Inizio d’anno tra paure tedesche e paure coreane, che diventano paure mondiali.
Ha dell’incredibile il fatto cupo e violento di Colonia: nella notte di passaggio al 2016 un centinaio di donne palpeggiate, derubate, violate da gruppi di uomini, giovani uomini perlopiù ubriachi, riconosciuti come ospiti di altre regioni del mondo, a pochi metri a macchine della polizia vuote o pattuglie impegnate in altro.
Ha dell’incredibile che nella notte dell’Epifania il dittatore, per tradizioni familiare, della Corea del Nord faccia esplodere una bomba nucleare, annunciata come bomba H, per celebrare l’inizio del 2016 e, con anticipo di due giorni, il suo compleanno.
Botti mondiali con paure annesse. Due giorni prima il presidente degli Stati Uniti Obama, lasciandosi anche andare alla commozione fino alle lacrime, aveva perorato, in un discorso del cuore, il provvedimento per regolamentare le armi ad uso dei privati.
In un Paese dove ci sono più armi che abitanti e dove la cosiddetta lobby dei fucili è più forte di tante altre nel Congresso e in politica il discorso di Obama è un grande passo. Quanto diventerà realtà è tutta un’altra storia.
Ecco, se c’è un comune denominatore tra questi fatti così lontani ed apparentemente sconnessi è proprio questo: la distanza dalla realtà, il mare profondo tra progetti e intenzioni da un lato e misure e realizzazioni dall’altro.
L’Europa mette in cantiere con fatica misure sull’immigrazione e poi sul terreno tutto frana tra assalti e violenze e nuove frontiere; Usa, Russia, Cina, Giappone cercano un equilibrio sottile tra le emergenze economiche e territoriali, poi basta un’esplosione per prova sotto terra per mandare a ramengo tutte le previsioni. Non c’è pausa nelle paure.
Paure private e paure globali: paure negli occhi terrorizzati delle donne di Colonia che hanno raccontato ai giornalisti e agli inquirenti come erano state circondate, toccate, aggredite, derubate, violate, alcune stuprate. Azione coordinata si dice: circa duemila borseggiatori organizzati in piccoli gruppi che hanno agito come un esercito programmato.
Nella notte in cui tutta la Germania, da Monaco a Berlino da Stoccarda a Colonia, la polizia era tutta attenta ai segnali di terrorismo si consumava il terrore privato, la violenza personale moltiplicata per cento, duecento.
Com’è possibile arrivare a tutto questo? Come mai nell’Europa tutta presidiata per la paura del terrorismo, in cui tutte le piazze delle capitali sono piene di militari e polizia, come mai nella piazza centrale di Colonia si potevano consumare aggressioni a ripetizione? Bombe lontane, violenze vicine, paure striscianti.
Siamo sicuri che potremo mascherarci senza problemi per il prossimo Carnevale?
Non è un fatto solo di cronaca nera quello successo a Colonia. Dobbiamo cominciare ad abituarci al pensiero, allarmante, a dir poco, che in Europa, da noi, nelle nostre strade, nelle nostre piazze, abbiamo in casa gruppi che non condividono le regole base del rispetto sociale, a cominciare da quello per le donne. Il problema centrale è che abbiamo in casa gruppi che non accettano valori condivisi europei, occidentali. I controversi e gravi fatti di Colonia scatenano nuovi contrasti sull’immigrazione. E l’Europa appare sempre più sparpagliata.
C’è poco d’andare in maschera.

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