Santa Maria Novella non è solo una stazione ferroviaria, la principale di Firenze, è anche una bella chiesa, una officina farmaceutica, una piazza, un sistema di scambio intermodale e soprattutto un parcheggio. In questo Firenze è avanti.
Costa un po’ ma non devi scapicollarti per posteggiare e prendere un treno, o sperare in qualche divinità per trovare un posto in cui fermarsi e far scendere o andare a prendere una persona che ha preso un treno e ne è scesa.
In altre città, come ad esempio Mantova e Bologna, tanto per citarne due, è invece un terno al lotto. Viali e strade davanti alle stazioni con traffico da capogiro in quasi tutte le ore del giorno e siamo perennemente intasati per un treno.
Lo sanno ad esempio le mamme, i papà, le sorelle, i fratelli, i fidanzati e parenti tutti che in certe ore debbono andare ad accompagnare o a prendere studenti e studentesse amici e parenti e che per cinque minuti o dieci debbono fermarsi a ridosso della stazione.
A Bologna su viale Pietramellara addirittura occupano una corsia di marcia impedendo il normale traffico verso porta Lame. C’è il parcheggio sotterraneo della nuova stazione Alta Velocità ma al momento poco conosciuto. E poi per 15 minuti che si fa? A Mantova intasano quel parcheggino tra la strada e la stazione come in una sagra di paese. Per quanto si faccia il cosiddetto trasporto pubblico, cioè gli autobus e i pullman, non soddisfano l’intera domanda.
Ci sono sempre quelle centinaia di automobili che ronzano nei piazzali o nei viali davanti alle stazioni alla ricerca di un buco per scaricare persone e bagagli. Anche i parcheggi dell’Alta Velocità a Bologna non sono così d’aiuto.
Meglio hanno fatto a Reggio Emilia dove la modernissima e avveniristica Stazione Medio Padana ha un parcheggio enorme , quasi da aeroporto, e indubbiamente aiuta il successo dello scalo ferroviario.
Qualità della vita è anche poter prendere un treno e scendervi per tornare a casa o fare un giro senza l’ansia o il terrore di dover fare numeri da circo per correre in velocità con trolley al seguito o penare delle mezzore per indovinare dove mettersi senza incorrere in sanzioni e reprimende. Una volta andava di moda la parola intermodale e cioè quegli snodi in cui potevi passare dall’auto al treno, dalla nave al pullman senza dover per forze fare chilometri di strada a piedi per raggiunge il mezzo di comunicazione seguente.
E dire che ci vorrebbe poco per aiutare noi cittadini a farci una vita con meno ostacoli, come pianificare aree e sistemi di sosta a più livelli di tempo o di prossimità per soddisfare esigenze direi basiche. Ci sono orari soprattutto alla mattina e alla sera nei quali attorno alle stazioni sembra di assistere a un campionato di formula tre o a un raduno di disperati della sosta.
Ogni città ha il suo problema. E le sue soluzioni. A Pescara la stazione è bellissima e ha un parcheggio che soddisfa esigenze da metropoli. A Bologna dove c’è una delle stazioni ferroviarie più frequentate d’Italia puoi contare lato Medaglie d’Oro su una ventina di posti nell’anellino attorno alla fontana se ti va bene. Prendere un treno non deve e non può essere sempre una impresa.
Chi può decidere e chi deve amministrare il benessere di una città non può non porselo come problema. Se han trovato soluzioni a Firenze e a Pescara perché non si possono trovare altrove?. Questa è una bela domanda. Bisognerebbe trovare una bella risposta. E se non bella almeno che sia efficace.
Fabrizio Binacchi
Con Voce di Mantova

Lascia un commento