Letta procede rapido. Gli preme chiudere velocemente la questione politica, quella delle alleanze elettorali. Letta ha in testa il vecchio Ulivo riverniciato. Il PD come guida e il M5s come partner forte, più la somma dei tanti ramoscelli. Una coalizione forte, numericamente in grado di competere alla pari col centrodestra. Un Letta federatore, figliolo di Prodi e dall’ abilità manovriera democristiana. Tutto fatto? Forse. Nel PD le correnti non sono scomparse e non hanno finito di combattersi ferocemente. Nel M5s vi è ancora il macigno Casaleggio e anche gli aut aut di Grillo vengono mal sopportati dai big pentastellati. Infatti la questione del doppio mandato è dirompente. Il progetto di Letta è la conseguenza delle precedenti scelte fatte da Zingaretti. Infatti l’ accordo con Grillo era semplice: voi entrate in giunta regionale nel Lazio e a Roma fate ritirare la Raggi e sostenete Gualtieri. Nel Lazio vi è una nuova giunta, ma la Raggi non si è ritirata. Quindi l’ accordo traballa. Traballa in tutte le realtà amministrative dove si andrà al voto in ottobre. Traballa soprattutto sui territori dove tra la base piddina e i grillini non vi è mai stato un grande amore. Le alleanze firmate nei palazzi, possono crollare facilmente fuori dai palazzi. Poi però spesso vince la ” real politik ” ed allora il nuovo Ulivo lettagrillino farà sentire i suoi vagiti. Forse.
Roberto Caputo

Prodi, Letta, Grillo, Casaleggio, Di Maio, Zingaretti, e giù giù fino all’ultimo mappino catapultato in politica dalla democrazia parlamentare, nomi che per la loro consistenza fanno tremare i polsi appena aprono bocca, e sfiatano anche dal cervello. Continuiamo a seguire le loro convulsioni, e ne avremo gran verità.