
Taras Shevchenko è stato poeta e pittore celebrato nelle piazze di tutta l’Ucraina. Questa, era in origine molto più vasta dei confini al 2013. Un tempo, i territori di Lemkivshchyna e Nadsyannia, e le terre di Transcarpazia di Bukovia in Romania a ovest, il Kuban a sud est, e Donschyna a est, oltre il Donbas, erano abitate da ucraini, e appartenevano all’ucraina. Il Donbas era territorio interno tipicamente di popolazione ucraina poi sterminata con l’holodomor e sostituita da Stalin con coloni moscoviti. Taras era nato a Morynci nel 1814 più o meno coevo di Mazzini, ma come schiavo, perché il villaggio era sotto l’influenza delle leggi dello zar. Non tutta l’Ucraina era sotto schiavitù. Poltava, ad esempio era una città libera. Per le sue eccellenti qualità di pittore, il principe Engelhardt lo fece studiare a Vilnius e a San Pietroburgo dove conobbe Brjullow che attraverso una sottoscrizione riscatto’ il giovane dallo stato di schiavitù. In seguito al suo impegno patriottico, fu spedito come militare a Orsk negli Urali col divieto di disegnare e scrivere per molti anni. Di nuovo libero fu il primo a tentare la traduzione della Divina Commedia cogliendo il principio di Mazzini che la lingua è la prima forma di identità di un popolo. Il ” Risveglio ucraino” così simile al nostro Risorgimento, trovò nei testi in ucraino di Taras Shevchenko nuova linfa per la riconquista della libertà. La poesia “Testamento”, forse la più amata anche dal suo popolo, è il testamento di ciascun ucraino. Da qui la sua grande popolarità.
TESTAMENTO
Se io muoio, mi interri
sull’alta collina
fra le steppe della mia
bella Ucraina.
Che si vedano i campi,
il Dniepr con le rive,
Che si oda il muggito
del fiume stizzito.
Quando porterà il fiume
Al mare azzurro
Il sangue impuro,
Lascerò allor la tomba
Ed andrò a Dio
Per pregare…Prima di ciò
Non conosco Dio.
Sepoltomi, insorgete,
le catene rompete,
Che il sangue dei nemici
Spruzzi la libertà.
Nella vostra grande famiglia
Nuova, liberata
Vorrei esser ricordato
Con parola grata.
25 dicembre 1845
Enrico Martelloni

Lascia un commento