La storia dell’ASINO insolente risale a una ventina di anni fa quando, i contadini andavano in campagna con i carretti trainati prevalentemente dagli ASINI.
Le due storie erano raccontate dai NONNI ai loro NIPOTINI con un fine educativo.
C’era l’ASINO di un contadino anzianotto, che ogni mattina quando andava in campagna, ne combinava tante che il contadino si arrabbiava di brutto.
Se era scudisciato, saltellava, si fermava, se ne andava da un lato all’altro della stradina di campagna, ragliava per rispondere alle grida del contadino. Era una commedia infinita per tutto il percorso.
L’asino, secondo la storiella, non sopportava di trainare il carretto e di essere sollecitato dal contadino a correre di più per arrivare prima sul posto di lavoro.
Si racconta, ancora dello stesso asino diventato famoso in paese, che al ritorno dalla campagna verso la stalla correva e non faceva nessun capriccio. Capiva che stava ritornando nella sua stalla dove sarebbe rimasto senza l’assillo del padrone.
Gli anziani, che ancora oggi raccontano dell’ASINO insolente, mirano a far capire ai giovani che devono essere rispettosi del proprio datore di lavoro, che è quello che soddisfa le esigenze dei dipendenti in un clima di democrazia liberale e di reciproco rispetto.
Michele Santoro quando conduce Annozero, mi dà l’impressione di comportarsi come l’ASINO insolente. Quando intervengono quelli che non condividono le sue idee, va avanti e indietro, diventa rosso, alza le braccia, si liscia i capelli, parla per distogliere il pubblico dall’ascolto di chi sta illustrando le proprie convinzioni, non risparmia giudizi negativi su chiunque non gli sia simpatico.
Con un fare da maleducato interrompe il dialogo con l’interlocutore scomodo, si allontana balbettando parole poco corrette.
E’ impossibile descrivere la trasformazione del suo viso se è ripreso da un membro della RAI.
Se Santoro è di malumore, scalpita pure contro il suo clan interno ed esterno alla trasmissione. Non è riconoscente del loro contributo a farlo vivere da milionario e non come gli onesti lavoratori pagati con milledue o milletre euro mensili.
Mentre si sfoga, nella sua mente frullano progetti ambiziosi: lasciare la Rai, scendere in politica e capeggiare, con Marco Travaglio e Barbara Spinelli, un movimento politico contro Berlusconi. Santoro rimprovera la sinistra perché incapace di abbattere il Governo e il Berlusconismo.
Anche la storia del bambino, che ascolta la madre a recitare sogni sera la stessa preghiera, inginocchiato davanti al letto, prima di coricarsi, ha un riscontro nei personaggi di Annozero. E’ Marco Travaglio, che ogni giovedì con un’area da chierichetto recita la solita invettiva contro Berlusconi per volere dei poteri forti.
E’ commovente tutta la sceneggiata svolta da Travaglio, dal momento in cui si alza dallo scanno, dove siede durante la trasmissione del talk show, con il libro delle accuse stretto tra le mani, il garbo con cui assume la posizione da scolaretto davanti al maestoso tavolo sacrificale, la melodiosa lettura del passo del vangelo secondo San Marco ai fedeli del terrorismo Santoriano per la crocifissione del demone Silvio.
Poi il ritorno a passo lento, contrito, al suo scanno.
Nulla da eccepire sulla bravura artistica dei tre protagonisti di Annozero.
Essi, probabilmente, stanno intuendo il pericolo che corrono rimanendo nell’ARENA dove l’imperatore di turno che assiste allo spettacolo è pronto a mostrare POLLICE GIU’ per decretarne la fine dei lottatori ormai perdenti.
Santoro è sicuro di formare un movimento politico, perché ha con sé tanta gente che si lascia plagiare dalle sue recite preparate proprio per prendersi gioco degli ingenui moralisti creduloni. Santoro ha già annunciato il tema della sua campagna elettorale: Guerra a Berlusconi! Dei gravi problemi della povera gente non una parola. Santoro e Travaglio non possono volere un popolo autonomo economicamente perché diverrebbe inutile la loro presenza. E’ lo stesso discorso dei dirigenti della CGIL riguardo ai propri iscritti.
Domenico Civitano

Bravo Civitano! Non la lascia la Rai…figurarsi! Lo incrociavo alla mensa di via Teulada nei primi anni ’90 quando si andava a mangiare alla mensa Rai, noi dell’orchestra sinfonica che venivamo da lontano potevamo mangiare per 50 lire, si esatto, avete capito bene….e ci mangiava anche lui che non aveva già all’epoca i nostri stipendi….vai che non lascia!