
“Molto rumore per nulla” è una delle commedie più celebri di Shakespeare, che rientra nelle tragicommedie, dove il comico e il drammatico si intrecciano, cercando di deviare la trama verso un lieto fine. Tale locuzione è diventata un’espressione comune per descrivere esagerazioni riguardo situazioni trascurabili, soprattutto quando si considerano le gravi implicazioni dei fatti di cui siamo oggi spettatori. Che Trump fosse “Trump” era noto, così come era noto che gli Stati Uniti avessero come obiettivo di evitare ad ogni costo una convergenza politica tra Cina e Russia, due potenze che, per motivi diversi, rappresentano sfide strategiche imprescindibili per Washington. La Russia è una nazione enorme con risorse energetiche quasi illimitate, mentre la Cina, ormai rivale dell’America nell’ambito dell’egemonia globale, con quasi 1MLD e mezzo di abitanti è da tempo alla ricerca di nuovi spazi territoriali di influenza: la sua crescente presenza in Africa ne è la prova. Le due superpotenze, inoltre, fanno parte del BRICS, un blocco economico che comprende Russia, Cina, India e Brasile, a cui recentemente si sono aggiunti Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia. Insieme riproducono circa metà della popolazione mondiale, e il loro obiettivo è creare una moneta alternativa al dollaro per il commercio di risorse naturali di cui sono anche i maggiori produttori. Questo è un vero e proprio scoglio per gli Stati Uniti, che hanno scatenato guerre mascherate da missioni di salvataggio della libertà e della democrazia per motivi ben meno rilevanti. Trovare una strategia per rallentare questo processo, in attesa di una possibile alternativa da parte degli Stati Uniti, è diventato un imperativo per Trump. Ma è questa la chiave per comprendere le molteplici sciocchezze che circondano il coinvolgimento dell’Ucraina, sacrificata sulla strada di un progetto vitale e irreversibile per l’America? La risposta dipende dai punti di vista, oggi sempre più sfocati, soprattutto a causa di un’ipocrisia che affonda le radici nei secoli di monarchia europea. Tuttavia, la situazione che si è venuta a creare rappresenta anche un’opportunità per Bruxelles. Non tutti i mali vengono per nuocere, e forse è giunto il momento di ripensare l’Unione Europea senza dare per scontata la protezione degli Stati Uniti. La guerra fredda è finita da tempo, così come il muro di Berlino, crollato sotto la spinta della democrazia. Questo caos ucraino potrebbe infatti offrire l’opportunità di realizzare il sogno di Rossi, Spinelli e del Manifesto di Ventotene, che fino ad oggi è rimasto solo una speranza. È sempre sulle macerie che si costruisce. In tutto questo, non è detto che alla fine anche il popolo ucraino non possa piangere le sue vittime e da esse ripartire, affinché le generazioni future possano vivere con la speranza e la tranquillità che solo il superamento di una tragedia può portare. E magari anche Zelensky troverà il suo posto nella storia, una storia in cui tutti sapevano tutto – compreso Lui – tranne il popolo ucraino. La prova? Non avrebbe eletto Presidente un attore comico…anche se bravo!
Adesso, per parafrasare la tragicommedia di Shakespeare “Molto rumore per nulla”, in cui tutto o quasi è stato travisato dalla finta morte della libertà, vediamo “the Donald” che nessuno avrebbe mai immaginato fosse – amico e alleato – di Putin. Nel Vecchio Continente, siamo tutti responsabili, perché tutti sapevamo. Sapevamo che stavamo giocando con la vita degli ucraini, ignari delle reali conseguenze che l’invasione russa avrebbe comportato, ma auguriamo che, come nella commedia di Shakespeare, vi sia un lieto fine anche per quel valoroso popolo “trincea” che merita di entrare a far parte della NATO e dell’Unione Europea.
Angelo Santoro

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