
Caro Direttore,
ti scrivo perché dopo il mio articolo sulla “Codardia” di qualche giorno fa le risposte non ci sono state. Anzi il nascondere la testa sotto la sabbia è ancor più aumentato. Può un paese, il minuscolo non è un errore, composto da sciami di opinionisti che tutto sanno e che tutto vedono ma che non è in grado di leggersi nemmeno un libro capire in che dimensione vive? Penso proprio di no!
Guardando le cose serie abbiamo, per primo, il girare dall’altra parte la testa di fronte a verità storiche che hanno sconvolto l’intera vita nostra che avrebbero potuto rimettere a posto i cocci in casa. Mi spiego meglio: ad agosto del 2012 la Stampa di Torino pubblicò una storica intervista di Maurizio Molinari, allora corrispondente dagli USA, all’ex ambasciatore americano a Roma Reginald Bartholomew dal 16 settembre 1993 al 28 settembre 1997. Ad un certo punto Bartholomew affermò quanto di più grave ci potesse essere nei nostri confronti “se fino a quel momento il predecessore Peter Secchia aveva consentito al Consolato di Milano di gestire un legame diretto col pool di Mani Pulite d’ora in avanti tutto ciò con me cessò”. Ecco la confessione: esisteva un rapporto diretto fra il console americano a Milano e la Procura meneghina cuore pulsante di mani pulite.
Orbene caro Direttore in un qualsivoglia Paese, degno di questo nome, sarebbe scoppiato un brutale dibattito per riscrivere pagine della nostra Storia nel contesto geopolitico in cui, allora nella prima repubblica, eravamo primi attori. Invece nulla il silenzio, compreso soprattutto quello degli storici di professione. Continuando a menar il can per l’aia sulla lite da comari di ballatoio contro la Procura di Milano ed il Pci che agivano apparentemente da primi attori mentre, in realtà, eseguivano uno spartito a loro assegnato. E ancor oggi continuano i codardi sopravvissuti a recitare questa truccata sceneggiatura per cui “tangentopoli e mafiopoli” derivarono dall’interno dell’Italia in un atto rivoluzionario degli italioti. A conferma di questo golpe realizzato intervenne un altro autorevole collega, sempre della Stampa, Fabio Martini che nel suo saggio storico “Controvento” scrisse testualmente: “il nuovo presidente, il democratico Bill Clinton, e il suo staff pensavano che, dopo la cura Mani pulite l’Italia fosse in fase di disfacimento e in una riunione nello Studio Ovale fu deciso che fosse tempo di invertire la politica di Bush che era stata quella di accompagnare la destabilizzazione del sistema politico. Proprio per seguire il dossier Italia con occhi competenti il presidente sceglie come ambasciatore a Roma, non uno dei finanziatori della campagna elettorale, ma un diplomatico di carriera e colto come Bartholomew”. Il Presidente Bush padre aveva fatto “accompagnare” la destabilizzazione politica in Italia e Clinton nominò Bartholomew che, come visto, la fermò in quanto l’operazione era completata. Sempre Bartholomew nell’intervista a Molinari confessò un’altra cosa di pari gravità sul golpe. Fra le sue diverse iniziative Bartholomew ne fece un’altra, confessata nella citata intervista a Molinari. Fece incontrare a Villa Taverna, sede ambasciata USA a Roma, il primo giudice della Corte Suprema italoamericano: Antonino Scalia con sette anonimi ed importanti giudici italiani, i cui nomi sono tuttora ancora top secret. In questo incontro Scalia tenne ad accusarli di aver violato i diritti di difesa da parte del pool di mani pulite. Bartholomew non fece i nomi dei giudici italiani presenti a quell’incontro, ma ricorda bene che “nessuno obiettò quando Scalia disse che il comportamento di Mani Pulite con la detenzione preventiva violava i diritti basilari degli imputati come i principi cardine del diritto anglosassone”. Poco dopo il governo Amato, ricevuto l’invito, provvide a scrivere il Decreto-legge 14 maggio 1993 n. 139 approvato dal governo Ciampi in cui furono introdotte modifiche sostanziali alla custodia cautelare.
Raffaele Romano
Il direttore risponde:
L
La lettera del collega giornalista Raffaele Romano pone una questione che non può essere liquidata con leggerezza. Il riferimento all’intervista dell’ex ambasciatore Reginald Bartholomew riapre interrogativi sul contesto internazionale in cui maturò la stagione di Mani Pulite. È un tema serio.
Ma va affrontato con rigore.
La storia non si riscrive sulla base di una singola dichiarazione, per quanto autorevole. Servono fonti, riscontri, confronto tra studiosi. Detto questo, è altrettanto vero che su quegli anni il dibattito pubblico è stato spesso insufficiente. Troppo schiacciato su letture contrapposte e poco incline ad approfondire il quadro complessivo, anche geopolitico. Tra negazione e complottismo esiste uno spazio.
Ed è quello della ricerca storica seria.
Se c’è stato un limite, non è stato quello di dire troppo.
Ma, forse, quello di aver indagato troppo poco.
Cesare Mannucci

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