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Ucraina nell’Ue, la porta è aperta 

Il Consiglio europeo apre ai negoziati di adesione di Ucraina e Moldavia, ma il veto di Orban bocca i fondi per Kiev.

di Istituto Ispi | 16 Dicembre 2023

Con una decisione storica, raggiunta ieri al termine della prima giornata di lavori, il Consiglio Europeo ha dato l’ok all’avvio dei negoziati di adesione dell’Ucraina all’Ue. Quanto basta per dare a Kiev il segnale che aspettava: la porta dell’adesione all’Europa è aperta e non può più essere richiusa. Un risultato tutt’altro che scontato e su cui pesava la contrarietà di Viktor Orban che ha ceduto sull’adesione, ma ha posto il veto alla revisione del bilancio pluriennale dell’Ue, compreso il pacchetto di aiuti finanziari da 50 miliardi di euro per l’Ucraina. La questione sarà rinviata a gennaio 2024, mentre il Consiglio ha dato il via libera anche al 12esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Oggi si continua a trattare ma la sensazione, a Bruxelles, è di aver comunque già ottenuto un risultato importante. In gioco c’era niente di meno della credibilità dell’Europa in un momento cruciale per gli equilibri futuri, mentre gli Stati Uniti faticano a far passare il proprio pacchetto di aiuti per Kiev al Congresso e l’Ucraina lotta per superare uno stallo militare che sembra favorire Mosca. Il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo aveva ribadito ieri parlato in videoconferenza ai leader riuniti nella capitale belga. “Vi chiedo di fare una cosa: non tradite il popolo ucraino e la sua fiducia nell’Europa. Se nessuno crede nell’Europa, cosa terrà in vita l’UE?”

26 favorevoli e un astenuto? 

Alla fine, l’Ungheria ha ritirato la minaccia di veto e il Consiglio europeo ha approvato l’apertura dei negoziati di adesione per Ucraina e Moldavia. Al termine di una giornata tesa, Budapest ha deciso di farsi da parte: il primo ministro Viktor Orban ha lasciato la sala al momento del voto e la decisione è così passata con 26 voti favorevoli e un’astensione. Oltre all’apertura verso l’Ucraina e la Moldavia, il Consiglio ha concesso lo status di candidato alla Georgia rimandando invece la decisione sulla Bosnia-Erzegovina a marzo. Una svolta talmente memorabile che è stato il presidente del Consiglio Charles Michel a volerla annunciare ai giornalisti, recandosi di persona in sala stampa. Subito dopo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ringraziato “tutti coloro che hanno lavorato per far sì che questo accadesse e tutti coloro che hanno contribuito” a rendere possibile questa decisione. Soddisfazione è stata espressa anche dalla presidente moldava, Maia Sandu. Nonostante i funzionari europei sostengano il contrario, a contribuire favorevolmente alla svolta potrebbe essere stata la decisione della Commissione Ue di sbloccare 10 dei 21 miliardi di euro di fondi destinati all’Ungheria e congelati da Bruxelles per il mancato rispetto dello Stato di diritto. La mossa ha sollevato comunque un coro di critiche nel Parlamento europeo e non solo.  

Verso una svolta anche sui fondi? 

