Soffocati dalle tasse, ma entro il 15 ottobre servono soldi per l’Iva e l’IMU.

Entro il primo ottobre invece, serve 1 miliardo per bloccare l’aumento di un punto dell’IVA. La misura, a regime, costa quattro miliardi l’anno. Tanto vale un punto di aumento dell’IVA. Entro il 18 settembre, quindi ad horas, deve essere definito il decreto per la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione. Anche qui un bel mucchietto di soldi, ma non c’è solo questo. Ci sono per esempio anche le missioni di pace, la copertura della cassa integrazione in deroga, gli esodati … e poi, in cauda venenum, entro venerdì 20 il Tesoro deve aggiornare il Documento di economia e finanza (DEF) che dovrebbe contenere, salvo inaspettati miracoli, un adeguamento al ribasso del PIL e dunque automaticamente la crescita della stima del deficit.
Ma ci piaccia o no, la regola è quella del 3%. Se stiamo dentro è tutto ok, in caso contrario si riapre la pratica dell’infrazione e perdiamo, tanto per dirne una, contributi dall’Europa per 12 miliardi di euro.
Renato Brunetta ha annunciato trionfante che “a giorni arriverà il decreto per bloccare l’aumento dell’Iva, con la relativa copertura. E’ una garanzia. Succederà”. Voi ci credete a quello che dice il capogruppo del PdL alla Camera? “C’è l’impegno del governo e della maggioranza a non far aumentare l’Iva a ottobre” (e a cancellare la seconda rata dell’IMU), ha aggiunto, ma dove li può trovare i soldi il Governo se, a detta dei tecnici, si è già raschiato il fondo del barile?
Nei giorni scorsi, ad esempio, per far fronte alle spese del decreto sulla scuola,(400 milioni di euro per assunzione di 26mila insegnanti di sostegno, piano triennale per immettere in ruolo 69 mila docenti e 16 mila Ata, sostegno al welfare degli studenti più borse di studio) il governo non ha tagliato qualche altra spesa, ma ha semplicemente aumentato le tasse. E mica hanno aumentato quelle sul gioco d’azzardo – come sottolineava il capogruppo PSI alla Camera, Marco Di Lello, su queste pagine -, hanno fatto salire l’accisa sugli alcolici mentre l’imposta di registro in misura fissa, sugli atti catastali e ipotecari, passa da 168 a 200 euro.
Sugli alcolici, e in particolare sulla birra, si è raggiunto davvero un livello che rasenta il disincentivo al consumo. Come scrive il Sole 24 Ore, “nel caso della ‘bionda’, l’imposta cresce da 2,33 a 2,66 euro per ettolitro e grado (…) per passare poi a 2,70 da inizio 2014. Tenendo conto dell’Iva, che a sua volta grava sull’accisa, il rialzo è del 33%”. “Assobirra denuncia un carico fiscale pari al 47%, in un’escalation di rincari che tra il 2004 e oggi ha toccato +114%. Qualche esempio, nel concreto? Se acquistiamo una bottiglia da 66 cl a 1 euro, 40 centesimi vanno all’erario. E se usciamo per una canonica “pizza e birra” con un budget di 15 euro, paghiamo in tasse un quinto esatto della cena (3 euro)”.
Già che c’erano, non apendo dove reperire gli ultimi spiccioli, hanno anche fatto crescere la tassa sulle sigarette elettroniche. Il decreto occupazione, n. 76 del 2013, prevede l’aumento, dal 1 gennaio 2014, del 58,5% dell’accisa sui prodotti “contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati nonché i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo”.
E poi, visto che lo Stato quando vuole se ne infischia e fa diventare retroattive anche le tasse, ha deciso (decreto legge n. 102 del 2013, quello dell’imbroglio sull’Imu e della service tax) un taglio alla detrazione polizze vita, che passa dagli attuali 1.291 euro all’anno a 630 euro per l’anno d’imposta 2013 e a 230 euro dall’anno d’imposta 2014. Ma è possibile che non si possa tagliare nessuna spesa, ma solo aumentare tasse e imposte?
Ma tornando alla domanda iniziale, come farà questa volta a tappare i buchi per mantenere le promesse? Aumenterà la benzina? Speriamo di no.
Beh, poi può accadere che Berlusconi non regga la estromissione dal Senato e faccia cadere il governo. Un errore sotto diversi punti di vista, ma forse una soluzione per il Enrico Letta perché se il governo va in crisi e lui si dimette, non si fa in tempo a trovare i soldi per l’Iva e l’IMU, il bilancio è salvo e restiamo nella soglia limite del 3% così Ohli Rhen da Bruxelles non può bacchettarci. Ma soprattutto Letta può dare tutta la colpa a Berlusconi.

In questi giorni sono venuto alla soluzione che le accise sul carburante o persino i servizi gonfiati sui conti elettrici, sono un attacco contro la sovranità del popolo. Le accise sui carburanti sono intese a fare inginocchiare l’industria per poi portarla ad obbedire ai truffaldini che fanno prestiti bancari a favore di chi ubbidisce ad un sistema gogliardo che proviene dall’estero. Solo i cittadini possono decidere e determinare se è possibile alzare le tasse sui carburanti e per la sola vera ragione di abbassare gli inquinamenti ma ciò richiede un team dove il popolo è presente, richiede dei conteggi che tengono presente i possibili danni all’industria e perciò la tassa sui carburanti non può essere gestita da lucignoli che si alzano la mattina in politica e dicidono cosa fare. Trattasi dunque di sovversione della politica ed attacco contro gli interessi nazionali. Ho anche sentito in TV che un commerciante diceva che un operaio gli costa 3750 euro di spese totali su di uno stipendio di 1500 euro. Queste sono tasse che oltrepassano il 100 percento e sono totalmente illegali. Non solo illegali ma ancora una volta dimostrano l’attacco incessante contro gli interessi nazionali.