Se le inventano tutte. E a volte ci azzeccano. Istantanee di turismo qua e là per l’Italia. Romagnoli già al lavoro per preparare la stagione del riscatto, giapponesi che affollano il cuore di Firenze fotografando anche le vetrine commerciali e alcuni con mascherina chirurgica sulla bocca. Chissà cos’hanno letto? Nuovi direttori di Gallerie e Regge che pensano al richiamo gustativo.
Tutto va bene nel mondo del marketing. Se è vero, come ampiamente dimostrato, che il nostro ricordo di un luogo dipende per la gran parte da quello che abbiamo mangiato o bevuto in quel posto ecco che i nostri operatori turistici più accorti promuovo le nozze tra arte e cibo, tra quadri e vini, tra visioni e assaggi.
La ricetta è vecchia come la storia delle rappresentazioni. La Reggia di Caserta vale ben da sola una giornata tra quadri e stucchi, saloni e ritratti ma se ci aggiungi uno di quei prodotti che, tentativi di sofisticazione a parte, fanno gusto nel mondo e cioè la mozzarella di bufala, beh allora il cerchio si chiude. Di più.
E’ normale che se passi dal Ducale di Mantova e poi a caso ti fermi ad assaggiare una fetta di salame o un piatto di tortelli il ricordo dei Gonzaga si rende più gustoso, sensoriale, incisivo.
Pensate alla grande intuizione dei nostri padri e dei nostri nonni quando all’inizio degli anni Sessanta si inventarono la grande cena dei Gonzaga nei saloni della storia e della vita dei Gonzaga.
Unire occhi e palato nel nome dell’arte è una delle strade vincenti per fare nuovo turismo. Lo sanno bene uffici del turismo e agenzie di viaggio, grandi tour operator e piccoli centri di provincia magari con un unico palazzo o un solo museo da promuovere.
L’altra sera a Bruxelles la presidenza di turno dell’Unione europea, l’Olanda, ha dato un benvenuto a ospiti e giornalisti offrendo il Gouda il più consumato e diffuso formaggio olandese. Anche col formaggio si può fare politica.
In passato gli Uffizi, una delle gallerie più famose al mondo, hanno tentato il matrimonio arte e gourmet, suscitando ovviamente discussioni e polemiche. Tutti i matrimoni arditi sono accompagnati da diffidenza e discussione. Il vero problema è come abbinare queste grandi risorse del nostro patrimonio: la bellezza e la bontà. Chi è più fortunato di noi italiani? Pensate ad una esperienza pluri-sensoriale in un contesto di bellezza naturale, di capolavori dell’arte e di assaggi prelibati in un posto indimenticabile. E, magari, musica e lettura. L’altro giorno in centro a Firenze i turisti giapponesi combattevano contro il vento forte e alcuni portavano la mascherina tipo chirurgica naso bocca.
Ho pensato a notizie internazionali che forse mi erano sfuggite, ho pensato che l’allarme smog di dicembre fosse arrivato in Oriente in ritardo. O che, comunque, -avrebbero pensato- prevenire è meglio che curare.
Ho chiesto a colleghi gigliati e mi hanno detto che certi gruppi giapponesi e cinesi girano così, con la mascherina di protezione aerea. Almeno fino a quando non sentono il buon profumo di una ribollita, di una ventricina o di un pecorino.
Chissà come reagirebbero al gorgonzola? Arte per la vista e per il palato. Il buon turismo è sempre frutto di una buona combinazione tra ambiente, storia, arte e gusto. A volte può essere casuale, altre volte ben studiato. L’importante è che si sappia. E che qualche volta si provi.

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