E’ assodato che il giornalista sia stato assolto in primo grado. Il diritto di proporre ricorso spetta solo al Pg di Roma, ma non a chi (Il legale dell’Ucoii-Unione delle comunità islamiche d’Italia) ha presentato l’esposto contro lo stesso Allam.
Potrebbero finire a tarallucci e vino le polemiche per il procedimento disciplinare dell’ordine nazionale dei giornalisti nei confronti di Magdi Allam per “islamofobia”. Rinsavimento perché qualcuno si è accorto per tempo che le opinioni non si processano, soprattutto da parte di chi dovrebbe garantirne la libertà? Niente affatto. Il ridicolo resta tutto e, casomai, aggravato dal sapore della farsa. Tutto ciò se hanno fondamento, come a noi pare, le osservazioni pubblicate sul suo Blog da Franco Abruzzo: uno che se ne intende, essendo stato per oltre 18 anni presidente del più importante ordine regionale della categoria, quello della Lombardia. Scrive, infatti, Abruzzo:
“Bisogna far luce su tutti i punti del “caso Allam”, definito dall’Ordine “opinionista e attivista politico”, contro il quale il 1° agosto è stata aperta una procedura con l’accusa di islamofobia. La procedura si trova al livello amministrativo di secondo grado davanti al Consiglio nazionale di disciplina (Cnd). Non risulta che Allam sia stato sanzionato dal Consiglio territoriale di disciplina (Ctd) del Lazio. Il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine (Cnog), Enzo Iacopino, non ne parla nella sua lettera al “Giornale” del 29/8 (inhttp://www.odg.it/content/gli-intoccabili-e-il-dovere-di-ascoltare-le-ragioni-di-tutti-la-lettera-del-presidente-dell%E2%80%99). Se ne deduce in maniera elementare che Allam sia stato assolto, come scrive Maria Teresa Conti sul “Giornale” del 28/8 (inhttp://www.ilgiornale.it/news/politica/lordine-dei-giornalisti-imbavaglia-magdi-allam-laccusa-1047237.html), e che “qualcuno” abbia impugnato il provvedimento di archiviazione (datato 11 dicembre 2013) di fronte al Consiglio nazionale di disciplina (presieduto dal pubblicista sestese novantenne Rino Felappi). Questo “qualcuno” può essere solo, per legge, il Pg presso la Corte d’Appello di Roma. Iacopino e Allam non ne hanno fatto cenno. L’impugnazione, racconta Maria Teresa Conti, è stata fatta, invece, il 19 febbraio 2014 dall’avvocato Luca Bauccio (difensore dell’Associazione “Media&diritto” e dell’Ucoii-Unione delle comunità islamiche d’Italia, ndr). Lo stesso avvocato Bauccio aveva presentato nel giugno 2012 l’esposto disciplinare poi archiviato dal Ctd del Lazio). Il nuovo regolamento dei procedimenti di disciplina fa“venir meno la possibilità in capo all’esponente di proporre ricorso contro la delibera di archiviazione ovvero di proscioglimento del giornalista adottata dal Consiglio di disciplina territoriale” (in http://www.odg.it/content/vigore-il-nuovo-regolamento-di-disciplina-del-cnog e anche in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=14324). Bisogna chiarìre in fretta questo punto che potrebbe nascondere un abnorne errore del Consiglio nazionale di disciplina. E’ possibile che il Consiglio nazionale di disciplinare non abbia cestinato l’impugnazione illegittima e che abbia, invece, avviato illecitamente una istruttoria sul ricorso contro l’assoluzione di Allam? Indubbiamente è molto triste ammettere che il “caso Allam” sia solo una bufala estiva dovuta a una distrazione o dimenticanza. E bisogna anche ammettere che se i fatti raccontati dalla collega Conti sono veri e sono veri, l’Ordine ne esce con l’immagine deturpata per sempre. La mancanza di professionalità dei giudici disciplinari appare macroscopica. Esiste ancora la vigilanza del Ministero della Giustizia?”

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