Si va cercando, con interviste televisive ed altro, di attivare in Italia una reazione nazionale alla politica francese del presidente Macron che, benchè salutato da mille giudizi positivi nel momento della sua elezione, riserva al nostro Paese un trattamento severo e, diciamolo pure, di serie B. Il Paese ovviamente non risponde perchè assolutamente disinteressato dai problemi di orgoglio nazionale e perchè, credo anche, trova che Macron può aver ragione: infatti Macron è riuscito con una mossa diplomaticamente efficace a stabilire un rapporto con tutti e due i leader della Libia, a creare le premesse per un possibile insediamento di campi profughi sotto controllo europeo sul territorio libico e, per finire, a rialzare il prezzo della vendita dei cantieri STX. La nostra diplomazia ha reagito con un accordo con una delle parti libiche, il presidente Sarraj, che ha smentito immediatamente dopo aver firmato e che, a tutt’oggi, non sembra essersi concretamente prodotto.
Insomma la nostra classe dirigente politica e diplomatica ha dimostrato ancora una volta la sua sostanziale incapacità e, forse, la sua impossibilità di muoversi agevolmente nel mondo arabo perchè vincolata da sottostanti accordi dei Servizi. Per esempio l’incapacità di stabilire rapporti con il generale Haftar, notoriamente uomo di al-Sīsī, è una lacuna dal punto di vista diplomatico dovuta alle cattive relazioni che si sono stabilite con l’Egitto.
I ministri Minniti e Pinotti dimostrano buon senso e buona volontà ma devono passare attraverso un Parlamento che può riservare ogni sorta di sorprese e che sempre, con eccesso protagonistico, presenta migliaia di emendamenti per qualsiasi legge. Devono poi affrontare una stampa infida che pur di arrivare a qualche copia in più è capace di diffondere qualsiasi notizia riesca ad avere con qualsiasi mezzo.
Dunque tutto questo misogallismo è ingiustificato e la nostra incapacità di frenare le immigrazioni irregolari porterà all’abolizione del Trattato di Schengen e quindi ad un passo indietro dell’Europa. Intanto la Svizzera ha richiamato una classe di riservisti per controllare le frontiere con l’Italia e l’Austria, non ne parliamo proprio, è lì già pronta con le autoblindo: siamo politicamente isolati in Europa e ciò non sfugge a Macron come, dopo le elezioni, non sfuggirà alla signora Merkel.
Tra l’altro sappiamo già che le nostre elezioni serviranno a poco salvo che non ci sia una soluzione grillina o grillin-salviniana che rapidamente porterebbe tutta l’Italia al livello di Roma e non dico altro perchè basta guardare le foto sui giornali per capire.
Per concludere riprendiamo due vecchie canzoni del 1911che possono ritrovare una loro attualità, una favorevole all’intervento a Tripoli (nazionalista) una contraria (socialista):
|
A TRIPOLI! Sai dove s’annida Tripoli, bel suol d’amore, Naviga, o corazzata: Tripoli, bel suol d’amore, A te, Marinaro, Al vento africano Un bel militare Tripoli, bel suol d’amore, Naviga, o corazzata: |
INNO A TRIPOLISai dove si stende Tripoli suol del dolore Naviga su fornitore Tripoli suol del dolore A te marinaio Naviga su fornitore Al nero fratello Tripoli suol del dolore Naviga su fornitore
|
Giacomo Properzj

Le rispondo con ritardo, gentile Signor R, perché sono in vacanza e me ne scuso.
Le vicende di ventisette anni fa, in una situazione politica oggi molto modificata in peggio, non mi fanno alcuna vergogna perché credevo nel mio partito e nella necessità della sua sopravvivenza.
Ho già detto che ho pagato quello che dovevo pagare. La giustizia con me è stata molto corretta e veramente non posso lamentarmi. Non così sul piano generale dove si è provveduto alla distruzione dei partiti strumenti necessari per la democrazia e previsti dalla Costituzione. Lasciamo quindi da parte l’Etica, come faceva lo stesso Aristotele, soprattutto quando non si ha il coraggio di scrivere neppure il proprio nome. Su quelle vicende la Storia ha già dimostrato il grave danno per il nostro paese. Abbia il coraggio del proprio cognome e si faccia buone vacanza.
G.P
Noto che abbiamo un concetto diverso dell’etica, caro Properzy. Ne prendo atto.
Il problema non è quello che Lei chiama anonimato, del resto a questo giornale on line ho dato il mio nome di battesimo e il mio indirizzo di posta elettronica.
Non importa e non sposta nulla il fatto che io all’anagrafe sia il signor Antonino Raffa (adesso sarà contento, immagino). Sono uno dei tanti italiani “normali” truffati e presi in giro da quel sistema che Lei continua a elogiare a distanza di tanti anni.
