
Trecentomila palestinesi si sono messi in marcia dal mare a sud della striscia di Gaza per dirigersi a Nord e tornare alle loro case.
In realtà, troveranno soltanto ammassi di macerie e distruzione.
Nonostante ciò, le foto di questa “marcia del rientro” mostrano volti sorridenti e testimoniano l’attaccamento alla propria terra da parte dei palestinesi.
Questa marcia è, in effetti, la risposta migliore all’idea folle e criminale lanciata da Trump di deportare un milione e mezzo di palestinesi in Egitto e Cisgiordania.
Un’idea che mette d’accordo la finanza americana del settore immobiliare, da cui Trump proviene, e la destra israeliana fondamentalista.
I primi vogliono investire in resort e alloggi di lusso perché, come dice lo stesso Trump, “Gaza è in una posizione interessante, è sul mare e vi si potrebbero fare cose fantastiche”, ovviamente senza la presenza dei palestinesi.
I secondi vogliono completare la pulizia etnica della Palestina per costruire la grande Israele e impossessarsi di nuove terre.
“La marcia del rientro” dei palestinesi è perciò un atto eroico di resistenza da parte di un popolo che non accetta la brutalità e l’arroganza, e non si piega neppure di fronte alle macerie e ai 47mila morti sotto i bombardamenti israeliani.
I palestinesi chiedono tende da collocare accanto alle loro case distrutte, aiuti alimentari e medicinali per cominciare a ricostruire e a rifarsi una vita.
Cosa fa il governo italiano per aiutare questo popolo? Cosa fa Meloni, oltre a vendere le armi alla Arabia Saudita, un Paese che viola i diritti umani ed è in guerra con lo Yemen, dove i suoi bombardamenti hanno causato una grave crisi umanitaria?
Intanto, si devono purtroppo registrare le agghiaccianti dichiarazioni del ministro della difesa Crosetto, il quale dice che le affermazioni di Trump, devono far riflettere “perché accelerano le soluzioni”.
“La marcia del rientro” ci dice, invece, che i palestinesi non abbandoneranno la loro terra e che è lì dove chiedono di essere aiutati a ricostruire.
È un fatto grande e commovente, un segno di speranza che deve spingere l’Italia ad impegnarsi fin da subito negli aiuti, se per noi ha ancora un senso la parola solidarietà su cui si fonda la nostra Costituzione.
Diversamente, si avrebbe l’amara conferma che l’autonomia dell’Italia è ormai passata in secondo piano e che a comandare la nostra politica estera è l’ internazionale nera di Trump e Netanyahu.
Enrico Rossi

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