
di Michele Bertelli *
Licenziare Lisa Cook, una dei governatori della Banca centrale degli Stati Uniti: ecco quanto ha ordinato Trump lunedì notte in una lettera ufficiale diffusa sul suo social media Truth. L’accusa è di aver fornito informazioni false sulla propria residenza per accedere a mutui vantaggiosi. È la prima volta che un presidente rimuove direttamente un governatore della Federal Reserve. Ma, come sottolinea il New York Times, si tratta anche dell’ultimo capitolo di una serie di attacchi contro l’istituzione finanziaria, accusata di mantenere troppo alti i tassi di interesse. Cook non ha però intenzione di arretrare: insieme al suo avvocato ha fatto sapere che si opporrà alla decisione, sostenendo che non è sufficientemente sostanziata. “Non c’è alcune giustificazione legale,” ha dichiarato lunedì sera. Gli Stati Uniti si trovano quindi sul ciglio di una battaglia che potrebbe ridefinire i limiti dei poteri presidenziali sul controllo della Fed. Peter Conti-Brown, professore dell’Università della Pennsylvania, ha avvertito che potrebbe essere “la fine dell’indipendenza delle banche centrali come le conosciamo”.

Addio indipendenza?
Come spiega l’Associated Press, nessun presidente americano ha mai cercato di licenziare apertamente un governatore dell’istituto fino a oggi. Come per le altre banche centrali, la Fed è responsabile di monitorare l’inflazione ed eventualmente aggiustare i tassi di interesse, ovvero quanto costa prendere denaro in prestito e quanto fruttano i risparmi dei cittadini americani. La sua indipendenza è quindi vista come una garanzia che le decisioni vengano prese sulla base del contesto economico, e non di convenienze politiche. Trump e la Fed si sono però scontrati più volte negli ultimi mesi proprio sulle scelte riguardanti i tassi di interesse: il presidente degli Stati Uniti li vorrebbe tagliare per stimolare l’economia americana. Ma l’attuale presidente della Fed, Jerome H. Powell, si è fino ad ora opposto, scegliendo di mantenerli stabili. A suo avviso i dazi di Trump potrebbe scatenare un rimbalzo dell’inflazione, mentre mantenere i tassi di interesse alti garantisce un maggior controllo. Il rischio è che gli investitori perdano fiducia nella capacità della Fed di gestire l’inflazione, iniziando a richiedere maggiori interessi sui propri titoli. Questo farebbe aumentare, ad esempio, il costo di un mutuo o di un prestito per aprire un’attività, spiega l’agenzia di stampa Associated Press. Dopo mesi di pressioni, solo a fine agosto Powell ha aperto alla possibilità nei prossimi mesi di abbassare i tassi per rispondere alle debolezze del mercato del lavoro statunitense. “Il cambio nel bilanciamento dei rischi ci potrebbe indicare che dobbiamo aggiustare le nostre politiche,” ha detto alla conferenza annuale della Banca delle Reserve di Kansas City. Che fino ad ora sono però rimasti sempre fra il 4,25 e il 4,50%.
Licenziamento senza giusta causa?
Il Federal Reserve Act, che regola il funzionamento della banca centrale, prevede che un governatore possa essere rimosso dal presidente solo in caso di incapacità professionale o gravi illeciti. Non è consentito rimuovere un governatore semplicemente per una divergenza sulla politica monetaria da attuare. Le accuse contro Cook sono state mosse da Bill Pulte, direttore della Federal Housing Finance Agency, un’agenzia federale indipendente che ha lo scopo di sovrintendere le maggiori compagnie partecipate dal governo in grado di concedere mutui. Ma non sono ancora state provate da nessun tribunale. Alcuni esperti legali consultati dal New York Times hanno mostrato scettiscismo nei confronti delle accuse mosse contro Cook. Per Lev Menand, docente della Columbia Law School, si tratterebbe di un “licenziamento illegale,” dato che alla governatrice non è stata garantita alcuna opportunità di “essere ascoltata.” Il quotidiano Washington Post sottolinea però che non sarebbe il primo caso in cui Trump ha scelto di rimuovere funzionari pubblici non allineati con la sua amministrazione: lo scorso venerdì ha infatti licenziato il presidente dell’ufficio sulle statistiche lavorative, dopo che questo aveva rilasciato dei dati che mostravano un aumento della disoccupazione nei mesi di maggio e giugno.
