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Turisti in mascherina e musei da mangiare

Con una mozzarella si promuove una Reggia e con il gusto ricordi meglio l’arte. Il problema è abbinare rispettando palato e patrimonio

di Fabrizio Binacchi | 14 Febbraio 2016

Se le inventano tutte. E a volte ci azzeccano. Istantanee di turismo qua e là per l’Italia. Romagnoli già al lavoro per preparare la stagione del riscatto, giapponesi che affollano il cuore di Firenze fotografando anche le vetrine commerciali e alcuni con mascherina chirurgica sulla bocca. Chissà cos’hanno letto? Nuovi direttori di Gallerie e Regge che pensano al richiamo gustativo.

Tutto va bene nel mondo del marketing. Se è vero, come ampiamente dimostrato, che il nostro ricordo di un luogo dipende per la gran parte da quello che abbiamo mangiato o bevuto in quel posto ecco che i nostri operatori turistici più accorti promuovo le nozze tra arte e cibo, tra quadri e vini, tra visioni e assaggi.

La ricetta è vecchia come  la storia delle rappresentazioni. La Reggia di Caserta vale ben da sola una giornata tra quadri e stucchi, saloni e ritratti ma se ci aggiungi uno di quei prodotti che, tentativi di sofisticazione a parte, fanno gusto nel mondo e cioè la mozzarella di bufala, beh allora il cerchio si chiude. Di più.

E’ normale che se passi dal Ducale di Mantova e poi a caso ti fermi ad assaggiare una fetta di salame o un piatto di tortelli il ricordo dei Gonzaga si rende più gustoso, sensoriale, incisivo.

Pensate alla grande intuizione dei nostri padri e dei nostri nonni quando all’inizio degli anni Sessanta si inventarono la grande cena dei Gonzaga nei saloni della storia e della vita dei Gonzaga.

Unire occhi e palato nel nome dell’arte è una delle strade vincenti per fare nuovo turismo. Lo sanno bene uffici del turismo e agenzie di viaggio, grandi tour operator e piccoli centri di provincia magari con un unico palazzo o un solo museo da promuovere.

L’altra sera a Bruxelles la presidenza di turno dell’Unione europea, l’Olanda, ha dato un benvenuto a ospiti e giornalisti offrendo il Gouda il più consumato e diffuso formaggio olandese. Anche col formaggio si può fare politica.

In passato gli Uffizi, una delle gallerie più famose al mondo, hanno tentato il matrimonio arte e gourmet, suscitando ovviamente discussioni e polemiche. Tutti i matrimoni arditi sono accompagnati da diffidenza e discussione. Il vero problema è come abbinare queste grandi risorse del nostro patrimonio: la bellezza e la bontà. Chi è più fortunato di noi italiani? Pensate ad una esperienza pluri-sensoriale in un contesto di bellezza naturale, di capolavori dell’arte e di assaggi prelibati in un posto indimenticabile. E, magari, musica e lettura. L’altro giorno in centro a Firenze i turisti giapponesi combattevano contro il vento forte e alcuni portavano la mascherina tipo chirurgica naso bocca.

Ho pensato a notizie internazionali che forse mi erano sfuggite, ho  pensato che l’allarme smog di dicembre fosse arrivato in Oriente in ritardo. O che, comunque, -avrebbero pensato-  prevenire è meglio che curare.

Ho chiesto a colleghi gigliati e mi hanno detto che  certi gruppi giapponesi e cinesi girano così, con la mascherina di protezione aerea. Almeno fino a quando non sentono il buon profumo di una ribollita, di una ventricina o di un pecorino.

Chissà come reagirebbero al gorgonzola? Arte per la vista e per il palato. Il buon turismo è sempre frutto di una buona combinazione tra ambiente, storia, arte e gusto. A volte può essere casuale, altre volte ben studiato. L’importante è che si sappia. E che qualche volta si provi.

Pubblicato in : CornerBlog, EditorialeTag: anni, bruxelles, firenze, lavoro, mantova, mondo, riscatto

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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