Ci sono famiglie che non arrivano alla fine del mese, milioni di giovani disoccupati e di emarginati che in questo Paese vivono sotto la soglia di povertà. Non è retorica.
Del resto, visto che Lei lo cita, anche Aristotele, se non sbaglio, associava il concetto di etica a quello di politica e lo poneva a fondamento dell’idea di felicità dell’uomo. Dovremmo dunque essere “felici” perché i partiti sono stati ingrassati a suon di tangenti e hanno tradito, non solo il ruolo loro assegnato dalla Costituzione, ma anche i nostri ideali?
Era una necessità per la società italiana? Le ricordo che, proprio a causa di quel malcostume dilagante e spregiudicato, il Governo Amato in quegli anni fu costretto a varare una finanziaria “lacrime e sangue” con un prezzo altissimo per tutti noi contribuenti onesti che fummo letteralmente spolpati.
Spiace che Lei consideri normale quello che è avvenuto e ne vada addirittura orgoglioso, anche perché, se non erro, è stato pure un rappresentante delle Istituzioni.
Che messaggio arriva ai giovani da un ragionamento come questo? Ripeto il mio convincimento : è sempre meglio chiamare le cose con il loro nome. Le mazzette sono mazzette e i reati sono reati, indipendentemente dal contesto storico.
Nel passato ci sono stati, invece, esempi virtuosi. Si dice che De Gasperi, per la sua prima visita all’Eliseo da presidente del Consiglio, non avesse il cappotto blu, necessario per le uscite ufficiali. Non andò a comprarlo, né se lo fece regalare da altri. Lo prese in affitto, di tasca propria, perché quello era l’esempio giusto da dare.
Per concludere, confermo di non essere mai stato giustizialista, ma resto dell’idea che esiste una strada maestra : ammettere i propri errori (Lei in parte lo ha già fatto) e ripartire da quelli. Un Paese a pezzi come il nostro ha bisogno solo di questo. Considero concluso il nostro vivace ping-pong e le auguro ancora buona vacanze.
Antonino Raffa.
Gentilissimo Signor Raffa, finalmente è venuto fuori il cognome, debbo ricordarLe che la Costituzione prevede l’esistenza dei partiti e la la loro istituzionalizzazione: essa è rimasta, per questo aspetto, incompiuta. I partiti che hanno fatto la Costituzione e la Repubblica avevano tutti un riferimento ideologico e culturale, oggi non ci sono più. Per colpa loro sono stati distrutti dalla visceralità Giustizialista e dalla stupidità politica del populismo di massa. Con loro è sparita anche una classe politica decente nel nostro Paese e si inseguono oggi i ragionamenti confusi e qualunquisti che lei fa senza alcun riferimento culturale e senza vergogna.
Debbo anche ricordarle che il governo Amato aveva, con apposito Decreto legge, degradato il reato di finanziamento irregolare ai partiti da penale ad amministrativo. Le informazioni di un funzionario della presidenza del Consiglio alla Procura di Milano fece si che il Procuratore e i suoi Sostituti esplodessero in proteste e minacce del tutto incostituzionali dato che i magistrati debbono far rispettare le leggi e non farle o impedire che esse vengano fatte. Come si sa il Presidente della Repubblica Scalfaro impaurito non firmò il Decreto e quindi si diede luogo da all’ora a un degrado permanente della legislazione e dell’economia italiana.
Il ping-pong quindi è finito caro Signor Raffa (speriamo che questo sia il suo vero nome) però ormai sono un vecchio invalido ma con un carattere che mi ha portato sfortuna a cui sono affezionato Le dico dopo 27 anni lei ha tentano una provocazione molto al di fuori degli argomenti che io tratto su Pensalibero nel tentativo di colpirmi personalmente. Lei, signor Antonino Raffa, è solo un vigliacco.
Firmato Giacomo Properzj
Caro Properzy,
Avevo pensato di chiudere questo aspro ping pong.
Tuttavia mi vedo costretto a replicare, perché Lei distorce la lingua italiana e il significato delle parole. Giudica vigliacco chi ricorda fatti veri e disdicevoli, realmente accaduti, accertati dalla magistratura e che suscitarono al tempo grande indignazione popolare. Le parole sono pietre, lo sa meglio me.
Apprendo adesso che Lei è invalido e mi rammarica il fatto di essermi forse lasciato andare. Le auguro di recuperare salute al cento per cento.
