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Trump non gradisce il brillante discorso di Carney a Davos

“Caro Primo Ministro Carney: Con questa lettera la informo che il Board of Peace ritira l’invito al Canada di divenire membro di ciò che sarà il più prestigioso Board of Leaders che sia mai stato creato”. Con queste parole Donald Trump ha disinvitato il Canada dal nuovo gruppo lanciato all’incontro di Davos che dovrebbe risolvere il conflitto a Gaza e quelli in altri Paesi. Non si tratta di una grossa perdita per Carney poiché la nuova creatura di Trump è stata etichettata da alcuni come un gruppo di “super furfanti” per la preponderanza di regimi autoritari dei 19 Paesi che hanno aderito. Trump era contrariato in buona parte per il memorabile discorso fatto a Davos da Carney che è stato ricevuto con una rarissima standing ovation. Anthony Scaramucci, ex consigliere di Trump, ha dichiarato che il presidente Usa rispetta il discorso di Carney.

di Domenico Maceri | 29 Gennaio 2026


“Caro Primo Ministro Carney: Con questa lettera la informo che il Board of Peace ritira l’invito al Canada di divenire membro di ciò che sarà il più prestigioso Board of Leaders che sia mai stato creato”. Con queste parole Donald Trump ha disinvitato il Canada dal nuovo gruppo lanciato all’incontro di Davos che dovrebbe risolvere il conflitto a Gaza e quelli in altri Paesi. Non si tratta di una grossa perdita per Carney poiché la nuova creatura di Trump è stata etichettata da alcuni come un gruppo di “super furfanti” per la preponderanza di regimi autoritari dei 19 Paesi che hanno aderito.

Trump era contrariato in buona parte per il memorabile discorso fatto a Davos da Carney che è stato ricevuto con una rarissima standing ovation. Anthony Scaramucci, ex consigliere di Trump, ha dichiarato che il presidente Usa rispetta il discorso di Carney. Il primo ministro canadese ha asserito che il sistema economico mondiale è a un “punto di rottura”, suggerendo, senza però menzionare il nome, che Trump sia responsabile. Per Carney le medie potenze sapevano già che i big boys usavano le regole per i loro vantaggi ma in passato tutti potevano prosperare. Il presidente americano ha tolto la maschera con le sue dichiarazioni senza filtri, sostenendo che i grandi poteri si possono prendere ciò che vogliono nella loro sfera di potere. Nel caso degli Usa si tratta delle Americhe con il rilancio della Monroe Doctrine ribattezzata da Trump come la Don Doctrine.

Il presidente Usa ha dichiarato che voleva controllare la Groenlandia e che lo avrebbe fatto con le buone o con le cattive. La sorprendente reazione muscolare dell’Europa che ha anche incluso i partiti di destra tipicamente alleati di Trump, come le Rassemblement National di Le Pen e Bardella francese e l’Afd di Alice Weidel tedesca, ha costretto il presidente Usa a indietreggiare non solo dal completo controllo della Groenlandia ma anche dalla sua minaccia di aumentare i dazi agli otto Paesi europei che avevano partecipato all’esercitazione militare in Groenlandia.

Se Trump ha fatto marcia indietro ha però continuato con le sue minacce dirette al Canada. Nel suo discorso a Davos il 47esimo presidente si è diretto a Carney dicendo che “il Canada vive alle spalle degli Stati Uniti”. Secondo Trump, il Canada riceve molti benefici dagli Usa e dovrebbe dimostrare “gratitudine”. Da ricordare che Trump ha anche detto che il Canada è roba da poco e che dovrebbe divenire il 51esimo Stato americano, creando fortissime reazioni negative da canadesi di sinistra ma anche di destra. Carney da parte sua ha risposto direttamente che “il Canada e gli Stati Uniti hanno costruito un’eccezionale partnership in economia, in sicurezza e in ricchi scambi culturali”. Il Canada, ha continuato Carney, non vive a causa degli Usa ma prospera per il semplice fatto di “essere canadesi”. Carney ha ovviamente ragione. I due Paesi condividono un confine di quasi 9 mila chilometri spesso descritto come il più lungo confine del mondo senza difesa, dove in grandissima misura non esistono impedimenti di attraversare da un Paese all’altro. Il confine Usa al sud invece, come si sa, è fonte di problemi a causa della pressione di ingressi da un Paese relativamente povero verso uno economicamente molto forte.

Nonostante la sua giustificata difesa Carney sa benissimo che l’imprevedibilità di Trump richiede una nuova strategia. Per ridurre la dipendenza degli Usa che raggiunge il 70 percento dell’export canadese Carney ha già siglato accordi con la Cina che includono la riduzione dei dazi dal 106 percento a solo 6 percento all’importazione di auto elettriche, in effetti eliminandoli, aprendo il mercato canadese a questa industria anche se impone il limite a 49 mila unità per il 2026 che aumenteranno a 700 mila nel 2030. Trump ha minacciato di imporre dazi del 100% al Canada ma tutti sanno che le sue parole vanno prese cum grano salis.

Il governatore della California Gavin Newsom ha commentato l’accordo della Cina col Canada sull’importazione delle macchine elettriche come prova della “spericolata” politica estera di Trump. Newsom ha aggiunto che la “rottura di alleanze che durano da più di 80 anni” è una cosa eccezionale causata da Trump.

Domenico Maceri

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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