Intanto una bella notizia: erano anni che non facevo la coda per vedere un film e ieri mi è successo. Volevo vedere Avatar e, con un certo stupore, ho notato uno strano ingorgo davanti al cinema scelto: una coda lunga un quarto d’ora fra gente che sbuffava mentre io sognavo di fare code sempre più lunghe in nome della guarigione del cinema.
Film in digitale pieno di effetti speciali e non solo Avatar. A chi poteva affidarsi Cameron per avvicinarsi il più possibile alla perfezione per gli effetti digitali? Ma ai due grandi sognatori che hanno cambiato il cinema Peter Jackson e George Lucas che, attraverso la Weta, la stessa che ha curato gli effetti de Il signore degli anelli, di proprietà di Jackson e alla ILM di Lucas hanno permesso al sogno di avverarsi.
Cameron ha lavorato per più di quattro anni alla realizzazione del film dopo che già nel 1994 aveva scritto la prima stesura. Ha continuato a riscriverla, modificarla, sognarla, per dieci anni in attesa che arrivassero i mezzi adatti per girarlo e finché non ha creato lui stesso una nuova tecnologia che utilizza la macchina da presa digitale Fusion.
E c’è tutto in questo film, una sorta di Pocahontas dello spazio, dall’antimilitarismo, all’amore per la natura, dagli omaggi ai film amati, (chiama Operazione Walkiria l’attacco che ricalca l’alzarsi in volo degli elicotteri sulle note della Cavalcata delle Walkirie di Apocalypse Now) alla mitologia della catastrofe (il pianeta si chiama Pandora), all’incontro delle culture “altre” (gli abitanti di Pandora chiamano Alieni gli uomini che arrivano dal cielo), e sono due i messaggi che Cameron ci vuole dare: la lotta contro ogni discriminazione e quella ecologista.
“E’ un film d’avventura, di azione, di immaginazione, in cui è importante ciò che dice la protagonista Naitiri ‘tutto ciò che uno vede, lo vede da dentro’”, afferma Cameron, e anche lo spettatore è catturato da questo mondo che Cameron ha creato, lo schermo non è più un telone in fondo alla sala, per lo spettatore si apre una finestra che lo fa arrivare su Pandora in un mondo di alberi luminosi che sembra quasi emettano una musica che ormai l’orecchio umano non percepisce. E se all’inizio ho il fiato sospeso per l’emozione di questo mondo che mi accoglie e mi rivela la sua bellezza, ad un certo punto mi sono ritrovata a correre lungo rami e sentieri a piombo sul vuoto insieme a Sully e Naytiri e con me correvano gli altri spettatori, in un silenzio quasi da cattedrale anche se la sala era piena di ragazzini e adulti tutti affascinati dalla magia di Cameron.
Abbiamo ascoltato una nuova lingua, appositamente inventata per il film, la lingua dei Na’vi, che come quella degli elfi de Il signore degli anelli, suonava alle nostre orecchie incomprensibile ma seducente e ammaliante allo stesso tempo, abbiamo detestato lo speculatore che afferma “ma è solo un albero” riferendosi a quello che i nativi chiamano l’albero della vita e venerano come la divinità che protegge e guarisce.
L’Avatar del titolo è un involucro, una sorta di ibrido, copia dei Na’vi, può essere indossato da ospiti umani tramite un travaso della coscienza, elaborato dalla professoressa Grace (interpretata da Sigourney Weaver, l’interprete di Alien, il film che ha segnato una svolta nel cinema di fantascienza) e dovrebbe permettere la socializzazione fra gli umani e i nativi, almeno questo è quello che crede Sully quando accetta di recarsi su Pandora.
Nel 2154 sul pianeta Pandora i Na’vi vivono in una sorta di terra di mezzo di tolkeniana memoria, amano la natura e sanno che solo rispettandola avranno la sicurezza della sopravvivenza, saranno in contatto con gli antenati, potranno ascoltare le loro parole, seguire i loro insegnamenti. Sono cacciatori e guerrieri i Na’vi devono difendersi dalle belve che vivono nei loro boschi e non intendono lasciarsi dominare dagli “alieni” che arrivano dal cielo e vorrebbero sfruttare il loro territorio. Il loro quasi Eden è visitato da animali feroci, che non esiteranno, però a rivoltarsi contro gli Alieni umani, i veri animali feroci, in una sorta di difesa dell’equilibrio della natura.
Sono di colore blu i Na’vi, hanno il colore che in inglese è associato alla malinconia sono alti tre metri circa e in genere non sorridono, sarà Sully, l’ex marine a far sorridere Naitiri, la principessa dei Na’vi che salverà e dalla quale sarà a sua volta salvato. Siamo nel 2154 ma al solito le così dette civiltà avanzate hanno ancora come scopo quello di depredare i territori “di conquista” anche ricorrendo al genocidio e all’eliminazione delle culture indigene, ma alla fine a vincere sono i Na’vi, la giustizia, la Natura, il coraggio, ma soprattutto vincitore è James Cameron con il suo genio, la sua magia.
Maria Rita Monaco

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