fondamentale per il Paese formare e preparare il futuro, non fare adepti!);
    4 – Un apparato burocratico meno pervasivo della didattica;
    5 – Un parco scuole e attrezzature all’altezza dei tempi;
    6 – Una revisione della scuola gentiliana (dove le “lettere” la fanno da padrone pur non essendo più al passo con i tempi) salvandone quanto di buono ancora esiste ma riformando la distribuzione delle ore per materia, attribuendo maggiore peso a conoscenze più formative e attuali (non per “tirare acqua al mio mulino” ma, mel Rinascimento, quando erano più bravi di noi, il Disegno era ritenuta attività speculativa per eccellenza!);
    6 – Varie altre cose che sarebbe troppo lungo elencare, ma che tu conosci bene.
    Larvatamente si lascia capire che, risparmiando negli sprechi, molte risorse sarebbero destinate ad alcuni dei punti suddetti, senza però dire esattamente quali e in che modo. In questo vedo i limiti del Decreto che derivano tutti da una mancanza di un progetto generale tipico di una vera riforma della scuola.
    In quanto al “sessantottismo”, mi pare sia più un modo strumentale, adottato da certi partiti in disgrazia per cercare di recuperare un consenso perduto (utilizzando peraltro metodi, a mio avviso, fallimentari), piuttosto che un reale pericolo del ritorno a certi atteggiamenti violenti che hanno caratterizzato gli anni fra il ’68 e il ’78 (vedi articolo sulle dichiarazioni di Cossiga del QN del 23.10 u.s. che ti allego e sul quale gradirei vedere se la pensi come me……). Ciao, Andrea.

    Rispondi
  10. Puccio cartoni

    27 Ottobre 2008 alle 15:44

    Certo ,ci sono mille altri settori dove mettere le mani : benvenuta l’ammissione , e l’indicazione per ipotesi annunciate e perse per strada. Preciso solo che sbraitare per la parola “tagli” ,lo ripeto , in momenti come questi mi sembra solo di parte , e velleitario. Altri settori invece della scuola ?Consideriamo che se ,con risparmi che lascerebbero le cose quasi immutate ,al punto da sembrare dei risparmi di poco conto (giustamente si lamenta che gli sperperi dell’università non sono attaccati ) la misura ha suscitato questo bailamme ,attivando la protesta strumentale,che dire se si fosse cominciato da settori più “politicamente” ed economicamente sensibili…E’ il buon giorno che si vede dal mattino ,secondo me : se con cambiamenti minimali riparte il coro antigovernativo e barricadero ,e non lo dico dal punto di vista governativo ,il cambiamento radicale del nostro panorama politico ed istituzionale è bello che morto e sepolto . Non ti nascondere dietro l’accusa di “lavaggio del cervello “,che non c’entra proprio ….non sono io che mi strappo le vesti ed i capelli davanti alla storia del gembiulino . Non trovo chi dica “bene il grembiulino” ,ed ora passiamo ad altro ( di più serio) ? Non mi pare di aver sentito niente …anzi si minimizza sul sessantotto ,come se non avesse portato ,per trascinamento , guai abbastanza . Non si tratta di rivalutare figure storiche(neanche di minimizzarne altre ) ,si tratta di togliere al settore pubblico (compresi gli “onorevoli” di ogni ordire e grado ) la funzione riconosciuta e pretesa di “collocamento” a prescindere,cioè senza frutto .Chi scende in piazza per questo..? Io ci starei ,ma penso che sarei solo.

    Rispondi
  11. flavio aliquo' mazzei

    27 Ottobre 2008 alle 11:32

    Caro amico Puccio, evidentemente il lavaggio del cervello berlusconiano sta funzionando, se appena si osa criticare l’operato del nostro beneamato si viene etichettati come “compagni”. Io non sono né un compagno né un compagnuccio, ma non mi va di gettare il cervello all’ammasso di una vuota demagogia. A leggere certi siti di destra pare che questi tagli siano una rivincita verso la sinistra che avrebbe “occupato la scuola”, una rivalsa tardiva verso il ’68 (Dio mio, ancora a parlare del ’68): se la logica è questa siamo veramente alla tragedia.
    Io, ripeto, non vedo né riorganizzazioni, né riforme, in un taglio indiscriminato sulla scuola, dove, si dovrebbe capire, che ogni soldo speso è un investimento sul nostro futuro.
    Se si voleva tagliare c’erano ben altri settori in cui si poteva mettere le mani: non dovevano essere abolite le provincie? Non doveva essere diminuita la casta politica? E cos’ via, ma quei settori nessuno li vuole toccare. Vogliamo tagliare le spese inutili? Che ci stiamo a fare con i soldati in Libano? Che ci facciamo in Afghanistan? Certe politiche da “potenza” forse sono un po’ troppo costose e forse non ce le possiamo permettere. E questo è solo un esempio. Giustamente, quando grandina ci si mette al riparo, ma se si taglia sugli investimenti del futuro, va a finire che si affoga.
    Io non dico che la scuola sia perfetta, per carità, ma in questo caso, qualcuno è in grado di dirmi qual’è il progetto completo? La grande malata non è la scuola elementare, ma le superiori e soprattutto l’Università. E allora perché si è toccato principalmente le elementari? (e le materne, non se le scordi, caro Puccio). Questa volontà di rivalsa politica (i moduli con più maestri li hanno voluti i sindacati, e allora distruggiamo tutto) mi suona come tutti coloro che pretendono di rivalutare i repubblichini o addirittura i papalini di porta pia: veramente inquietante.

