Lanfranco Turci, è un uomo assolutamente instancabile e nulla lo scoraggia neanche una platea di socialisti coi capelli grigi né relazioni tecniche sulle più disparate materie della sociologia e neppure, questo è importante, un intervento di Gianni de Michelis all’antica maniera dei notabili socialisti che arrivano tardi, non sentono nessuno, parlano e spariscono. Egli continua il suo lavoro che, tra l’altro, raccoglie i primi risultati per costituire nel rifondato PS un’area cosiddetta liberal che comprenda anche persone di provenienza non socialista e di cultura liberale. Riuscirà? Dipende molto dal sistema elettorale che verrà adottato perchè le prime avvisaglie determinate dall’incontro dei grandi oligarchi Berlusconi e Veltroni non sono incoraggianti per le formazioni minori dato che si parla di uno sbarramento elettorale del 7%.
Questo problema però non sembra aver preoccupato più di tanto i partecipanti al Convegno di sabato 1° dicembre a Torino e una piccola folla composta da vecchi amici a cui si aggiungeva il radicale Viale che dovrebbe essere il cavallo di Troia dell’operazione Turci nel ventre pannelliano ha seguito con disciplinata attenzione le relazioni dei due promotori, il milanese D’Alfonso e il torinese Beppe Garesio.
Ma l’unico momento in cui la sala della Uil torinese è sembrata qualche attimo rassomigliare a quella dei carabinieri genovesi del 1892 (per non dar luogo a equivoci occorre ricordare che il partito fù fondato a Genova nella sala dei carabinieri, quelli però di Garibaldi) fù quando venne proposta una mozione di solidarietà per il Dalai Lama che non viene ricevuto dall’Autorità romane e milanesi per paura delle reazioni della Cina. Allora il cuore socialista, che è l’elemento di maggior forza e tradizione che il socialismo italiano possa mettere sul tavolo della sua storia, il cuore socialista, dicevo, si è prodotto in grande e commosso applauso. Purtroppo era tardo pomeriggio, i rimasti erano pochi e il clima improvvisamente creatosi non ha potuto consolidarsi.
Giacomo Properzj

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