• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Ucraina: senza pace

Quattro anni fa, il 24 febbraio del 2022, Vladimir Putin lanciava un’invasione su larga scala dell’Ucraina pensando che l’esercito russo avrebbe conquistato il paese nell’arco di pochi giorni. Da allora, “l’operazione speciale” del Cremlino è tuttora in corso e non sembra aver raggiunto nessuno degli obiettivi che si era prefissa. Non il rovesciamento del governo di Kiev, che ha resistito a pressioni e minacce, non l’annientamento delle difese ucraine né l’annessione del territorio, di cui la Russia controlla ancora poco meno del 20%. Quella che nelle intenzioni di Mosca doveva essere una blitzkrieg è stata sventata dalla reazione degli ucraini che hanno dimostrato al mondo fino a che punto sono disposti a difendersi. Nei primi mesi del conflitto, centinaia di migliaia di civili si sono offerti volontari per arruolarsi e hanno respinto gli occupanti dalle regioni di Kiev e Chernihiv, nel nord del Paese.

di Alessia De Luca | 25 Febbraio 2026

Quattro anni fa, il 24 febbraio del 2022, Vladimir Putin lanciava un’invasione su larga scala dell’Ucraina pensando che l’esercito russo avrebbe conquistato il paese nell’arco di pochi giorni. Da allora, “l’operazione speciale” del Cremlino è tuttora in corso e non sembra aver raggiunto nessuno degli obiettivi che si era prefissa. Non il rovesciamento del governo di Kiev, che ha resistito a pressioni e minacce, non l’annientamento delle difese ucraine né l’annessione del territorio, di cui la Russia controlla ancora poco meno del 20%. Quella che nelle intenzioni di Mosca doveva essere una blitzkrieg è stata sventata dalla reazione degli ucraini che hanno dimostrato al mondo fino a che punto sono disposti a difendersi. Nei primi mesi del conflitto, centinaia di migliaia di civili si sono offerti volontari per arruolarsi e hanno respinto gli occupanti dalle regioni di Kiev e Chernihiv, nel nord del Paese. In sei mesi, l’esercito ucraino aveva liberato anche la regione di Kharkiv, nel nord-est, e Kherson, nel sud. La comunità internazionale non ha avuto altrettanto coraggio. Con aiuti troppo lenti, limitati e frammentati, l’Ucraina è stata costretta a combattere una prolungata guerra di logoramento. Ai suoi abitanti – ancora oggi al freddo, al buio e sotto i bombardamenti – non rimane altro che accettare le perdite e sostenere la resistenza. Mentre la guerra entra nel suo quinto anno, nonostante i proclami, il negoziato si fa ancora con le armi, prima ancora che ai tavoli. Come sul fronte, anche nelle trattative Kiev resiste, rifiutando un accordo svantaggioso e ingiusto eben sapendo che i compromessi che alimentano l’impunità degli aggressori non porteranno a una pace duratura.

Putin non può permettersi la pace?

Per il Cremlino, quattro anni dopo, la guerra è insieme una scelta e un obbligo. Putin sperava di sfruttare il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca per chiudere rapidamente un’intesa che riconoscesse a Mosca una posizione di vantaggio e sancisse le “cause profonde” del conflitto: esclusione dell’Ucraina dalla Nato, nessuna presenza militare occidentale sul territorio ucraino, riconoscimento delle annessioni anche oltre le linee di territorio effettivamente controllate. Ma i colloqui avviati a maggio del 2025 sotto l’egida degli inviati statunitensi non hanno attenuato le richieste russe, che restano massimaliste e inaccettabili per Kiev. Mentre si consuma questo braccio di ferro, osserva Le Monde, Putin appare prigioniero della “logica di guerra”: dopo aver trasformato il conflitto in una sfida esistenziale contro l’Occidente, ogni arretramento per lui avrebbe un costo politico elevatissimo. Da qui il suo silenzio di fronte alle pressioni americane su Venezuela, Iran e Cuba, offrendo scarso supporto a questi alleati storici, ma lontani. La sua priorità rimane l’Ucraina. Sta guadagnando tempo fingendo negoziati senza alcuna reale volontà di raggiungere un accordo se non alle sue condizioni. Nel frattempo, continua a esercitare una costante pressione di polizia e giudiziaria sulla società russa, per cercare di impedirle di soccombere al dubbio. Intanto il conflitto è diventato parte dell’architettura del potere russo, giustificazione della repressione interna e motore di un’economia sempre più dipendente dal complesso militare-industriale. Una strategia che consolida la postura negoziale, ma al prezzo di un progressivo indebolimento strutturale.

