
Questa notte, i futures sul WTI sono inizialmente balzati di oltre il 2% verso i 94 dollari al barile, recuperando parte delle perdite della sessione precedente, in un contesto nel quale gli attacchi israeliani contro il Libano di questa notte, sollevano dubbi sulla solidità del cessate il fuoco in Medio Oriente, anche perché lo Stretto di Hormuz rimane in gran parte bloccato. Un alto funzionario iraniano ha dichiarato che tre disposizioni dell’accordo di cessate il fuoco sono già state violate. Nel frattempo, il vicepresidente statunitense Vance ha affermato che ci sono indicazioni che lo stretto potrebbe iniziare a riaprire, mentre guida una delegazione statunitense a Islamabad per colloqui diretti con l’Iran questo fine settimana. La quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz, che gestisce circa il 20% dei flussi globali di petrolio e gas, continua a rappresentare il problema chiave per la stabilizzazione dei mercati petroliferi. Il mercato, va ricordato, ha reagito in maniera assolutamente composta, dimostrando maturità e consapevolezza. La volatilità rimane alta, ma comunque all’interno di parametro ragionevoli.
WALL STREET, BALZO IN AVANTI.
Mercoledì le azioni statunitensi hanno registrato un’impennata dopo che il presidente Trump aveva concordato un cessate il fuoco con l’Iran e si è astenuto dall’ordinare attacchi su larga scala, come minacciato. Chiusura in deciso rialzo quindi, secondo logica, per Wall Street dopo l’accordo, con il Dow Jones che ha guadagnato il 2,8%, l’S&P 500 il 2,5%, il Nasdaq il 2,8%. Il cessate il fuoco è stato concordato per le prossime due settimane e, secondo quanto riportato, prevede la libera circolazione delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Per ora, al tregua appare assai fragile comunque, anche se le basi per qualcosa di importante, sono state gettate. Questi sviluppi hanno innescato una correzione dei prezzi del petrolio e dei prodotti petroliferi, da 110 area a 90, quasi 20 dollari di movimento, attenuando le precedenti preoccupazioni sull’inflazione legata al settore energetico e sostenendo i titoli di Stato, nonostante le notizie di nuovi attacchi alle infrastrutture energetiche saudite. La ripresa della propensione al rischio ha sostenuto i titoli speculativi dell’intelligenza artificiale, con Nvidia, Meta, Tesla, AMD e Micron in rialzo tra il 4% e il 10% nel pre-mercato. Anche le compagnie aeree hanno beneficiato del miglioramento delle prospettive di approvvigionamento di carburante per aerei, con Delta che ha registrato un’impennata del 12% dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali.
VALUTE.
Sui cambi correzione dell’EurUsd dai massimi di ieri a 1.1720, con un ritorno delle price action verso 1.1660. Anche il Cable ha corretto a 1.3375 da 1.3480 mentre il cross EurGbp è rimasto debole con il supporto a 0.8680 che per ora però ha tenuto. UsdJpy in ribasso con i supporti intorno a 157.90 che per ora hanno retto l’urto delle vendite, mentre la correzione che abbiamo visto si è limitata a 158.90. Oceaniche che hanno tenuto i supporti, specialmente il dollaro neozelandese, che rimane a ridosso di 0.5860 mentre AudUsd ha tenuto 0.7020. I cross dello Jpy rimangono fortissimi, come EurJpy, o GbpJpy, vicino a livelli storici assai significativi, da dove sarebbe logico attendersi correzioni, che per ora però non sono avvenute.
VERBALI DELLA FED.
Nei verbali della banca centrale Usa, pubblicati ieri, alcuni funzionari hanno manifestato un approccio restrittivo, relativamente alle future decisioni sui tassi, sottolineando che ulteriori aumenti potrebbero essere giustificati se l’inflazione persistesse al di sopra dei livelli obiettivo, come emerge dai verbali dell’ultima riunione del FOMC di marzo. La stragrande maggioranza dei membri del board ha giudicato elevati i rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per l’occupazione, e ha osservato che tali rischi sono aumentati con gli sviluppi in Medio Oriente. Un conflitto prolungato porterebbe probabilmente a un aumento più persistente dei prezzi dell’energia e questi maggiori costi di produzione avrebbero maggiori probabilità di ripercuotersi sull’inflazione di base. La Fed ha mantenuto il tasso sui fondi federali invariato nell’intervallo obiettivo del 3,5%-3,75% per la seconda riunione consecutiva di marzo 2026, in linea con le aspettative.
GIAPPONE, SCENDE IL NIKKEI.
Questa notte, l’indice Nikkei 225 ha perso lo 0,5%, attestandosi intorno ai 56.050 punti, ridimensionando i guadagni della seduta precedente, mentre i prezzi del petrolio hanno recuperato qualcosa, a causa della persistente incertezza sull’accordo di cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti e Israele. Un alto funzionario iraniano ha dichiarato che alcuni elementi della proposta di cessate il fuoco sono già stati violati in seguito ai nuovi attacchi israeliani contro il Libano, mentre Teheran continua a bloccare in gran parte lo Stretto di Hormuz. Nel frattempo, i verbali dell’ultima riunione di politica monetaria della Federal Reserve hanno mostrato che un numero crescente di membri ritiene potenzialmente necessario un aumento dei tassi per frenare l’inflazione, sebbene molti sperino ancora in un taglio. I titoli tecnologici hanno guidato le perdite dopo il forte rimbalzo della seduta precedente, tra cui Kioxia Holdings (-2,1%), Lasertec (-3,3%), Advantest (-2%), Disco Corp (-3,1%) e SoftBank Group (-2,6%).
Saverio Berlinzani

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