Il Vertice di Ankara, svoltosi il 4 aprile, ha visto i presidenti di Iran, Russia e Turchia riuniti per discutere del futuro della gestione della Siria alla conclusione del conflitto. Le posizioni sono parse chiare fin dal principio: la Russia orientata a sostenere la continuità del regime di al-Assad, l’Iran ostile ai movimenti nell’Ovest della Siria legati ad Israele e la Turchia anti-regime, ma attenta ai movimenti – specialmente dei curdi – nel Nord della Siria. L’attacco condotto da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia il 14 aprile, contro installazioni chimiche siriane, non ha sostanzialmente alterato le posizioni russa e iraniana, mentre quella turca ha subito qualche evoluzione: analizziamola.
Il pericolo al confine: l’apporto curdo alla guerra civile
Il conflitto civile siriano ha visto un’importante partecipazione di varie forze, ma ha dato soprattutto rilievo a una realtà alquanto invisa da Ankara: la minoranza curda.
Il Kurdistan, Stato esistente solo sulla carta, si estenderebbe dall’Ovest della Turchia al Nord della Siria e dell’Iraq, lambendo il confine occidentale dell’Iran nei pressi della città di Bakhtaran. Nel Nord siriano, i curdi hanno raggiunto una certa autonomia amministrativa, costituendo con arabi e turkmeni una sorta di comitato regionale.
Forza aggiuntiva negli scontri contro l’Isis, il sedicente Stato Islamico, a fianco della coalizione a guida americana, i curdo-siriani sono intervenuti nella guerra civile soprattutto nel nord-ovest del Paese, nella città di Afrin. Per Ankara la situazione s’è fatta complicata: una minoranza curda in controllo del Nord della Siria potrebbe dare sostegno alla minoranza curda in territorio turco del Pkk, partito curdo che la Turchia considera terrorista.
L’intervento ad Afrin ed il cambio della politica siriana
Iniziata a gennaio, l’offensiva turca (operazione ‘Ramoscello d’Ulivo’), condotta con il sostegno dell’Esercito Libero Siriano, è stata particolarmente importante e ha dimostrato come l’obiettivo iniziale di contenimento e (forse) gestione di parte della Siria in funzione anti-Assad abbia un ruolo secondario rispetto al confronto con i curdo-siriani. Quest’ultimo aspetto è assai più rilevante per Ankara, forse addirittura vitale per la difesa dei confini, considerando i risvolti interni alla Turchia di un sostegno curdo esterno ai curdi turchi.
Conclusa l’offensiva e ‘gestito’ il problema curdo, la posizione turca è diventata più complessa e autonoma rispetto a quella degli alleati Iran e Russia, come testimoniano le parole del vice-primo ministro turco Bekir Bozdag: “La nostra politica in Siria non vuol dire stare con un Paese o con un altro, ma tende a mantenere in Siria il rispetto di principi corretti”. L’affermazione potrebbe significare che il tempo delle alleanze per la Turchia potrebbe essere a una svolta, a favore di una maggiore autonomia decisionale nella questione siriana. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/04/turchia-curdi-elezioni-siria/

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