Un conto è leggerlo su giornali, un contro è viverlo. Parliamo del traffico romano. Un conto è guardare le statistiche sulle ore passate in coda e un altro conto è stare in coda quelle ore delle statistiche, o anche di più.
Il traffico romano è così: ti pende, e non ti fa uscire. Il traffico romano è diverso dagli altri traffici cittadini e metropolitani. Non c’è confronto con quello di Milano o di Firenze, con quello di Mantova, Bologna o di Verona. Il traffico romano è più social, è più condiviso, è più “caciarone” in fondo ti fa sentire parte di un tutto. Mentre stai in coda sul Lungotevere dal Santo Spirito, zona Conciliazione, fino a Porta Portese ti sembra di partecipare alle vite degli altri: hai tempo di vedere quelli che scendono e salgono dai “mezzi”, chi corre in palestra, chi esce dal lavoro, chi cerca di leggere un libro, chi parla all’auricolare, chi si incontra per una passeggiata o un corsetta, e intanto i centauri dello scooterone fanno amicizia accanto al tuo finestrino e se la raccontano nel tempo di un semaforo rosso che è sempre più lungo di un semaforo verde. O così sembra.
E se non vai aventi neanche di un metro per dieci minuti in fondo consoli o cerchi di consolarti perché ti sembra di stare in un teatro o su un palcoscenico dove gli attori e le comparse sono, siamo, tutti noi. Non fai nemmeno più caso al navigatore che cerca di darti soluzioni digitali “svoltare a sinistra”, ma non gli dai ovviamente retta perché a sinistra sul punte sono tutti fermi come qui.
Mi piace ogni tanto guidare a Roma. Trent’anni fa ci vivevo ed era tutta un’altra cosa: a seconda delle ore e del giorno potevo calcolare distanze e percorsi tra l’Eur e via Teulada. Ma bastava una manifestazione o un ingorgo e tutto saltava: si andava dai 25 minuti nelle ore e nei giorni fortunati alle due ore circa quando i flussi erano pieni. Cinque percorsi diversi: Olimpica o Boccea, Aurelia o Longotevere o qualche strada attorno al centro. Allora si poteva. Trent’anni fa posteggiavo davanti a Palazzo Chigi, adesso è impensabile persino passarci in bicicletta. L’altro giorno sono uscito da un parcheggio in zona Prati, e dovevo andare verso Marconi: erano le 17.30, un brutto orario per mettersi in strada a Roma. Ma in fondo qual è l’orario bello per non trovare il traffico romano?
Armato di molta pazienza entro nel grande flusso del Lungotevere tra clacson e sfioramenti di ciclomotori. Al bivio della Conciliazione si passa da 4 corsie a una salita quasi pedonale. E’ Roma. E’ andata bene che tutto si è risolto in 10 minuti e poi via verso Trastevere tra tanti stop e pochi go. 40 minuti per arrivare a Porta Portese, ma tra uno spettacolo e l’altro di vita urbana: seconde e terze file per scaricare una cassa, per caricare un parente, chi cerca un parcheggio in un metro scarso e chi punta a solcare impavido perché deve andare da quell’altra parte.
Poi la Portuense, lunga zeppa di auto, camioncini, furgoni, luci stop e rumori. Ormai il navigator parlava da solo, prevaleva il flusso indotto, anzi obbligato. Un’ora per arrivare all’incrocio. Lavorare a Prati e avere casa a Marconi vuol dire probabilmente fare 4 ore al giorno di coda in auto. Molte di più delle ore delle statistiche.
In zona nord al mattino presto non era andata molto meglio. Sulla Flaminia da Labaro è un ingorgo continuo e fino al bivio con Corso Francia vai a passo d’uomo salvo rare eccezioni: è così dalle 8 alle 10 tutti entrano in città. Poi verso Tor di Quinto il traffico si snellisce, fino al curvone dell’ex aula bunker e poi riprende sul Lungotevere della Vittoria rasentando ovviamente i mezzi in sosta su tre o quatto file.
I viali e le vie di Prati sono un enorme parcheggio: in piazza Mazzini ci sono auto in sosta sino al limite degli incroci, via Teulada è un esteso garage a cielo aperto. Tutti sfiorano tutti. Tutti cercano un piccolo posto e girano anche cinque, sette dieci volte nella stessa via per vedere se qualcuno se ne va. Che invidia per quelli che infilano il motorino in una fessura di sosta, che invidia per quelli che hanno un aprente, un amico, una amica che lasciano in auto a guardia degli eventi.
Il traffico romano è così: certo ti può stancare ma ti fa sentire anche in coda al centro del mondo. Se non lo devi affrontare tutti i giorni può essere anche una esperienza. Se è il tuo destino quotidiano ovviamente può diventare una penitenza. Di certo implementi la socialità: “Aho ma ‘ndovai?!”. “E n’attimo sto aspettà er nonno”. Impagabile, teatro vero.
Fabrizio Binacchi

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