Anche se i 27 leader dell’Ue non sono riusciti a trovare un accordo per approvare il pacchetto di aiuti da 50 miliardi di euro per l’Ucraina, bloccato dal veto dell’Ungheria, in molti si sono detti fiduciosi su una possibile svolta a gennaio. Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha assicurato che un accordo per il finanziamento dell’Ucraina sarà trovato al prossimo Consiglio europeo: “Come Commissione utilizzeremo il tempo a disposizione per garantire che qualunque cosa accada, al prossimo Consiglio avremo una soluzione” ha detto von der Leyen. Il blocco si sta già preparando ad aggirare il veto ungherese, se necessario, consentendo ad esempio agli altri paesi membri di fornire finanziamenti bilaterali all’Ucraina nel 2024 al di fuori del bilancio dell’UE. Von Der Leyen ha anche definito l’apertura dei colloqui di adesione con Ucraina e Moldavia “una pietra miliare nella storia europea” e ha affermato che il blocco ha fortemente ribadito il proprio impegno per un futuro in cui tutti e sei i paesi dei Balcani occidentali facciano parte dell’Ue. “Le decisioni di ieri dimostrano che l’Unione europea mantiene le sue promesse”, ha affermato la presidente della Commissione. “L’adesione è un investimento nella sicurezza del nostro continente, nella prosperità e nelle democrazie”. Entusiasmi a parte, però, a Bruxelles tutti sanno che il via libera ai negoziati è solo l’inizio di un lungo viaggio pieno di insidie e che le discussioni sui costi dell’allargamento e le riforme interne necessarie per realizzarlo – e che passano anche per uno snellimento del processo decisionale –  potrebbero ostacolare la sua piena adesione. Ma il fallimento di questo passo sarebbe stato un duro colpo per le ambizioni strategiche dell’Ue, che iniziano con la sicurezza del suo vicinato. 

Nessuna dichiarazione su Gaza? 

Nessuna fumata bianca è arrivata invece su un altro tema all’ordine del giorno al Consiglio Europeo. I 27 infatti, non sono riusciti ad approvare una dichiarazione comune per un cessate il fuoco tra Israele e la Striscia di Gaza. Non è una novità, nel senso che dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, causato dal brutale attacco di Hamas dello scorso 7 ottobre in cui oltre 1200 persone sono morte, l’Unione non è riuscita ad esprimersi con una voce sola. Ma al vertice in corso, quattro paesi – Spagna, Belgio, Malta e Irlanda – avevano chiesto un “dibattito serio” sulla situazione a Gaza prima del vertice, esortando i leader a spingere per un cessate il fuoco duraturo. Nell’enclave palestinese, infatti, si sta consumando una crisi umanitaria senza precedenti e la guerra ha già provocato 18mila morti di cui oltre la metà donne e bambini. Il fatto che l’Ue sia stata così unita contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, ma che ora non sia in grado di condannare collettivamente i bombardamenti israeliani sui civili, le ha attirato le critiche di molti paesi del Sud del mondo. Alcuni funzionari occidentali hanno ammesso, seppur in forma anonima, l’esistenza di un doppio standard. “Ciò che abbiamo detto sull’Ucraina deve applicarsi a Gaza” ha detto al Financial Times un diplomatico di alto livello. “Altrimenti rischiamo di perdere tutta la nostra credibilità”. 

Il commento  

Di Antonio Villafranca, direttore della Ricerca ISPI 

“Il via libero del Consiglio ai negoziati con l’Ucraina ha un alto valore simbolico e politico: il futuro dell’Ucraina sarà dentro l’Unione europea. Zelensky gioisce per il futuro ma è preoccupato dall’oggi. I 50 miliardi di aiuti dell’Ue non sono stati sbloccati. Dieci miliardi di fondi Ue sono invece bastati a Orban per far ritirare il veto sull’ingresso dell’Ucraina, ma non sul pacchetto di aiuti (l’Ungheria ha ancora 20 miliardi congelati). Un summit che sarà ricordato per la futura adesione dell’Ucraina. Ma anche per la logica del ‘quid pro quo’ che di certo oggi non rafforza l’Ue né all’interno né agli occhi del mondo”.

A cura della redazione di  ISPI Online Publications

Pubblicato in : EditorialeTag: belgio, bruxelles, commissione, commissione europea, costi, crisi, disposizione, euro, fallimento, futuro, lungo viaggio, mondo, parlamento, persone, presidente del consiglio, presidente della commissione europea, processo, riforme, spagna, stati uniti

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico Martelloni

    20 Dicembre 2023 alle 15:19

    Siete più ambigui della Sibilla Cumana…oltre a scrivere cose stantie.
    Voi sareste Un istituto di geopolitica…mah..

    Rispondi

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