
Donald Trump sta diventando un problema globale non tanto per la forza delle sue idee, ma per la sua ossessione di apparire come il sergente del mondo, quello che si aspetta che ogni capo di Stato marci sull’attenti al suo comando. Una sceneggiata continua, che però non incanta più nessuno. I leader mondiali lo hanno ormai inquadrato: gli concedono il protocollo, la foto ufficiale, il rispetto di facciata, ma lo trattano con la stessa considerazione politica che si riserva a un fuoco d’artificio già spento.
Il danno, però, resta. In politica estera le sue mosse impulsive, pensate più per il consenso interno che per una strategia globale, stanno indebolendo la credibilità americana. Ogni volta che cerca di mostrarsi come l’unico dominatore della scena, finisce per aprire spazi a rivali pronti a colmare i vuoti lasciati dalla sua improvvisazione. In economia il copione è lo stesso: tariffe, minacce, ricatti, decisioni da bancarella. Effetti immediati in patria, ma conseguenze devastanti nel medio e lungo periodo per il sistema internazionale.
Il punto cruciale è che Trump rappresenta la Casa Bianca. Non un outsider folkloristico, ma il volto ufficiale dell’America, quella stessa America che è il perno della NATO e il partner storico dell’Occidente. Ed è qui che scatta il dilemma: gli alleati sanno che i rapporti con Washington non possono essere sacrificati alle bizzarrie del suo leader. Così i partner europei e la stessa Ucraina, ieri a Washington, hanno scelto una via d’uscita elegante ma ferma: lo hanno circondato con il protocollo e con il sorriso, ma sul piano politico gli hanno costruito attorno un muro discreto e invalicabile.
Alla fine Trump è rimasto solo, con un pugno di mosche in mano, e la sensazione sempre più evidente che il mondo lo sopporti solo perché costretto, ma non lo consideri più come un vero interlocutore. Una presenza ingombrante che pesa come un macigno sulla coalizione occidentale, e che regala ai nemici dell’Occidente un’opportunità d’oro: sfruttare l’assenza di una guida americana credibile per allargare le proprie manovre.
Piero Terracina

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