L’infanzia
Franz Peter Schubert nasce in un modesto sobborgo di Vienna il 1797 conducendo un’infanzia relativamente misera come figlio di un maestro di scuola, che da origini contadine si sposta in periferia della capitale, dietro le facili lusinghe della vita cittadina. Dei quattordici fratelli nati dalla sua unione con Elizabeth Vietz rimasero solo in quattro. Emersero subito le innate predisposizioni musicali del giovane genio e sia il padre, violoncellista dilettante, che i primi maestri invitati come tutori scolastici, si trovarono ben presto superati dal sapere musicale del piccolo Franz. Nell’ottobre del 1808, superò brillantemente un concorso di canto con il giudizio del primo Maestro di Cappella , il celebre Antonio Salieri. Grazie alla provvidenziale borsa di studio entrò nella Cappella imperiale e poté studiare allo Stadtkonvikt di Vienna.
L’amore
Schubert ha avuto una vita dolorosamente solitaria dal punto di vista affettivo. Non bello, riusciva ad apparire ancora meno affascinante trascurando l’aspetto e l’abbigliamento. Nel 1814 presenta una Messa in fa nella parrocchia di Lichtenthal, in Germania, dove nota una giovane soprano che, come affermò in seguito, cantava la sua musica con “voce d’angelo”.
Teresa Grob non è una gran bella ragazza, con il suo volto sciupato dal vaiolo; accetta il corteggiamento di un Franz Peter innamorato, che con il suo potente immaginario la trasfigura nel più dolce degli esseri viventi. Nasce per lui l’Amore.
Purtroppo la sua posizione finanziaria è molto debole, non può permettersi di prender moglie e rimanda, insieme all’amata, i momenti migliori per il coronamento del loro sogno d’amore.
Dopo il terzo anno la situazione finanziaria proprio non migliora, Franz si arrende.
E la fanciulla vola in sposa ad un altro.
Non la dimenticherà mai, e nessuna altra donna potrà mai sostituirla completamente nel suo cuore.
Margherita all’arcolaio
Ascoltare il lied Margherita all’arcolaio (Gretchen am Spinnrade) tratto da versi del Faust di Goethe, autore che Franz ammirerà moltissimo durante la sua vita, significa guardare le mani di un genio dischiudere il loro conoscere al nostro ascolto, invitandoci nei segreti del primo dei grandi temi fioriti della canzone romantica: la fragilità sensibile dell’amore. Così vibrante e capace di farci raggiungere aneliti assoluti di piacere e strazianti languori nostalgici, ambientati in un apatico grigiore provocato dalla normalità dell’esistenza quotidiana.
Schubert attraverso il lied costruisce uno stile romantico e naturale, con il sapore di una spontaneità inconsapevole che lo renderà unico nella storia musicale europea. Oltre 600 lieder costruiti con lo slancio immediato della propria natura creativa, che lo riconosceranno relatore incontrastato di immortali sentimenti, perfettamente disegnati da magiche, rapide, succinte melodie che si legano al testo poetico in una inscindibile, chiara realtà. Dove la pienezza del suo spirito gaio e la cupezza delle delusioni della sua breve vita vengono fotografati come rapidi messaggi interioni di straordinaria verità dispiegata.
E’ nell’essenza medesima di questo esistere melodico che si schiude la meraviglia infinita dell’amato dinnanzi alla benamata. Con una capacità tutta romantica (a cui Schubert si era gioiosamente votato) di espansione delle immagini, le trasfigura in figure evanescenti, superiori, indimenticabili.
Figure che, con inedite armonie, si appressano fuori dal nostro mondo reale per uniformarsi con disarmante facilità ad una nuova idea di equilibrio tra momenti dinamici e simboli espressivi. La cui congiunzione, per l’asciuttezza e il facile dispiegamento emozionale, non tocca mai né la sfera, né la scena teatrale.
E in un momento storico come il passaggio tra il Settecento e l’Ottocento, dove il matrimonio tra la musica e la parola si realizzava esclusivamente attraverso la forma teatrale classica, ha significato l’aver creato una nuova, bellissima idea dell’espressione poetico musicale.
Umberto Zanobetti

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