Il recente pacchetto di proposte della Commissione europea per l’avanzamento dell’Unione economica e monetaria (Uem) mira tra l’altro a consolidare l’unità del diritto dell’Unione europea, riassorbendo nel suo interno gli accordi-extra Ue conclusi durante la crisi. Il tema merita qualche riflessione per le sue implicazioni giuridiche e politiche.
Trasposizione obbligatoria o facoltativa?
La Commissione propone di integrare nel diritto dell’Ue il Trattato ESM e il Fiscal Compact. L’operazione è considerata obbligatoria nel caso del Fiscal Compact per effetto del suo art. 16, dove effettivamente si prevede il suo verificarsi entro i cinque anni dalla entrata in vigore dell’accordo. In mancanza di un’analoga previsione nel Trattato ESM, si dovrebbe ritenere che in quest’altro caso la trasposizione all’interno della Ue sia solo facoltativa.
A ben vedere, però, non è così sicuro che l’art. 16 del Fiscal Compact abbia la portata riconosciutagli dalla Commissione. Qualche perplessità può sorgere perché, ai sensi di questa norma, l’incorporazione nel diritto della Ue si deve basare “su di una valutazione dell’esperienza maturata in sede di attuazione” dell’accordo; e questa valutazione potrebbe anche fare dubitare della necessità o dell’opportunità dell’operazione.
In ogni caso, riterrei dirimente l’esistenza di un principio più generale, che fa obbligo agli Stati membri di perseguire l’obiettivo di “una unione sempre più stretta” all’interno dell’Ue, e di fare ivi rientrare appena possibile iniziative sviluppate inizialmente al di fuori. E’ un obbligo di buona fede applicabile sia al Trattato ESM sia al Fiscal Compact, indipendentemente da previsioni quale il citato articolo. 16. Si tratta però di un obbligo di buona fede, di best efforts, non di un obbligo assoluto e inderogabile. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2017/12/ue-unita-diritto-proposte/

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