
“Fate finta che il mio nome sia sulla scheda”: in puro stile trumpiano, il presidente degli Stati Uniti torna protagonista assoluto e trasforma così le elezioni di metà mandato del 3 novembre in un referendum su di sé. Intervenendo alla convention repubblicana che si conclude oggi a Dallas – un format inconsueto, che i partiti riservano di norma solo in vista delle elezioni presidenziali – Donald Trump si è spinto oltre, promettendo che se i repubblicani manterranno il controllo dei due rami del Congresso ogni cittadino adulto riceverà un “dividendo Trump” da 5.000 dollari. “Una sorta di bonus”, ha detto, paragonandolo alla distribuzione di utili di un’azienda ai propri azionisti. È forse la sintesi più plastica di una visione della politica che il presidente ha sempre coltivato: non un patto di rappresentanza, ma uno scambio transazionale, un do ut des con gli elettori. Trump tuttavia non ha chiarito come intende finanziare un premio in denaro che costerebbe oltre mille miliardi di dollari e richiederebbe comunque l’approvazione del Congresso. “Se affidate il futuro dell’America ai democratici, il Paese ci metterà un decennio per rialzarsi”, ha proseguito, definendo i primi due anni del suo mandato “i migliori nella storia degli Stati Uniti” e promettendo che, in caso di vittoria repubblicana, “lasceremo il resto del mondo a mangiare la nostra polvere”.

La stella di Trump brilla ancora per il Gop
A cinquantacinque giorni dal voto, Trump ha voluto fortemente questa convention, in un momento in cui le prospettive del partito si fanno sempre più cupe. Il Cook Political Report ha definito come “bad, really bad, or truly horrible” (brutto, molto brutto e veramente orribile) i tre scenari plausibili per i repubblicani a novembre, indicando come più probabile quello di mezzo, “really bad”: una perdita tra i 26 e i 35 seggi alla Camera e tra i 4 e i 5 al Senato, sufficiente a consegnare entrambe le camere ai democratici. Intanto il gradimento del presidente oscilla, a seconda dei sondaggi, tra il intorno al 35-38%, il livello più basso del suo secondo mandato. Nonostante tutto, la kermesse di due giorni presso l’American Airlines Center addobbato dalle gigantografie del presidente e dai gadget Maga dimostra che il partito scommette che Trump resti comunque lo strumento più efficace per mobilitare la propria base, anche a costo di allontanare gli elettori indecisi, cruciali per stabilire gli equilibri del nuovo Congresso. Le convention, per loro natura, servono a mostrare la compattezza di un partito alle spalle di un solo candidato: un formato che si adatta male a un midterm, che è frammentato in decine di voti locali senza un nome sulla scheda. Ma è proprio questa l’anomalia che Trump ha voluto forzare, riportando se stesso al centro anche di un voto che, per definizione, dovrebbe fare a meno di lui. Non a caso, tra la folla di elettori, giornalisti, influencer e funzionari, la maggior parte dei presenti mercoledì era lì per un solo motivo: vedere il presidente.
Una scommessa azzardata
Non tutti nel partito condividono la strategia. Nessun candidato lo ammetterà pubblicamente, ma alcuni rappresentati, i cui seggi sono più in bilico, hanno scelto di non presentarsi all’appuntamento, come la senatrice Susan Collins del Maine, il deputato Tom Barrett del Michigan, il deputato Zach Nunn dell’Iowa, hanno preferito restare nei rispettivi collegi piuttosto che condividere il palco di Dallas. Sanno che le recriminazioni nei confronti del presidente sono numerose: Trump era tornato alla Casa Bianca promettendo prezzi più bassi e la fine di lunghi interventi militari all’estero. Da febbraio, invece, gli Usa sono impegnati in una guerra con l’Iran che gli elettori giudicano sempre più onerosa. Durante il ponte per il Labor Day appena trascorso la benzina ha toccato i 4,14 dollari al gallone (oltre 1 dollaro al litro), un record storico per il mercato Usa – complici le interruzioni del traffico petrolifero nello stretto di Hormuz. L’aumento dei costi energetici si riflette anche su prezzi alimentari e dei trasporti, pesando sulle tasche degli americani. A peggiorare ulteriormente la situazione, la convention, trasmessa in diretta televisiva, si tiene le stesse sere delle partite inaugurali della stagione NFL, forse l’unica “istituzione” americana con cui Trump non può permettersi di rivaleggiare.
Uomo solo al comando
La due giorni conferma comunque un dato di fondo: a dieci anni dalla sua prima discesa in campo, Trump resta amatissimo dalla sua base, e la sua presa sul partito rimane pressoché assoluta. La vecchia guardia repubblicana, o quel che ne resta nell’era Trump, è completamente assente dal palco. Un’assenza che segnala la sfida che i repubblicani dovranno affrontare non solo a novembre, ma anche alle presidenziali del 2028: il vicepresidente JD Vance, che ha tenuto il discorso conclusivo della prima serata, e il segretario di Stato Marco Rubio sono stati indicati più volte come i principali candidati alla successione. A Dallas, tuttavia, Trump ha lasciato pochi dubbi su chi comanda, e sul fatto di non avere nessuna fretta di cedere la scena. Intanto, mentre i suoi fedelissimi si riunivano all’interno del centro congressi, all’esterno i democratici presidiavano la città con cortei e assemblee cittadine, con la comparsa a sorpresa del governatore dell’Illinois JB Pritzker, anche lui accreditato di ambire alla Casa Bianca a due anni a questa parte. Il contrasto tra le due immagini – la convention “Trumpapalooza” (come è stata ribattezzata, in riferimento al popolare festival musicale Lollapalooza) e i banchetti di quartiere e i cortei cittadini improvvisati – riassume bene lo stato dei due partiti a meno di due mesi dal voto: uno che si riconosce ancora in un volto solo, l’altro che fatica a trovarne uno.
Il commento
Di Gianluca Pastori, Senior Associate Research Fellow ISPI
“La convention repubblicana di Dallas è stata anzitutto l’occasione per rilanciare l’immagine di un partito compatto intorno al suo presidente, alla vigilia di un voto di midterm che si annuncia quantomeno problematico. Trump e la base Maga hanno monopolizzato la scena, ma non hanno dissipato tutti i dubbi. Se l’obiettivo era ‘recuperare’ la platea dei moderati e degli indecisi, è difficile che lo show cui si è assistito possa davvero servire. Anche i 5.000 dollari promessi a tutti gli americani in caso di vittoria dei repubblicani, se da una parte (al di là della fattibilità della cosa) hanno conquistato i titoli di giornale, dall’altra non bastano a dissipare i timori per un costo della vita che (come ha ammesso lo stesso Trump) richiederà ancora tempo per ritornare sotto controllo. Secondo i media, vari candidati per seggi contesi si sarebbero tenuti lontani dall’evento: un’ulteriore conferma del fatto che anche nel ‘partito di Donald’ non manca chi ritiene opportuno mantenere una certa distanza da una figura tanto ingombrante.”
Alessia De Luca

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