
Sotto l’assoluta regia di Trump, con i leader europei di contorno e a servizio, con un Putin rivalutato e applaudito in Alaska, qualcosa si muove al punto che anche Zelensky è costretto a presentare la sua proposta di pace.
Ma andiamo in ordine.
Ursula Von der Leyen prima che inizi la girandola di incontri alla Casa Bianca abbandona i propositi bellicisti e si accovaccia ai piedi di Trump: “Siamo qui, come alleati e amici, per la pace in Ucraina e in Europa. Questo è un momento importante, mentre continuiamo a lavorare per offrire all’Ucraina solide garanzie di sicurezza e una pace duratura”, scrive sui social.
Zelensky, stavolta vestito di nero, vuole subito ingraziarsi Trump: “L’Ucraina -dichiara- è pronta per una vera tregua. Abbiamo bisogno della pace. La Russia può essere costretta alla pace solo con la forza e il presidente Trump ha questa forza”. E aggiunge di essere pronto a incontrare Putin in un vertice trilaterale.
Poi, dopo la riunione plenaria, che è stata preceduta da incontri separati nei quali Trump ha addomesticato sia Zelensky che la delegazione dei leader europei, il presidente americano ha telefonato a Putin.
Quindi, le conclusioni delle stesso Trump: “Durante l’incontro -ha detto- abbiamo discusso delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, che sarebbero state fornite dai vari Paesi europei, in coordinamento con gli Stati Uniti d’America. Al termine, ho chiamato il Presidente Putin e ho avviato i preparativi per un incontro, in una sede da definire, tra il presidente Putin e il presidente Zelenskyy. Dopo tale incontro, avremo una trilaterale, a cui parteciperanno i due presidenti, più il sottoscritto”.
A quanto risulta dalla lettura di alcuni giornali, il vero contenuto dell’incontro di Washington sta nella “proposta per la pace” avanzata da Zelensky: 100 miliardi di armi americane all’Ucraina, pagate dall’Europa. È una proposta che non ferma la guerra ma sicuramente gli allunga la vita come uomo politico.
Infatti, a quanto risulta si risolverà così la questione sicurezza: ci sarà un’Europa che sotto comando di Trump comprerà dagli USA altre armi che andranno a Kiev.
Veramente un risultato perfetto per gli interessi americani e, come facilmente avevamo previsto, un’ulteriore atto di sottomissione dei leader europei al nuovo corso degli USA che non vogliono più accollarsi le spese militari per la loro egemonia in Europa e quindi le caricano sugli alleati, procurandosi anche ingenti e ricche commesse per il proprio apparato militare industriale.
Ieri, i leader europei hanno indebitato ancora di più i loro paesi e hanno impegnato l’Europa ad accrescere ulteriormente la spesa per le armi, in linea con quanto sta già avvedono dopo il disimpegno di Trump a continuare a fornirle gratuitamente all’Ucraina.
Intanto, si chiariscono meglio anche i contenuti economici dell’incontro in Alaska tra Trump e Putin.
Il summit di Anchorage ha segnato un riavvicinamento tra USA e Russia fondato soprattutto sulla diplomazia energetica. Washington ha messo in pausa le minacce di nuove sanzioni sul greggio russo e iniziato a guardare con interesse alla cooperazione con Mosca nell’Artico, in particolare all’uso della sua flotta di rompighiaccio per i progetti gassiferi in Alaska. Putin, da parte sua, ha riaperto ai capitali stranieri nell’Oil & Gas russo, condizionandoli al sostegno contro le sanzioni occidentali.
Usa e Russia privilegiano il dialogo sugli idrocarburi come strumento di legittimazione reciproca e leva geopolitica.
Sembra delinearsi l’abbozzo di un nuovo ordine mondiale con due superpotenze vincenti.
Un ordine nel quale l’Europa resta di fatto in una posizione dí vassallaggio verso la superpotenza americana, pagando un prezzo enorme sul piano economico, della dipendenza energetica e tecnologica e in generale della propria autonomia.
Tutto questo sta avvenendo perché l’Unione Europea non ha saputo intervenire, fin da subito, con proposte di cessate il fuoco e di negoziazione sulla guerra in Ucraina, in modo da garantire la sicurezza del paese invaso e riallacciare, col tempo, rapporti con la Russia.
Infatti, la maggioranza del parlamento europeo ha continuato a votare fino a ieri le sanzioni contro Putin mentre Trump le minacciava a parole, ma in realtà, sotto sotto, cominciava a farci accordi.
Inoltre, come non ricordare le frasi, a rivederle oggi vaneggianti, pronunciate fino ad ieri da tanti politici, anche italiani e anche di centrosinistra, che volevano arrivare alla vittoria finale contro la Russia.
È stata una politica che ha prodotto un fallimento totale che pagheremo salato per i prossimi decenni, in termini di ruolo, autorevolezza, autonomia, benessere e sviluppo dell’Europa.
E anche in termini di riduzione dello stato sociale e dei diritti sociali perché la corsa alle armi richiede un riorientamento della spesa degli Stati.
Si comincia a capire che l’Europa è il vero perdente della guerra in Ucraina, rinunciando ad un impegno serio per la pace e per la cooperazione fra gli Stati e dimenticando la necessità di garantire la sicurezza dall’Atlantico agli Urali: principi fondamentali su cui è nata e fino ad un certo punto si è sviluppata l’Unione Europea.
Intanto a Kiev e sul fronte di continua a morire, e così sarà per altro tempo ancora.
Manca infatti la definizione dei confini territoriali che non sarà cosa semplice.
Però “il grosso” delle questioni comincia a delinearsi. Infatti, di fronte ad interessi tanto cospicui, ad una così grande partita geopolitica cosa vogliamo che contino le vite umane?
Per i potenti della terra sono solo “danni collaterali”.
Per noi invece devono essere il valore assoluto.
Enrico Rossi

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