Battaglia per la Fed?
Se dovesse riuscire nel rimuovere Cook dal suo ruolo, il presidente potrebbe effettivamente garantirsi alla Fed una maggioranza di governatori a lui politicamente affine. Al momento, due dei sette governatori – Christopher Waller e Michelle Bowman – sono stati scelti da Trump durante la sua prima presidenza. Un’altra governatrice – Adriana Kugler – si è inaspettatamente dimessa a inizio agosto. Al suo posto Trump ha già nominato fino alla fine dell’anno Stephen Miran, attuale responsabile dei Consiglieri Economici della Casa Bianca, descritto dal Times come un sostenitore convinto delle sue politiche economiche. In un’intervista con il quotidiano, Miran ha infatti descritto i dazi come uno strumento deflattivo in grado di promuovere la crescita. Prima del suo impegno politico, è stato inoltre autore di un report per il think tank Manhattan Institute, in cui sosteneva che era arrivato il momento di porre fine all’indipendenza della banca centrale. Con Cook fuori dall’amministrazione, Trump potrebbe così godere di una maggioranza di quattro governatori scelti direttamente da lui. A quel punto, solo il Comitato della Fed incaricato di definire i tassi di interessi potrebbe contrapporsi alle sue decisioni. Ma il Washington Post spiega come tutti i suoi membri dovranno essere rinnovati il prossimo febbraio, lasciando mano libera a Trump per influenzare le scelte dell’istituto. La vera partita resta però la successione dell’attuale presidente Powell, il cui mandato si concluderà a maggio del prossimo anno. Trump ha passato mesi a fare pressione su di lui per ridurre i tassi, schernendolo con il soprannome “troppo tardi”. Le regole impongono che il presidente venga scelto fra i governatori attualmente in carica. Per questo, il licenziamento di Cook potrebbe cambiare gli equilibri interni alla Fed, e, di conseguenze, il rapporto fra la banca centrale e la politica statunitense. A meno che Powell non decida – come la legge gli consente – di rimanere in carica fino all’inizio del 2028. In quel caso, lo scenario si farebbe ancora più complicato.
Il commento
Di Gianluca Pastori, ISPI Senior Associate Research Fellow
“Il licenziamento di Lisa Cook si inquadra da un lato nella querelle che da mesi contrappone Donald Trump alla Federal Reserve, dall’altro nell’ambito più generale degli sforzi che la Casa Bianca sta facendo per portare sotto il proprio controllo gli organi amministrativi e di controllo della macchina pubblica. Centro della contesa è sempre la questione della riduzione dei tassi d’interesse, cui il Presidente della FED, Jerome Powell, continua a opporsi. Su questo sfondo, l’affaire Cook appare un nuovo tentativo aumentare la pressione politica sull’organismo, anche alla luce delle accuse di frode già ventilate in passato nei riguardi dello stesso Powell. Una volta di più, sembra di trovarsi di fronte alla strategia intimidatoria che la Casa Bianca ha già applicato in passato e che in diverse occasioni ha finito per sfociare in contenziosi legali dal risultato incerto. In questo caso, il punto critico è, tuttavia, il rischio che corre l’indipendenza del Federal Reserve System e le implicazioni che un simile scenario apre per l’economia globale, già messa alla prova, negli scorsi mesi, dalle aggressive scelte di Washington in tema di politica commerciale”.
Michele Bertelli
(*Istituto Ispi)

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