Europa: a Kiev a mani vuote?

Nell’anniversario dei quattro anni dall’inizio della guerra, l’Europa si presenta a Kiev proiettando un’immagine politicamente forte, ma strategicamente vulnerabile. Ursula von der Leyen e Antonio Costa rappresentano un blocco che, nei numeri, ha assunto il ruolo di principale sostenitore dell’Ucraina – quasi 200 miliardi di euro tra aiuti economici, militari e umanitari – ma che sul piano decisionale continua a scontrarsi con il vincolo dell’unanimità. Il veto di Viktor Orbán e Robert Fico sul nuovo pacchetto di sanzioni e sul prestito da 90 miliardi di euro promessi a Kiev rivela il limite dei processi decisionali a 27, in cui una minoranza può bloccare scelte cruciali in un momento decisivo. Le tensioni hanno a che fare con il mancato arrivo di petrolio russo in transito dall’Ucraina per via di danni all’oleodotto di Druzhba provocati dalla guerra. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjártó ha ribadito che il veto rimarrà finché il transito di greggio non sarà ripreso. La questione è chiaramente politica. L’aut aut è legato alla campagna elettorale in corso in Ungheria, dove il 12 aprile si voterà per il rinnovo del Parlamento. L’esito del voto è incerto, come è incerto il futuro del premier Orbán. Il paradosso è altrettanto evidente: mentre Bruxelles rivendica di aver sostituito Washington come principale contributore allo sforzo bellico ucraino, l’efficacia di quel sostegno rischia di essere compromessa da singoli governi che, per ragioni elettorali o strategiche, scelgono di utilizzare il dossier ucraino come leva negoziale. E la domanda che si impone non è solo se l’Europa si sia presentata a Kiev “a mani vuote”, ma se disponga degli strumenti per incidere davvero sull’esito di una guerra che continua a ridefinire l’ordine del continente.

Kiev vuole la fine, non solo una pausa?

Intanto, sul terreno, l’esercito ucraino ha riconquistato circa 200 chilometri quadrati e otto insediamenti lungo il fronte meridionale, segnale che la linea del fronte non è del tutto paralizzata e che Mosca non ha consolidato in modo irreversibile le proprie posizioni. L’avanzata – confermata dal think tank statunitense Institute for the Study of War – smentisce la propaganda russa secondo cui la resistenza ucraina sarebbe allo stremo e l’avanzata di Mosca inevitabile. In realtà le forze russe avanzano, ma molto lentamente e a costi umani altissimi. Un rapporto del mese scorso del Center for Strategic and International Studies ha stimato che il numero totale di vittime da entrambe le parti potrebbe raggiungere i 2 milioni entro la primavera, con la Russia che ha subito le perdite di truppe più elevate tra le grandi potenze in un conflitto dalla Seconda guerra mondiale. Parallelamente, Kiev ha annunciato la possibilità di un nuovo round di negoziati tra il 26 e il 27 febbraio, a cui il Cremlino non ha ancora confermato la propria partecipazione. È il doppio binario che caratterizza questa fase: avanzate tattiche e diplomazia intermittente. Ma la leadership ucraina guarda con cautela a ogni ipotesi di cessate il fuoco. Una tregua priva di garanzie solide rischierebbe infatti di congelare il conflitto senza risolverlo. È la posizione ribadita con nettezza da Volodymyr Zelensky in un’intervista esclusiva oggi al Financial Times in cui spiega che per Kiev la posta in gioco non è una sospensione delle ostilità, ma una pace che non legittimi l’aggressione e non prepari il terreno al prossimo conflitto: “La guerra potrebbe riprendere. Un cessate il fuoco potrebbe collassare”, spiega il leader ucraino, ribadendo quello che ripete ormai da quattro anni: “Non abbiamo bisogno di una pausa, abbiamo bisogno che la guerra finisca”.

Il commento

di Mariangela Zappia, Presidente ISPI

“Quattro anni di guerra nel cuore dell’Europa hanno infranto l’illusione che la pace fosse un dato acquisito e non una responsabilità da difendere ogni giorno. L’invasione dell’Ucraina ha riportato la forza militare, la deterrenza e la sicurezza energetica al centro dell’agenda europea, costringendoci a ripensare priorità, strumenti e unità politica. Oggi l’Europa sa di essere più esposta, ma anche più consapevole: la sua credibilità dipende dalla capacità di trasformare la solidarietà in strategia e la vulnerabilità in integrazione. La lezione di questi quattro anni è chiara: la sicurezza del continente non è divisibile e il suo futuro si gioca sulla coerenza delle scelte che saprà compiere ora.”

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti