A Firenze si promuovono quasi da sole quelle osterie e trattorie che sono a un soffio dai grandi e celebrati musei come gli Uffizi o quelli più piccoli e meno famosi come il Museo di Leonardo e ugualmente il connettersi tra arte, cultura e cibo risulta vincente a volte al di là della stessa tradizione del piatto.
Tradotto per divulgazione popolare si può dire che la ribollita nella trattoria ad un chilometro dal museo può essere anche più buona di quella che viene proposta a centro metri, ma la vicinanza della galleria fa attrazione intrinseca. E quindi sembra tale e quale. Quasi show.
La sintesi è formidabile: gusto e arte, gola e spiritualità. Accade alle Grazie, Santuario della Madonna, alle porte di Mantova in un giorno di pioggia e cielo molto cupo. Eppure i pellegrini vanno verso la chiesa, eppure i turisti entrano ed escono dalle locande aperte dove il piatto che va per la maggiore, e che fa tradizione, è il cotechino con le verze.
Eppure i commensali dopo aver pranzato sono in fila per andare a guardare una statua, per scoprire gli ex voto, per dire una preghiera alla Madonna, per cercare un prete che confessi. Alle Grazie si congiungono arte, cucina e spiritualità in un ambiente naturale che sembra un quadro: il lago, il verde, il cielo, le guglie, il portico, la piazza, gli archi, la campagna. Altrove si congiungono musei e piatti tipici, mosaici e merende.
Alle porte di Ravenna c’è una trattoria super frequentata che ha preso il nome. papale papale, della stessa Basilica rinomata per mosaici e tombe: Sant’Apollinare, méta di gite e di turismo colto di ritorno. Mangiare i tortelli o i passatelli nella sala da pranzo che ha il nome della chiesa fa la differenza. Sintesi di gusti che travalicano i sensi prima ancora che marketing territoriale studiato o pianificato.
In fondo se sei alle Grazie e hai una Locanda come vorrai mai chiamarla?! Se sei a due passi da Palazzo Pitti e hai un ristorante puoi avere tanta fantasia ma il Palazzo detta legge. Vicino a Valmontone, località nota per qualche coda in autostrada ma soprattutto per l’Outlet gigantesco che lì vi sorge, zona Lazio, provincia Frosinone, sono incappato in un ristorante dal nome neutro richiamando l’immagine del cortile e poi scopri dentro che ci lavorano e ci mangiano i protagonisti di una famosissima trasmissione televisiva tra quadri di attori in posa e un menù con gli spaghetti alla maniera della trasmissione tv. Va così: se mangiamo evocando siamo più contenti.
E poi se usciamo da un giro tra quadri e altari, mosaici e sculture e sentiamo il profumo di un piatto che ci fa gola e magari ci richiama sensazioni del passato nostro personale, beh la degustazione spirituale del posto si fa completa.
Alle Grazie di Curtatone si scopre un piatto che piace molto in certe presentazioni romane anche televisive: è un piatto a cui gli appassionati della cucina mantovana e padana non sanno resistere. E’ composto da una fetta di cotechino che sembra quasi una cotechina tra le verze bollenti e accanto le di cotiche con fagioli che solo a vedere le papille si commuovo, non sappiano la reazione dei trigliceridi.
E tuttavia est modus in rebus. C’è sempre una misura nelle cose. Alla Venaria Reale accanto alla grande fantastica galleria c’è un ristorante in cui si può pranzare alla torinese e alla piemontese con vista parco e accanto ad una parete di stoviglie d’argento dei Savoia. Con una atmosfera così anche un tajerin al tartufo può fare la differenza. Dove il sapore del tartufo è illuminato dallo sguardo dei Savoia.
Fabrizio Binacchi

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