Non è la prima volta che Antonio Di Pietro si trova in difficoltà: costretto a fare i conti tra l’enorme divario che separa l’immagine di inflessibile persecutore di corrotti, e l’impasto della sua personalità: un misto di furbizia all’ italiana, arroganza e spregiudicato opportunismo. Anni fa, chiusa in maniera oscura e in tutta fretta la parentesi “gloriosa” di PM tutto di un pezzo, fu chiamato a rispondere di comportamenti a dir poco discutibili: prestiti cento volte milionari, auto di lusso “in prova”, uso di telefonini appartenenti ad inquisiti.
Se la cavò, come tutti sappiamo, senza fugare l’impressione che ciò che aveva compiuto non fosse commendevole e lasciandoci assai perplessi sui suoi comportamenti. E nemmeno riuscimmo a comprendere le pronunce della magistratura di Brescia ( che qualcuno molto in alto definì piuttosto una “lavanderia” ) ed il compiacente velo steso da gran parte della stampa.
In questi giorni Di Pietro, divenuto nel frattempo leader politico, deve fronteggiare una nuova tempesta abbattutasi su di lui in seguito alle intercettazioni telefoniche che hanno rivelato le “raccomandazioni” rivolte dal figlio Cristiano al Provveditore alle opere pubbliche della Campania in favore di suoi amici.
Questa volta non sembra esserci niente che possa far pensare ad alcunché di illecito da parte di Di Pietro padre, forse nemmeno da parte di Di Pietro figlio. Eppure, proprio questa volta la situazione si presenta assai più rischiosa per l’ex “eroe” di mani pulite. E non è un paradosso. Allora, infatti, si trattava di ipotesi di illeciti penali da parte di un magistrato. E a favore dell’ex PM militava un fortissimo schieramento, in primo luogo i suoi colleghi, tutto teso a scongiurare il pericolo che fosse messa in discussione l’opera di smantellamento di un’intera classe politica che aveva provocato quel vuoto che a molti faceva comodo occupare. Provvidenziale fu l’assoluzione dai reati declassati a semplici comportamenti “discutibili” da parte di un magistrato. E tutto finì lì.
Oggi Di Pietro (Antonio) è lui stesso un politico. E con i politici c’è meno benevolenza come l’ex magistrato sta imparando sulla sua pelle. Il figlio, certo, non è il padre. Ma è improbabile che le sue raccomandazioni avrebbero potuto avere effetto su un alto dirigente del ministero dei Lavori pubblici se non si fosse trattato del figlio del ministro. In aggiunta, la reazione furbastra del leader dell’IDV ha contribuito non poco a fare storcere il naso. Dall’iniziale “i magistrati vadano avanti senza guardare in faccia a nessuno”, Di Pietro ( Antonio) è venuto a più miti consigli. “Ma quali illeciti” ha più o meno detto, “ se si dovessero considerare illeciti le raccomandazioni, occorrerebbe recintare tutta l’Italia”. L’inflessibile ora accetta la logica del così fan tutti. La logica contro cui si scagliava quando si trattava di perseguire il finanziamento illecito dei partiti.
Costretto dagli eventi, Di Pietro vorrebbe apparire tutto d’un pezzo ed invece balbetta; e quasi fa tenerezza con la trovata del figlio che si dimette dall’Italia dei Valori pur restando consigliere provinciale di Campobasso (per conto di chi?).
Non sappiamo se sia giunta al termine la sua parabola umana: poco ci importa. Ci contenteremmo di vedere la fine di quella politica.
TRISTE FINE DELLA PARABOLA POLITICA DI DI PIETRO?
Questa volta non sembra esserci niente che possa far pensare ad alcunché di illecito da parte di Di Pietro padre, forse nemmeno da parte di Di Pietro figlio. Eppure, proprio questa volta la situazione si presenta assai più rischiosa per l’ex “eroe” di mani pulite.

Non facciamoci illusioni. Il populismo di Di Pietro continuerà a ricevere consensi. In un Paese con una politica così conflittuale e disorientante fa presa uno come il Tonino. E molti, la maggior parte dei suoi fan, passeranno sopra ad un incidente di percorso di Di Pietro junior e passerranno sopra anche alle contraddizioni del padre. Per incidere sull’opinione pubblica servirebbe una massiccia campagna di stampa che con tutto quello che succede in giro per l’Italia e con i problemi legati alla crisi economica in pochi sono decisi a farlo.
In fondo Di Pietro serve! Dopo i guai del Pd è l’unico vessillifero politico a favore, senza riserve, della magistratura.
Non capisco: Di Pietro vuole fare il giustizialista ! Pima cosa, nel marasma delle leggi Italiane non esiste giustizia, ma interpretazione dei giudici e degli avvocati: Abbiamo in Italia 880.000 leggi ( prima dell’ultimo governo di centro-sinistra ) contro le 4-6000 di Germania e Francia e le 2500 degli Inglesi. Inoltre esistono su ogni argomento diverse leggi con interpretazioni contrarie.
Secondo: La più grande ingiustizia, la hanno commessa i politici, accettando le proposte dei “signori del signoraggio”. La moneta, da sempre nelle mani del “popolo” specie nelle monarchie cristiane, la stampano i “signori” e ce la prestano ! I politici sono ormai definibili come “i camerieri del signoraggio”.