Man mano che si avvicina alla conclusione, il gioco della Brexit si fa duro e le tattiche si incrociano in vista del compromesso finale. Theresa May, che si era detta delusa a Salisburgo dalla rigidità dei 27, ha cercato prima di inalberare toni ‘churchilliani’ e poi ha aggiustato un po’ il tiro della sua proposta – che si chiama ora ‘Chequers 2’ – senza cambiarne granché la sostanza. La cosa ha funzionato e al congresso Tory la May è riuscita a spiazzare i sostenitori della ‘hard brexit’ con un discorso ottimistico nei toni e vago nei contenuti, che ha lasciato tutte le opzioni aperte e che le ha permesso di respingere per ora l’attacco del fronte euro-negazionista al suo governo.
La Brexit divide (e intreccia) conservatori e laburisti
Certo, in questo è stata anche aiutata dalla mancanza di idee degli avversari: né Boris Johnson – concentrato soprattutto sull’attacco (fallito) alla May – né il più ‘dialogante’ Michael Gove, né il talebano della brexit Jacob Rees-Mogg sono stati capaci di presentare uno scenario convincente della loro idea del Paese una volta uscito dall’Europa, retorica e appelli alla pancia isolazionista a parte.
La Brexit resta al centro del dibattito politico con una intensità inimmaginabile per il resto del continente e vede entrambi i partiti spaccati al loro interno. Jeremy Corbyn ha seguito le indicazioni che gli venivano dalla componente pro-europea e ha messo la sordina alla diffidenza nei confronti dell’Ue, pronunciandosi al congresso del Labour contro l’uscita dall’Europa e in favore di un secondo referendum. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/10/ue-gb-brexit-may/

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