La notizia, se non fosse tragica, farebbe sorridere. Un po’ come molte delle iniziative prese dai Governi degli ultimi tempi.
Insomma come già successo con il tema dell’occupazione, della scuola, della giustizia, si approntano provvedimenti che nascono con nomi accattivanti e che poi però raccontano tutta un’altra storia.
Sino a giungere all’ultima trovata alla quale non era arrivata neanche la fervida fantasia di Tremonti. Proprio vero gli allievi a volte possono superare i maestri !
Ma andiamo per ordine.
Tutto ha inizio con la denuncia del segretario dei pensionati della Cgil, che ha ammonito il Governo a “non fare cassa con le vedove”, alludendo al c.d. disegno di legge delega “povertà” (collegato alla legge di stabilità 2016) che avrebbe il fine di razionalizzare i tanti interventi attivati nei territori per arrivare all’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà, individuata come livello essenziale delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale.
In effetti – se pure il nome farebbe logicamente presumere che l’intendimento sia quello di contrastare la povertà e non invece di incrementarla – il Governo ha preso di mira non solo l’assegno sociale, l’integrazione al minimo della pensione, la quattordicesima e le maggiorazioni sociali ma anche le pensioni di reversibilità. Dalla mannaia, si salverebbero solo le prestazioni di natura assistenziale erogate nei confronti degli invalidi.
In parole semplici, secondo il disegno di legge delega, le reversibilità saranno considerate prestazioni assistenziali e non più previdenziali, con ciò significando che la loro fruibilità sarà ancorato alla cosiddetta Isee.
L’Isee è, come è noto, l’acronimo di “indicatore della situazione economica equivalente”, che tiene conto del reddito, del patrimonio (mobiliare e immobiliare) nonché delle caratteristiche di un nucleo familiare (per numerosità e tipologia): insomma è lo strumento che permette di misurare la condizione economica delle famiglie.
Agganciare la fruibilità della pensione di reversibilità al calcolo Isee diminuirebbe di molto la platea degli aventi diritto perché, come pure è noto, la soglia fissata dal predetto indicatore – oltre la quale vengono meno tutti i benefici – è molto bassa, diciamo pure che si attesta spesso a redditi da fame e quindi per superarla basta veramente poco.
Sarebbe dunque il caso che il ministro del Welfare, moderno Robin Hood, si rendesse conto che dall’altra parte non ha il tracotante, prepotente e ricco Sceriffo di Nottingham ma persone che il più delle volte cercano solo di sopravvivere in condizioni economiche già di per se precarie e che si vedrebbero precluse il diritto alla reversibilità o per essere proprietarie dell’appartamento dove vivono, anche se non lavorano, o per avere messo i risparmi di una vita nei titoli di Stato, anche se un lavoro non lo hanno più, o perché, pur con un reddito molto basso, nella loro stessa casa vive ancora un figlio che pure ha una retribuzione minima da lavoro. Insomma, senza andare oltre nella esemplificazione che potrebbe essere lunga, di fatto verrebbe pressoché annullata la “rete di protezione” – come da sempre è intesa la reversibilità -a favore del familiare del lavoratore o pensionato deceduto.
A fronte delle tante polemiche che l’iniziativa legislativa sta suscitando, il Governo, anche in considerazione dell’imminenza della tornata elettorale, ha provato a metterci una pezza ed il ministro in questione ha precisato che la proposta di legge delega non intaccherebbe in alcun modo tutti i trattamenti in essere. Magra consolazione poiché quelli a rischio sarebbero quelli futuri e la generica dichiarazione secondo cui la delega si proporrebbe esclusivamente il superamento di sovrapposizioni e situazioni anomale da sola non basta a tranquillizzare i cittadini interessati dal provvedimento.
C’è un solo modo per rassicurare tutti: cancellare la norma e modificare il testo del ddl sul punto.
La nostra è diventata oramai una società troppo complicata per pensare di risolvere i problemi mediante mere alchimie normative. Ci vorrebbe una vera ripresa economica, quella che Renzi, il suo entouage, la televisione di Stato ci sbandierano tutti i santi giorni: purtroppo proprio di quella non v’è traccia.

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