Le molteplici voci dei capi di partito e delle basi militanti o pronte alla militanza mi stanno facendo venire un’otite virtuale che devo però curare. Le voci lontane e prossime si accavallano e si annullano l’un l’ altra con consigli, raccomandazioni, insulti e anatemi, appassionate difese e sagge autocritiche.
Le basi ( dette anche retoricamente “le varie anime” ) mosse da istinto di conservazione + smanie di protagonismo , accelerano sul pedale del vecchio assembleismo da occupazione scolastica: si va dalla modifica della Costituzione a frettolose convocazioni su questioni marginali e condominiali, in sede socialista, che è una bellezza. I capi approvano e annuiscono, accedono ai dibattiti, presenziano le riunioni e paternalisticamente si dichiarano favorevoli, applausi e buone intenzioni non mancano, il buffet nemmeno.
I siti scoppiano di forum che essendo aperti si rivelano anche ahimè sfondati, causa partecipazione ansiosa e tutta individuale degli autori. Mi manca qualcosa : ah sì, mi mancano gli articoli scritti da grandi firme e da altre meno autorevoli sul futuro del socialismo moderno e dei socialisti contemporanei. Futuro neppure roseo, figuriamoci rosso.
La realtà invece per me si riassume così: De Michelis non molla l’osso, Borselli non molla l’osso, Craxi è andato a lavorare e non molla l’osso, altre star del NUOVO LIBERALISMO da strapazzo ( certi radicali, certi diessini, certi cani sciolti molto laici e molto riformisti…) sgomitano per assumere il comando del movimento sorto a Bertinoro e sperano di trarne prima o poi un onorevole stipendio, posto che il loro luoghi di provenienza sono ormai cumuli di macerie in cui non trovano più i propri oggetti personali. Annusano l’osso.
Compagni attenzione: il costituire Comitati Costituenti è un mezzo non un fine, il dibattito diventa perdita di tempo se non lo si considera quale esso è: un’occasione di scambio di opinioni e di numeri di telefono tra possibili ideologi, filosofi e strateghi di un progetto che deve essere a MONTE e non a valle della battaglia politica che si è in vena di scatenare. Sarà certamente organico e funzionale anch’esso ma mai determinante ai fini di un rovesciamento della situazione in essere. Che è quella di essere ostaggi e servi di tre uomini, di tre vertici che come punte di iceberg sottintendono ben altro peso nascosto e sommerso e direi annegato quali siamo noi, noi che facciamo i Comitati e le Costituenti ecc…
Che è quella di essere schiavi dell’apparato vigente e costituito già da decenni, che ci priva di fatto di avere voce in capitolo riguardo:
-come vogliamo sia strutturato questo nostro partito socialista unito e unificatore, espressione di aria nuova perché depurata, di democrazia reale, perché partecipativa, presente in Piazza e attivo in Parlamento
-Quale programma di governo ci daremmo e che rapporti restaureremo con il sindacato
-Chi saranno i rappresentanti ed i rappresentati di questa forza popolare per niente nuova e molto innovatrice
-Con quali economie organizzeremo di questo Partito, le sedi, le iniziative, le azioni, le gerarchie
I vertici socialisti fanno i Congressi e si applaudono da soli, plaudono alla bella e costruttiva iniziativa di Bertinoro e tornano a casa loro uguali ed identici a prima. Nel terrore di perdere poltrone, potere, Non se ne vanno se non li cacciamo.
Bisogna tornare in piazza, e fare loro capire che non li vogliamo più alla testa dei nostri cortei, dei nostri scioperi, delle nostre vite. Bisogna fare un fronte UNICO, perché le frantumazioni in atto, le mille riunioni di quartiere non servono alla causa. Questo vuol dire ripartire dal quartiere ( posizionandosi nelle circoscrizioni, nelle pro-loco, nelle scuole, nelle fabbriche, nei sindacati, nei bar e nelle piazze) per fare la guerra ai compagni in sella, sul libro paga dei vari Segretari socialisti. Significa ricompattarci tutti in un unica onda d’urto che scaraventi fuori dal Parlamento e dai luoghi di potere questi soggetti che hanno FALLITO nel progettare quella società a cui noi invece aspiriamo. Dal quartiere fare politica attiva per arrivare a Roma. E senza vedere il Papa.
Elena Ronconi

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