
Mentre i riflettori restano puntati sulle offensive e sulle linee del fronte, c’è un altro campo di battaglia meno visibile ma altrettanto decisivo: quello economico e geopolitico. La guerra tra Russia e Ucraina non si combatte soltanto con carri armati e droni, ma con bilanci statali, sanzioni, accordi energetici e nuovi equilibri strategici. Mosca sostiene costi enormi. Le spese militari e il peso delle sanzioni internazionali stanno incidendo profondamente sull’economia russa, mettendo alla prova la tenuta finanziaria del sistema guidato da Putin. Tuttavia anche il fronte opposto non è privo di conseguenze indirette: il sostegno all’Ucraina si regge sugli aiuti forniti da Stati Uniti e Paesi europei, con un impatto significativo sui contribuenti occidentali. C’è poi il ruolo della Cina che ufficialmente mantiene una posizione prudente ma che ha intensificato gli scambi economici con Mosca, soprattutto sul piano energetico. Petrolio e gas a prezzi agevolati rafforzano il legame tra i due Paesi, mentre la cooperazione strategica ridisegna equilibri che potrebbero pesare ben oltre la fine del conflitto. A ciò si aggiunge una questione ambientale raramente al centro del dibattito: lo sfruttamento intensivo di risorse e le devastazioni belliche lasceranno ferite difficili da rimarginare. Infine, la dimensione politica interna occidentale. Negli Stati Uniti il tema degli aiuti a Kiev è diventato terreno di scontro, in particolare durante la stagione politica legata a Trump. Le scelte sull’intensità e sulla continuità del sostegno hanno assunto un valore strategico non solo per l’Ucraina, ma per l’intero equilibrio internazionale. Forse l’errore iniziale è stato pensare che si trattasse di una guerra breve. Oggi appare chiaro che il conflitto ha già trasformato le relazioni globali, l’assetto energetico e le alleanze geopolitiche. E quando i combattimenti finiranno, il conto – economico, ambientale e politico – sarà ancora tutto da saldare.
Angelo Santoro

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