Sembra di assistere a tre campagne elettorali. Molto diverse. A tre anelli. Non solo perché in televisione in radio in giro hanno per ora organizzato tribune e confronti separati: da una parte i due grossi Pdl e Pd tra loro e in altri spazi i medio piccoli Sinistra, Centro, Destra e poi Socialisti e Consumatori. C’è la campagna potente e sicura dei partiti dal 30 al 40 per cento, Pd e Pdl. La seconda insinuante e provocante dei partiti e formazioni che stanno tra 5 e il 10 per cento, che supereranno gli sbarramenti ma che ondeggiano ancora molto come la Sinistra l’Arcobaleno e l’Unione di Centro e poi quella delle formazioni che vengono date dallo 0,50 al 4 per cento, tra cui la Destra di Storace, i socialisti di Boselli e il centro consumatori di Manzione.
Adesso a liste fatte, e a candidati presentati, le campagne elettorali si fanno inevitabilmente più dure. Cade il fair play dei primi giorni e delle prime settimane, si passa dall’annusamento reciproco ai colpi più o meno bassi. E’ la politica bellezza. Tutti ad aspettare la cosiddetta polarizzazione degli ultimi giorni. Quindi tre campagne diverse, molto diverse. Quella di Berlusconi e Veltroni che combattono, immagine piuttosto metaforica al momento, per vincere in maniera netta e diretta. Berlusconi ha già innestato la marcia dell’ ultimo mese per stravincere. La vicenda Ciarrapico, al di là delle inevitabili polemiche su fascismo e nuove destre, è la conferma che il leader del Popolo delle Libertà non vuole correre rischi al Senato, che nelle regioni più delicate come ad esempio il Lazio non guarda in faccia a nessuno, e punta all’obiettivo. Come in pubblicità, di cui è maestro. Il rischio è nell’area di destra e lui tappa, un’area di pura conquista più che un alveo di valori e ricordi più o meno discutibili o storicamente condannati. Berlusconi in questo è o fa il naif buttandola sulla battuta. Ciarrapico è simpatico come Aldo Fabrizi, lasciamo stare queste cose e parliamo di cose serie come i rifiuti di Napoli. Berlsuconi ha capito da un pezzo che deve stravincere al Senato, che questa legge elettorale lo obbliga non solo a scegliere -come ha candidamente ammesso- il destino delle vite degli altri, lasciando intendere che e favorevole al reintegro delle preferenze elettorali, e ha capito che con i premi regionali al Senato deve fare i conti zona per zona, per non ritrovarsi a Palazzo Madama a dover corteggiare altri partiti piccoli o i senatori a vita per avere la maggioranza sicura. La maggioranza di almeno 15 o 20 senatori se la vuole portare tutta nel Pdl. Al Senato ci mette i suoi della prima fila, gli aggregati li manda, giustamente dal suo punto di vista, alla Camera dove lo scarto probabile di un centinaio di seggi non gli darà pensiero. Veltroni sa che sta rimontando, che le piazze sono sempre cordiali ma sempre meno calde. Non è un mistero che le cartucce da sparare sono sempre meno, che il prezzo della novità è ancora piuttosto alto, in fatto di contraddizioni e mescolanza di uomini donne e idee. Come dice uno dei sui creativi “Veltroni sarà probabilmente un perdente di successo”. Poi c’è la campagna elettorale dei nuovi di centro e di sinistra, quelli dati dal 6 all’8 per cento nazionale, Casini, Pezzotta, Tabacci, Baccini al Centro, la costituente tra Udc e Rosa Bianca e la Sinistra di Diliberto, Giordano Pecoraro Scanio che portano Bertinotti leader. La loro è una campagna elettorale decisa e tendente alla sorpresa, entrambi dicono: vedrete che soprattutto al Senato ci saranno sorprese, non è detto che sia tutto scontato, faremo una bella opposizione, votateci perchè saremo la guardia contro gli inciuci. Insomma a volte sembrano più alleati Pezzotta e Giordano tra loro che Pannella e Veltroni. Che sarebbero nella stessa lista. Poi c’è la terza campagna, molto tenera e sentimentale, di chi sa che difficilmente arriverà ’anche al quorum della Camera, che si gioca il tutto per tutto come Boselli, in nome giustamente dal suo punto di vista delle idee e degli ideali. Più ardito e deciso Storace, con la Santanchè, che punta su alcune grosse concentrazioni regionali. Il tutto per fare un Parlamento di una legislatura che dovrà essere costituente per le riforme, a cominciare da quella elettorale, e ricostituente per l’economia e la società. Insomma due anni di tempo per cambiare, con larghe intese, sistema di voto e grandi regole, poi di nuovo al voto. C’è già chi scommette sulla data delle nuove elezioni politiche: domenica 18 aprile 2010. Si proprio come quell’altro 18 aprile. E lì davvero i volti e i numeri potrebbero essere nuovi.
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Fabrizio Binacchi

Da un Parlamento del genere e da larghe intese tra PDL e PD non mi aspetto nulla di buono. Questa legge è stata inventata da PDL e Lega e non modificata dal PD e soci vari. Sicuramente con il referendum incombente nel 2009 PDL e PD si metteranno d’accordo per cambiare la legge elettorale ma se avranno avuto un buon successo in queste elezioni(ovvero PD attorno 34% e PDL 38-40%…) allora il rimedio a questa legge elettorale sarà una legge elettorale bipartitica alla spagnola(la quale piacerebbe anche a Lega e a MPA di Lombardo..). A quel punto per le forze medie e piccole sarebbe la fine e il sistema sarebbe bloccato per moltissimi anni. Io cercherei di non sottovalutare queste elezioni e cercherei di battermi per cercare di sconfiggere ora il progetto bipartitico PD-PDL invitanto a non votarli. Il lato debole della coppia è indubbiamente il PD: un PD al 30-31% vorrebbe dire la sconfitta di Veltroni e la riapertura vera dei giochi a favore del duo D’Alema-Marini e quindi una spinta anche da parte del PD per una legge elettorale alla tedesca.