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tra apologia e apoteosi del pene

di Il vecchio pazzo | 15 Novembre 2015

Non troverò più rossori di speranzose libidini all’omaggio “Il mio cuore e il mio cazzo vi fanno i più teneri complimenti.” (Voltaire)

Difendere o esaltare? Compiacimento o divinizzazione? Apologia o apoteosi? Divinizzando è lecito argomentare tra l’ironia e il turbamento verso l’ascesi o il distacco dal mondo sensoriale?

Ho impiegato oltre 40 anni ad abbandonare la mia coltura (si badi: coltura, perché ho imparato a desertificare le ipotesi). Sono sconsolatamente  brado e,  anche,   spregevolmente formale  per le ipocrite cortesie degli umani, a me  presunti simili. E polemizzo, ormai, a minuti,  con la disfunzione erettile – dono dell’alchimia per il mio cuore – che si professa vigilante carceriera dei miei istinti “poetici”.

Alla fine. sono al bando. Non troverò più rossori di speranzose libidini all’omaggio “Il mio cuore e il mio cazzo vi fanno i più teneri complimenti.” (Voltaire)

Ho consolazione nelle vicissitudini del pene di Tutankhamon che l’archeologa Sarima Ikram riscontrò  divelto dal suo corpo, per quell’attenzione che solo le femmine dedicano alla minuzia dei particolari. Nel caso, più ancora,  al pene,  stupefacentemente  eretto,  in una mummia. Dopo trent’anni di negligente cura maschile al sarcofago. Con il rigore della curiosità indagatoria della studiosa. Per  trovare motivo di fusione/infusione del pene eretto con la illusione del divino riversata in  Osiride. Per raccontare/testimoniare l’evento della morte in congiunzione con il ciclo della vita. In una perennità di staticità  che sfugge al pene virile, gestuale o metaforico,  quando si protende nella vagina.

Potrebbe essere –ma si ignora- che il predatore  abbia destinato il pene divelto  a  farne derivare una  unità di misura, di confronto. O,  a elargire una offerta/strumento di lussuria per congiungimenti esoterici. O,  a macerazioni in alambicchi per distillare l’essenza della eccelsa  erezione inflettibile.

Di certo la mummificazione del pene eretto, nel riflesso di Osiride, dichiarava la sua turgidità nel fine di penetrare la terra – la grande madre terra – dei  primordiali riti di fertilità.  Consegnando, alla necessità di braccia da lavoro, la fecondità.

Così vennero ad  affermarsi le generazioni e, con le generazioni,  le predominanze e il potere.  E, con il potere,  il pene eretto si dedicò alla cura, alla esposizione,  della sua turgidità. Quindi,  nel pervenuto equilibrio demografico  con il femminile,  alle competizioni di selezione.

Disaccorto, però, che,  nel mentre degli scontri di dominanza,  la femmina apprendeva a furtivamente  destinarsi ad altri, anche momentaneamente; come quando i cervi incrociano le corna.

Esaltando un immaginario furioso il pene eretto empì, strabocchevole,  sacche  di braghe.

Un delirio di turgidità trasportato,  quasi impettito, tra parate e colpi di mitraglia, tra sventoli di bandiere sulle barricate e volti di donne sfigurati, tra scanni parlamentari e colpi di morte a tradimento, tra sentenze di giudici corrotti e sermoni di pedofili in agguato, tra barriere di fili spinati e sussulti di pietre all’intifada. Finanche, tra le note del silenzio.

Ma, lettore di queste brevi note, sii sereno.  Il pene è come  un fibroma pendulo. Cade, se ne strozzi le arteriole.   Le femmine, le donne,  ne provvederanno.

Da vecchio pazzo rifletto: il pene eretto non ha mai conosciuto il corpo delle donne. Mai, la sua vagina. Mai la consapevolezza del piacere o, ancor più il segreto del piacere. Delle donne sono i misteri eleusini  dei ginecei. Delle donne è  il volere e il potere dell’amore sussurrato o ingannato. Del mito. Della motivazione del mito.

Miei presunti simili, cosa resta quando il pene perde di vigore?

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, lavoro, mondo, scontri, selezione

Info Il vecchio pazzo

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico Martelloni

    19 Novembre 2015 alle 17:00

    “Miei presunti simili, cosa resta quando il pene perde di vigore?” Risposta: un cazzo….

    Rispondi
  2. Lia romano

    18 Novembre 2015 alle 23:32

    Franchini lei mi invita a nozze parlando del maschio alfa.
    Voi amate il maschio alfa. Agognate esserlo, tutti. Entrate sempre in competizione, con le donne in primo luogo, poi tra voi ed infine con voi stessi. Agognate superarvi.

    E quindi vi siete inventati questa meraviglia della vagina che non gode …. La vagina gode eccome. Ha le stesse vostre voglie. Forse anche di più. Il fatto è che noi spaziamo di più nel desiderio come nella vita. Siamo molto meno ancorate a schemi prefissati. Siamo capaci di spaziare con l’immaginazione. Sa, anni ed anni di repressione fanno volare l’immaginazione.

    La base fondamentale è che siamo scioccamente sentimentali. Ci innamoriamo anche di chi ci sfrutta. Ci innamoriamo di ideali scemi e per un uomo siamo capaci di rinunciare a tutto di noi. Ecco siamo sceme per sentimento. E da qui si può arrivare a tutto. Al possesso ed alla vittima.

    Ah lei non è vecchio …..

    Rispondi

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