A sette anni dalla Rivoluzione, celebrati lo scorso 14 gennaio, in Tunisia si riaccendono le proteste di carattere economico e sociale contro il governo, in particolare contro la recente legge finanziaria 2018. Il 6 gennaio, in un villaggio vicino al confine algerino, un suicidio ha riaperto le contestazioni che hanno visto una vittima due giorni dopo. Il governo riconduce il decesso a complicazioni asmatiche, sebbene circolino in rete video che mostrano forme di violenza esercitata dalla polizia.
Le proteste, organizzate informalmente tramite reti di solidarietà, erano rivolte contro la grande coalizione al governo e contro le recenti scelte economiche di aumentare la tassazione indiretta. Si sono diffuse al resto del Paese, provocando scontri talvolta anche violenti tra manifestanti e polizia.
Una transizione difficile
Dopo l’indipendenza dichiarata nel 1956, la neonata Repubblica tunisina mosse i suoi primi passi sotto la dittatura del presidente Bourguiba, che governò fino al 1987, quando il primo ministro Ben Ali prese il suo posto tramite un colpo di stato ‘medico’, facendo dichiarare Bourguiba incapace di agire come presidente. Ben Ali continuò la sua politica di repressione e si ebbero diversi episodi di protesta già nel 1983-’84 (a causa dell’aumento del prezzo del pane), nel 1998 in favore dei diritti umani, nel 2005 e nel 2008 con uno sciopero dei minatori.
Ma è nel dicembre 2010 che, in seguito all’atto di protesta del giovane venditore ambulante Mohamed Bouazizi, che si diede fuoco, le mobilitazioni in Tunisia assunsero una dimensione che portò non solo alla caduta del regime di Ben Ali (che scappò in Arabia Saudita), ma anche all’inizio della prima delle cosiddette Primavere arabe.
La Tunisia celebrò, dunque, le prime elezioni del Paese considerate democratiche dalla comunità internazionale nel 2011. La transizione fu tuttavia messa a repentaglio da alcuni episodi, come l’uccisione di due esponenti dell’opposizione (Mohamed Brahimi e Chokri Belaid) nel 2013. Nell’ottobre 2014, il nuovo Parlamento tunisino viene eletto nelle elezioni politiche generali, dove il partito laico Niida Tounes vince mentre gli islamisti di Ennahda arrivano secondi. Nel novembre dello stesso anno Beji Caid Essebsi (Niida Tounes) viene eletto presidente. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/01/tunisia-proteste-rivoluzione/

Lascia un commento