    Rispondi
  12. Puccio cartoni

    26 Ottobre 2008 alle 18:38

    I voti ci sono già….grembiule una baggianata… con maestro unico addio a gite scolastiche…questo è solo un taglio per fare cassa ! Purtroppo in questa situazioine quale quella attraversata dall’economia mondiale , il “fare cassa “ ,il ridurre le spese ,l’ottimizzare gli investimenti ,suonano proprio come una bestemmia !Non dare peso a certe indicazioni ,giudicate sciocche ma ininfluenti ,portano non alla critica ,ma alla condanna con negazione : ma scusate ,non è questo il “credere ,obbedire ,combattere “? Chi vive nella scuola ,se protesta ,non è perché non ci creda…ci crede e come ,al punto da temere per la propria “cassa” ! Caro compagno “aliquo” , vergognosa a me pare la strumentalizzazione che viene fatta dei bambini e degli studenti non per discutere ,ma per combattere ( pacificamente ,certo) quelli che non sono disposti ad accettare le nostre impostazioni ed imposizioni .Tutti ( ! ) contro il Governo Berlusconi , a difesa dei privilegi ,delle spese anche inutili , verso il paradiso dei lavoratori ! Peccato che tutti…gli altri la intendano diversamente , e cerchino di valutare la situazione esterna ,prima di muoversi . Quando grandina , meglio restare al coperto …mi pare !
    Quanto a ” Educare un bambino al labirinto societario senza averlo prima vaccinato con l’abc della relazionalità comunitaria è come alimentare un neonato a bistecche. Lasciamo queste scelte ai paesi che hanno poca storia da vendere. M.S. ” ,penso che l’altro compagno creda in quello che dice ,e scrive , ma mi chiedo se abbia capito il senso di tutto ciò…evidentemente ha molte storielle da vendere !

    Rispondi
  13. Marzio Siracusa

    26 Ottobre 2008 alle 09:31

    Nell’università, nonostante nepotismo, familismo e baronie, le facoltà delle ex scienze esatte hanno certamente superato per credibilità e qualità quelle delle ex paludate scienze umane. Gli istituti di lettere, filosofia, scienze politiche, legge, psicologia, sociologia, pedagogia, con i loro rami interdisciplinari inventati dovrebbero essere semplicemente chiusi “tout court” per una ventina d’anni, sogno questo irrealizzabile ma unico correttivo credibile. Per la scuola elementare il maestro unico mi sembra obiettivo minimo. Nell’intimità della memoria e per tutta la vita l’insegnamento continua, e continua nell’immagine giusta o sbagliata d’una sola figura di riferimento, d’una figura comunitaria, prima della sbornia plurirelazionale societaria e della comunicazione planetaria. Il primo apprendimento vuole sempre una relazionalità bipolare. Rispetto a una sola figura di riferimento si costruisce la salda personalità del bambino, anziché farne un poliedro plurirelazionale pronto a obbedire agli ordini del mercato. Educare un bambino al labirinto societario senza averlo prima vaccinato con l’abc della relazionalità comunitaria è come alimentare un neonato a bistecche. Lasciamo queste scelte ai paesi che hanno poca storia da vendere. M.S.

    Rispondi
  14. flavio aliquo' mazzei

    24 Ottobre 2008 alle 11:29

    Infine, il discorso sull’Università, è tutt’altra cosa e lì sono d’accordo che la protesta sia più politica e anche un po’ di moda. L’università è malata, ha degli sprechi enormi, e una qualità dell’insegnamento scadente. Il risultato è un diplomificio che ha ben poco futuro nel panorama europeo.
    Qua però le resistenze corporative dei professori sono fortissime e pure degli enti locali che hanno favorito una proliferazione delle Università per fini meramente politici (destra e sinistra sono pari nella responsabilità dello sfaglio della nostra università).
    Si attende una riforma vera, che realizzi una università che serve al paese e ai ragazzi. Perché prendere un diploma che poi non serve a nulla è tempo sprecato. Ma dubito che questo governo abbia il coraggio, la forza e la volontà per mettere mano ad una materia tanto ostica.