Riflettendo, dove Le devo dare ragione, invece, è nella intempestività del mio primo intervento. Il suo editoriale, in effetti, parlava di altro, di Libia, di immigrazione e della politica estera del nostro governo. E’ stato un eccesso di impulso da parte mia, del tutto fuori luogo e che riconosco. Non c’entrava nulla, infatti, con gli argomenti trattati. Tutti coloro che sono incappati in qualche spiacevole vicenda, a distanza di tanti anni, possono giustamente accampare il diritto all’oblio. Ma La pregherei di non trarre conclusioni sbagliate sulla mia persona (il mio nome e cognome è quello anagrafico che legge in calce, tranquillo) e di non pensare ad una scorrettezza premeditata. Mi sono lasciato andare perché mi è capitato di leggere molto sulla triste pagina di tangentopoli e, per questo, se dovessi rivedere sulla scena gente come Mario Chiesa o Greganti, mi verrebbe l’orticaria. Perché sono un cittadino come tanti, animato da passione civile. Mi sono sforzato di insegnare ai figli che nella vita bisogna conquistarsi tutto con fatica e rispetto verso gli altri, mettendo al centro dei propri comportamenti probità, trasparenza e rettitudine. Non fu esattamente questa la lezione che ci arrivò allora da partiti della prima Repubblica. E sono d’accordo con Lei sul fatto che con quelli della seconda, purtroppo, il Paese sta peggio.
Le ripeto, non volevo riaprire processi, non ne avrei avuto titolo. E mi scuso ancora, per la virulenza eccessiva del linguaggio. Saluti.
Antonino Raffa.
Auguri sinceri anche a Lei. Ci mancherebbe…
A poco a poco al Monsieur Macron sta cadendo la maschera del falso liberale, così com’è caduta a sua volta a Sarkozy, la cui ascesa era stata salutata da molti di noi – io compreso – fino a quando, con il concorso della brava e bella Carlà ha fornito un passaporto falso al delinquente terrorista Cesare Battisti, poi generosamente accolto e SOSTENUTO dal sindacato CUT – la CGL brasiliana – dell’altro “bravo” ex presidente brasiliano Lula.
Tutta brava gente, naturalmente…
In realtà la risposta è semplice e netta. A Pensalibero gli autori degli articoli vengono apprezzati per i contenuti e non per i matttinali delle questure. Qualcuno la pensa diversamente? Poco male. Anzi, ci fa piacere che ci legga e contribuisca alle discussioni con i suoi punti di vista.
Una curiosità. Il signor Properzj è lo stesso dirigente repubblicano coinvolto nella Tangentopoli degli anni novanta? Pare avesse il compito di distribuire le mazzette che toccavano al suo partito. Un contabile preciso assai amico dell’onorevole Del Pennino. Non proprio una persona limpida, sembra. Che oggi scriva editoriali …Non mi sembra di grande aiuto per la credibilità di questo giornale on line.
Assai meno credibile appare chi, come lei, in forma anonima, formula simili considerazioni, magari essendo persona in qualche modo nota. Pensalibero è uno spazio che consente liberi commenti a tutti i suoi lettori. Ed anche questo lo accredita come organo assolutamente anticonvenzionale.
Ho posto una domanda alla quale evidentemente non riuscite a dare una risposta. Io mi chiamo Antonino r. Non sono una persona nota e non ho alcun anonimato da difendere. Se quel Properzj è lo stesso soggetto coinvolto nella Tangentopoli degli anni novanta ( concediamo il beneficio del dubbio, sempre dovuto) forse è più noto lui alle varie procure. Il resto delle considerazioni lo lascio ai vostri lettori…
Sì, sono io e me ne vanto. Ho ricevuto, senza richiederli, finanziamenti per il mio partito che ne aveva bisogno. Non ho tenuto un soldo. Ho patteggiato una modesta condanna. Dopodichè se a Antonino R. non vado bene basta che non mi legga.
E’ quello che farò. Non sono giustizialista in assoluto, ma fossi al suo posto non menerei vanto per aver svolto il ruolo di collettore di cospicue tangenti. Direi semplicemente : ho sbagliato e riparto dai miei errori.
Tutto qui. Auguri a Lei e ai responsabili di questo giornale on line.
Non sono giustizialista caro Properzj. Quei finanziamenti non erano richiesti? Forse non erano nemmeno dovuti. Erano soldi dei contribuenti e non risulta che Lei fosse il tesoriere ufficiale del partito repubblicano. Nella vita qualche volta non e’ male ammettere i propri errori e ripartire da quelli. Fossi al posto suo eviterei di menare vanto. Anche se Lei non tenne un quattrino, quella fu una vicenda poco elegante, diseducativa sul piano etico e morale. L’ho ricordarla solo per ragioni di opportunita’ senza alcuna voglia di riaprire processi..Tutto qui.