La “nuova”legge elettorale potrebbe avere gli occhi di Casini, la bocca di Bersani, il naso di Berlusconi. Una creatura invero brutta assai.

Ora, da quel che si apprende della erigenda legge elettorale, la cui gestazione si sta concludendo con un travaglio talmente lungo e sfiancante da far impallidìre persino il biblico “partorirai con dolore”, pare che il criterio seguito dai suoi troppi padri sia proprio lo stesso di ogni novella coppia di neo-genitori. La legge potrebbe infatti avere gli occhi di Casini, la bocca di Bersani, il naso di Berlusconi – una creatura invero brutta assai, ma quel che è peggio con un destino già segnato alla nascita, ovvero compiacere in tutto i propri genitori e prestarsi a soddisfare ogni loro egoistico desiderio. Roba da far impallidire Cenerentola, e da far sembrare Pollicino un bambino fortunato disperso nel bosco e libero da ogni servitù parentale.
Fermo restando che non basta cambiare una legge elettorale per rimediare ai guasti prodotti negli anni, anzi nei decenni, da un sistema a decisa vocazione partitocratica sostenuto da una struttura sociale ad ancor piu decisa vocazione corporativa, va detto che non potevamo aspettarci nulla di buono dall’ennesima alchimia di interessi prodotta negli alambicchi delle segreterie di partito, e non solo perchè in questi mesi di governo tecnico nessuno ha fatto il minimo sforzo per accennare una qualsivoglia svogliata mossa di cambiamento all’interno delle proprie case politiche, quantomeno per dimostrare di aver fatto buon uso della quantità notevole di tempo libero dovuto alla sospensione della politica vera e propria. In realtà, siamo geneticamente programmati a non aspettarci nulla di buono, ma in questo caso siamo pericolosamente assuefatti al peggio.
Perchè nel corso della nostra accidentata vita di cittadini italiani, abbiamo imparato in qualche perverso e pericoloso modo a metabolizzare il concetto che una legge elettorale – comunque la si chiami e da chiunque sia fatta – è solo e soltanto il prodotto della volontà di mantenere, blindare e se possibile prolungare all’infinito il potere dei partiti politici. Abbiamo ingoiato il Porcellum, ingoieremo anche la legge che gli succederà, con lo stesso senso di ineluttabilità che si prova di fonte al terremoto, alle malattie infettive ed agli amori infelici – calamità inevitabili da cui nessuno può difenderci, figuriamoci la politica.
Se è vero, e non ne dubitiamo, che la legge elettorale perfetta non esiste, se non altro perchè tutto è perfettibile ma soprattutto perchè le condizioni sociali, storiche e politiche sono in costante mutamento – tranne che in Italia – è anche vero, però, che la legge elettorale dovrebbe essere uno strumento del tutto compatibile sia con il concetto di democrazia che un paese ha scelto di darsi, sia con la realizzazione di quel concetto che gli elettori si aspettano di veder messa in atto dai loro rappresentanti. E non è un caso che le cosiddette democrazie avanzate – non la nostra, è chiaro – abbiano leggi elettorali che in nessun caso escludono i cittadini dalla partecipazione attiva alla vita politica, e che anzi poggiano stabilmente su un patto basilare: tu mi eleggi, io governo, a fine mandato tu decidi se confermarmi o rimandarmi a casa, e nessuno tocchi la libertà di scelta, degli uomini, delle idee, della visione sociale, della concezione politica,
Invece noi sappiamo, anzi diamo persino per scontato, che una legge elettorale nasce dai partiti, per accontentare i partiti, ed a nostra totale insaputa. Nella bozza della legge che verrà questo intento è chiarissimo: nelle impronte genetiche di ciascuno dei suoi padri, nel compromesso misurato con il bilancino perchè nessuno perda o vinca davvero, nella salvaguardia dei listini bloccati per garantire il posto ai soliti eterni intoccabili che sono in Parlamento da trent’anni, nella volontà di rimandare tutto agli accordi post-elettorali per riaprire – se mai ha chiuso – il mercato delle vacche su cui si è retta la Prima Repubblica.
E la colpa, sia chiaro, è anche nostra – abbiamo i partiti che ci meritiamo, e la nostra logica corporativa li ha partoriti ed ingrassati perchè hanno garantito per decenni le tutele e i privilegi, grandi e piccoli, che hanno permesso a tutte le lobbies, i sindacati, gli ordini professionali, le categorie commerciali ed imprenditoriali, editoriali e bancarie di crescere all’ombra della grande mammella statale,quella che oggi ha esaurito le risorse e ci uccide con la stessa tecnica con cui ci ha allevati, ovvero con le tasse. Che sono belle, buone e sante finchè toccano agli altri e servono a noi per mantenere i nostri privilegi, altrimenti detti diritti acquisiti, ma diventano tossiche e letali quando ci presentano il conto della nostra dissennatezza.
Dunque, non lamentiamoci troppo di quanto stiamo subendo – fin qui ci è piaciuto perchè ci ha fatto comodo, e non sarà una legge elettorale a fare di noi ciò che non siamo mai stati in grado di essere, cittadini consapevoli e capaci, noi per primi, di guardare oltre lo steccato del nostro orticello. Se i nostri politici ci somigliano, la colpa è nostra, siamo stati noi a volerli così, a nostra immagine e somiglianza. E se son brutti, bè allora sarebbe ora che ci guardassimo allo specchio.

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