    Rispondi
  15. flavio aliquo' mazzei

    24 Ottobre 2008 alle 10:34

    “Nella scuola dell’infanzia l’orario obbligatorio delle attività educative, nell’ottica di una
    progressiva generalizzazione e tenendo conto delle diversificate esigenze rappresentate dalle
    famiglie, si svolge anche solamente nella fascia antimeridiana, impiegando una sola unità di
    personale docente per sezione e riorganizzando il più possibile il funzionamento delle sezioni di una
    medesima scuola sulla base di tali opzioni. ”
    dal Piano programmatico della Gelmini.

    In pratica, nella scuola dell’Infanzia, viene soppresso il tempo pieno. Qua non si dica che è per migliorare la qualità dell’insegnamento, ma soltanto per operare dei risparmi tutto a danno delle famiglie. Ci si sciacqua la bocca ogni momento sulla necessità di tutelare le famiglie e la natalità e poi si va ad incidere proprio su un’istituto che è fondamentale per chi ha figli piccoli. Chi lavora di pomeriggio(quasi tutti) dove metterà secondo questi cervelloni, i bambini durante le ore pomeridiane? Baby sitter, nonni o scuole private? E’ questa la risposta della Gelmini alle esigenze delle famiglie?
    Queste sono le riforme che incideranno sulla vita futura dei genitori italiani. Il resto sono chiacchiere da osteria.

    flavio aliquò mazzei

    Rispondi
  16. flavio aliquo' mazzei

    24 Ottobre 2008 alle 09:43

    Caro Adalberto, mi dispiace ma non sono d’accordo con la tua polemica berlusconiana. Ho l’impressione che tu, come tanti, a cominciare dalla ministra, non abbiate letto bene gli 8 articoli del DL in oggetto, soprattutto quando si parla di tempo pieno.
    Ora la ministra e il nostro berlusca parlano non più di “maestro unico” ma di maestro prevalente e tutti i giornali e Tv a ripetono a pappagallo questa parola negando che scomparirà il tempo pieno, anzi sarà potenziato. Ma andiamo a guardare la legge: lì si parla proprio di Maestro Unico. (se non gli piaceva questa dizione potevano evitare di fare un decreto legge proprio per questo) “Art. 4.
    Insegnante unico nella scuola primaria ”
    In poche parole si smonta completamente il tempo pieno (salvo giurare e spergiurare che rimarrà) perché se l’orario ordinario viene costruito su 24 ore l’insegnamento delle materie dovrà essere fatto solo la mattina. Poi per esigenze delle famiglie sarà…”Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola.”.

    Cosa vuol dire questo inciso? Che se le famiglie lo chiederanno, se ci saranno insegnanti disponibili e soldi disponibili, allora sarà fatto un prolungamento di orario. Ma essendo a richiesta non sarà obbligatorio e pertanto in quelle ore non potranno essere fatte lezioni. Sarà solo un parcheggio per chi non sa dove mettere i figli. Inoltre essendo il costo poi a carico dei fondi di istituto, e essendo questi sempre sguarniti, finirà inevitabilmente per ricadere sulle famiglie. -Vuoi che tuo figlio stia a scuola fino alle 16,30 perché lavori? Paga!- Il tempo pieno, invece, è un’organizzazione dell’orario-lezioni sull’arco di tutta la giornata, con possibilità di dialogo con i bambini, di sperimentazioni, di una migliore attenzione delle loro deficienze di apprendimento. Insomma, la possibilità (ovviamente dipende dagli insegnanti) di una scuola più attenta ai bambini e che non si limita solo a mettere 5 a chi non studia ma cerca di capire perché non lo fa e lo aiuta a superare certe difficoltà.
    La scomparsa poi della comprensenza impedirà lo sviluppo di quelle attività, come gite, visite a musei o altro che necessitano, per previsione legislativa di due insegnanti.
    Il resto: i voti, il grembiule etc sono tutte stupidaggini, buone solo per gettare il fumo negli occhi dell’elettorato moderato. C’era bisogno di un decreto legge per rimettere i voti nella scuola? I voti poi ci sono già: cosa sono Insufficiente, sufficiente, buono, distinto e ottimo? Sono voti e allora c’era proprio tanto bisogno, addirittura con lo strumento del decreto legge, di tornare ai numeri? No, questo è stato un decreto con l’unica finalità di fare cassa, di tagliare indiscriminatamente senza però una visione organica di una riforma della scuola.
    E’ incredibile come, a fronte di una riduzione di orario generalizzato e indiscriminato, si pretende di far credere che si offrirà un servizio scolastico migliore.
    Che poi, chi vive nella scuola, non ci creda e si senta preso in giro da un presidente del consiglio notoriamente bugiardo e da una ministra che si fa scrivere le leggi, diventa la normale conseguenza.

    Un caro saluto

    flavio aliquò mazzei

    Rispondi
  17. flavio aliquo' mazzei

    24 Ottobre 2008 alle 09:19

    d

    Rispondi
  18. valerio giannellini

    23 Ottobre 2008 alle 22:10

    sottoscrivo tutto
    Valerio Giannellini

    Rispondi

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