
Partiamo dalla legge elettorale regionale. Quel sistema di voto fu il prodotto di un accordo voluto fortissimamente dai Ds e da Forza Italia (ma anche da An), osteggiato dall’allora Margherita e dai partiti più piccoli. Si trattava, in nuce, di qualcosa di molto simile a quello che è stato poi il cosiddetto “Porcellum”, con il quale abbiamo votato per due volte di seguito alle ultime elezioni politiche: proporzionale con soglia di sbarramento, liste bloccate e niente preferenze. L’esempio toscano è diventato un modello: servì a Calderoli e c. per produrre quella che il medesimo ministro leghista definì una “porcata” e servirà a Berlusconi (il più acceso nel sostenerla) per riproporre anche per l’Europa un proporzionale con sbarramento e abolizione delle preferenze. Il che ha già significato, e significherà due cose: semplificazione del quadro politico (in linea teorica positiva) e scelta dei candidati devoluta solo e soltanto ai vertici ristretti dei partiti. Cosa quest’ultima che, sia chiaro, a dispetto di quello che molti dicono, fa piacere a tutti i partiti, piccoli e grossi, ma che toglie di fatto agli elettori ogni possibilità di scelta. Un sistema elettorale con liste bloccate senza preferenza o senza un sistema preventivo di indicazione dei candidati, è un sistema che rimette solo alla cupola partitocratica la formazione delle assemblee degli eletti, parlamento nazionale o europeo poco cambia. Questo finale verso il quale ci stiamo indirizzando ha, fra i tanti, un artefice principale, ed è il coordinatore nazionale di Forza Italia, Denis Verdini. Fu Verdini a voler più di tutti, quando era solo numero uno in Toscana, un sistema che lo trasformava in padre padrone non solo della vita del partito ma anche di chi lo avrebbe rappresentato nell’aula del consiglio regionale – evitando, con le liste bloccate, qualsiasi sorpresa – ed è lo stesso Verdini che oggi, con l’appoggio completo del leader massimo Berlusconi, ripropone la stessa minestra anche per l’Europa, dopo averla fatta trangugiare per Camera e Senato. Con l’aggravante di una soglia di sbarramento ancora più alta. A questa spinta fortemente impressa dal nuovo vertice di FI e di fatto del Pdl, poiché An è ormai poco più di una comparsa nel film del partito unico, ha fatto riscontro un sostanziale assenso (per la legge regionale toscana) o una timida opposizione (per quella nazionale) del centrosinistra: e che il Pd sia tutt’altro che contrario all’abolizione delle preferenze e allo sbarramento alto alle europee è più di una probabilità.
Il quadro sembra ormai chiaro: finito il tempo (per i partiti, non per gli elettori) del sistema maggioritario e dei collegi uninominali – dove esiste un rapporto diretto fra eletto ed elettori – sta finendo anche il tempo delle preferenze – dove, pur fra i tanti limiti che queste hanno dimostrato negli anni, esisteva pur sempre una possibilità di scelta -; quindi ogni decisione è devoluta alle segrete stanze di ville sfarzose (centrodestra) o di qualche loft (centrosinistra). Non resta che l’arma delle primarie o di qualche altra forma di coinvolgimento di iscritti e simpatizzanti. Il centrodestra per bocca del suo ras Verdini le esclude a priori (e sennò come fa a decidere tutto lui), il Pd ci sta provando. E sta per iniziare a farlo davvero, per la prima volta proprio a Firenze. Quel che si intravede all’ombra della cupola del Brunelleschi è uno scontro feroce di tutti contro tutti, è un frutto ancora acerbo di un futuro sistema tutto da perfezionare ma, vivaddio, è almeno un barlume di prova democratica. Come andrà a finire (a Firenze la parola più in voga è “maialaio” e non è precisamente una raffinatezza) nessuno lo sa: se il partito riuscirà in extremis a ridurre il numero di partecipanti e a condizionare fortemente la partita non si sa. La vecchia nomenclatura ci proverà, ma un dato è ormai certo: un processo è già in atto e sarà difficile fermarlo. Quattro candidati – l’assessore comunale Daniela Lastri, il suo collega di giunta lo “sceriffo” Graziano Cioni (entrambi ex Ds), il deputato Lapo Pistelli e il presidente della Provincia in carica Matteo Renzi (ex Margherita quest’ultimi due) – hanno già fatto sapere di voler giocarsi la partita, mentre il più volte annunciato candidato forte voluto dai vertici del Pd, l’assessore regionale Riccardo Conti, ha desistito (lui voleva solo una partita a due, magari da vincere come hanno fatto a suo tempo Prodi e Veltroni). Ripetiamo: come andrà a finire è troppo presto per dirlo (le primarie ci saranno all’inizio del 2009 e si voterà nella successiva primavera per sindaco e consiglio comunale) ma resta un dato incontrovertibile: per il Pd sarà arduo tornare indietro dalla strada di primarie con autocandidature e lotta aperta e vera. Che per ora appassiona soprattutto i giornali locali, strapieni di cronache, commenti e analisi, ma che alla fine coinvolgerà anche iscritti e simpatizzanti del centrosinistra. In attesa di sapere cosa deciderà Verdini per il centrodestra. Certo c’è un approccio molto diverso fra il modo in cui centrodestra e centrosinistra sceglieranno il loro candidato sindaco: Verdini con l’imprimatur di Berlusconi da una parte, migliaia di militanti dall’altra. Non importa avere particolari entusiasmi per il neonato Pd (e noi non li abbiamo) per notare la differenza.
TOSCANA ALLE ELEZIONI: NEL PD SI SCANNANO (DEMOCRATICAMENTE). NEL PDL LA PAX AL CLOROFORMIO DI DENIS VERDINI
Fu Verdini a volere, quando era solo numero uno in Toscana, un sistema che lo trasformava in padre padrone. Oggi, con l’appoggio di Berlusconi, ripropone la stessa minestra anche per l’Europa. di Paolo Vannini

Con buona approssimazione , il Verdini deciderà di scegliere persona che ,per posizione e capacità personali ,non sia in grado di disturbare la sua propria posizione di comando ( raggiunta grazie a capacità finanziarie e di “arruffianamento” ).Non è quindi prevedibile un personaggio che ,pur dotato di notorietà ,possa rappresentare spirito ed interessi fiorentini ; ma semmai un pacifico yes-man che cavalcchi solo per l’occasione elettorale questioni che interessano la città . Con il risultato di ricevere il credito che merita (esclusivamente di parte ). E con l’aggravante che , difronte alla possibilità di scegliere attraverso primarie , misurando le difficoltà di sopravanzo sulla maggioranza storica animata dal solito “credere ,obbedire ,combattere “, elettori contrari a “questa sinistra” finiscano per scegliere un “meno peggio “,votando un candidato PD, magari che più appaia “indipendente” dai “conduttori” di partito.
In realtà Verdini ,come per il passato (ricordate Valentino ?),sembra interessato più ad una battaglia di contenimento che di aggessione con candidato “vincente”…mantenendo uno status quo che garantisca la propria influenza interna .