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Ue – Islanda: sottovalutazione dell’adesione, un po’ di geografia politica per capire

L’Islanda ha deciso che non è il caso di  riaprire i negoziati con l’Ue per la sua adesione a tutti gli effetti, ché economicamente fa già parte dello spazio economico europeo, così come la Norvegia. Il timore che gli elettori in maggioranza hanno espresso è quello di vedersi sottrarre l’autonomia decisionale sulla pesca, tra le principali attività economiche dell’isola di 400mila abitanti.

di Vincenzo Donvito | 31 Agosto 2026

L’Islanda ha deciso che non è il caso di  riaprire i negoziati con l’Ue per la sua adesione a tutti gli effetti, ché economicamente fa già parte dello spazio economico europeo, così come la Norvegia. Il timore che gli elettori in maggioranza hanno espresso è quello di vedersi sottrarre l’autonomia decisionale sulla pesca, tra le principali attività economiche dell’isola di 400mila abitanti.

Il pensiero va indietro a quando il Regno Unito decise di uscire dall’Ue, chè si sentiva menomata della condivisione nell’Unione della propria grande potenza economica e politica.

Pensiero che va anche a Ucraina, Moldavia, Georgia, Albania, Serbia. Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord. Kosovo, Montenegro e altri che, al contrario, stanno seguendo l’iter per entrare in Ue a tutti gli effetti. E gli altri, tipo Turchia, che sono formalmente in coda per entrare, ma che sono in attesa che si stenda loro un tappeto rosso per farlo.

Poi c’è Israele che snobba le proposte politiche fatte in merito. E Marocco che fa altrettanto.

Ultimo pensiero alle cosiddette repubbliche Baltiche – Estonia, Lituania e Lettonia – che se oggi non fossero in Ue sarebbero già state invase dalla Russia di Putin.

E crediamo sia proprio lì la sottovalutazione che gli elettori islandesi abbiano fatto del proprio  essere isola a due Passi dagli Usa di Trump e oggetto, per le proprie ricchezze, di attenzioni simili a quelle che il Tycoon dedica alla Groenlandia. Che anche quest’ultima, se non fosse un regime di autogoverno per i propri affari interni nell’ambito del Regno di Danimarca, sarebbe probabilmente diventata una riserva indiana (pellerossa) degli Usa o, nel migliore dei casi, territorio non incorporato degli Usa al pari di Porto Rico. E, per capire il contesto, si pensi a ciò che gli Usa vogliono imporre al Canada.

Certo l’Islanda è un Paese ricco e si può permettere di non fare come la pletora dei tanti altri Paesi non ricchi come lui (ammesso che, l’Ucraina per esempio, si possa considerare tale) che insistono molto per entrare nell’Unione.

A questo punto non ci tocca che aspettare, come accade oggi nel Regno Unito dove sono venute fuori le vere ragioni (truffe e dintorni) della Brexit, che l’Islanda faccia mente locale di ciò che le accade intorno e non solo, e comprendere che non è più stagione di non essere schierati (come hanno fatto di recente Svezia e Finlandia quando hanno deciso di entrare nella Nato).

L’Unione europea è il Bengodi? No. Ma ha in sé storie, idee, strutture e aspettative che potrebbe portarla a fare un salto decisivo verso una istituzione federale che superi l’attuale portante funzione di essere solo un gigante economico con una piccola testa politica.

Per fare questo, crediamo che siano necessari gli apporti anche di tutti coloro che sono in lista d’attesa o che nicchiano per farsi avanti o che, come il Regno Unito, sono andati via ma che – sondaggi parlano – sarebbero favorevoli al rientro.

Si tratta di capire – tutte le parti in gioco – se ci sia bisogno o meno di una forza politica economica e federalista che, non facendosi schiacciare da Usa, Russia e Cina, sia in grado di governare se stessa e dare un contributo al Pianeta a non soffocare con sovranismi, monopoli e razzismi.

Vincenzo Donvito

Pubblicato in : Dossier

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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