Il presidente del consiglio ha rilevato la enorme differenza tra le misure legislative del suo governo ed i risultati concretamente ottenuti. Una differenza nella quale si erano imbattuti tutti i suoi predecessori.

E’ un ceto conservatore, attento ai privilegi, tutto sulla difensiva. Un ceto che, sempre in misura maggiore, privilegia le operazioni finanziarie e non si avventura nelle sfide della innovazione e della concorrenza sui mercati internazionali. Dopo la presentazione del cosiddetto “piano di crescita”, solo i giornali che appartengono a questa autentica “casta” hanno manifestato ipocrita soddisfazione. Aperte, invece, le critiche dei partiti di maggioranza (PDL,P PD, UDC) e dei sindacati; da Bersani che reclama “concretezza”, a Cicchitto, secondo cui Monti parla tanto di crescita ma fa solo operazioni di restyling. Perfino l’UDC, ultramontista, invoca, con il segretario Cesa, il passaggio “dalle parole ai fatti”. Il colmo è che lo stesso presidente del consiglio appare convinto dello striminzito palmares che il suo governo puó vantare sul piano dei risultati concreti. Monti, infatti, ha rilevato con sinceritá e sconforto quanto grande sia la differenza tra le misure legislative del suo governo ed i risultati concretamente ottenuti. Una differenza nella quale si erano imbattuti tutti i suoi predecessori, da Berlusconi ai governi della cosiddetta prima repubblica. La differenza, in peggio, è che per superare il divario, il governo dei tecnici è costretto a mendicare la benevolenza dei partiti che lo sorreggono, i quali, non costituendo una coalizione omogenea, lo espongono a continue frenate e cambi di direzione. Se dai partiti si ha da passare, perció, di gran lunga meglio è il ritorno di quelli veri, capaci di confrontarsi e di cogliere gli umori della gente. E di portare a casa, pur tra mediazioni e opposte esigenze, apprezzabili risultati anche se non tutto quanto promesso.
Se non altro, il metro di giudizio sarebbe la loro incidenza sul piano economico, civile e sociale. Non le oscillazioni di borsa e dello spread che tanto, giustamente dal loro punto di vista, interessano al mondo della speculazione finanziaria ed ai giornali filomontiani.

Scusate, non c’entra nulla con l’argomento, ma volevo ricordare che oggi ricorrono venti anni dalla tragica scomparsa di Sergio Moroni. Riporto due link dai quali possiamo ricavare l’ineffabile e vergognoso commento di Gerardo D’Ambrosio nonché l’ignavia dell’allora presidente della Camera.
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=35270&Itemid=26
http://mailing.virtuafarm.com/go.php?function=view&tid=0cf8013092ba8762187ddc40dac24b54
Senza voler difendere gli evasori, sono fermamente convinto che la caccia feroce avviata nei loro confronti, con i metodi visti, abbia avuto un importante ritorno pro crisi: intendo dire che chi, avendo frodato il fisco, si è fatto una barca da qualche milione di euro, ha dato il valore equivalente in lavoro ad un cantiere navale, ha imbarcato carburante (migliaia di litri) su cui ha pagato fior di tasse, ha dato lavoro ai portuali e via discorrendo. Tutto questo, moltiplicato parecchie centinaia di volte, non può più esistere, a tutto vantaggio di Cannes, Nizza, Antibes, Portorose, Bastia, Macinaggio ecc.
Anche la fuga di capitali, legali e non, giova altrui.
Mi domando se la mia valutazione, da sprovveduto superficiale, ometta qualche fattore importante, capace di correggere il risultato.
Quel che è certo è che le tasse correttamente versate continuano ad essere impiegate per assunzioni (magari di camminatori), e non credo favoriscano altra crescita se non quella del debito.
Sarei lieto di avere un vostro parere in merito. G.Stassano
E’ la tenaglia dalla quale non riesce ad uscire il governo Monti, cosí come non ci sono riusciti i precedenti. Tasse e imposte devono essere pagate, ma un eccessivo prelievo produce gli effetti denunciati dal sig. Stassano: recessione e stagnazione.
Caro Nicola,
L’Italia ha un grosso problema, é priva di antifascisti.
Se Monti lo fosse stato, avrebbe rinunciato alla nomina a Senatore a vita, ridicola per ogni democratico, dicendo perché dovrei diventare Senatore a vita, se nessuno mi ha votato?
Quando i Professori non sanno nemmeno rifiutare una nomina a Capo del Governo, dicendo non sono stato votato e il Presidente ex comunista, continua a nominare Senatori a vita e Capo del Governo, contro i voti dei Cittadini, mancano gli antifascisti, mancano completamente.