Non troverò più rossori di speranzose libidini all’omaggio “Il mio cuore e il mio cazzo vi fanno i più teneri complimenti.” (Voltaire)
Difendere o esaltare? Compiacimento o divinizzazione? Apologia o apoteosi? Divinizzando è lecito argomentare tra l’ironia e il turbamento verso l’ascesi o il distacco dal mondo sensoriale?
Ho impiegato oltre 40 anni ad abbandonare la mia coltura (si badi: coltura, perché ho imparato a desertificare le ipotesi). Sono sconsolatamente brado e, anche, spregevolmente formale per le ipocrite cortesie degli umani, a me presunti simili. E polemizzo, ormai, a minuti, con la disfunzione erettile – dono dell’alchimia per il mio cuore – che si professa vigilante carceriera dei miei istinti “poetici”.
Alla fine. sono al bando. Non troverò più rossori di speranzose libidini all’omaggio “Il mio cuore e il mio cazzo vi fanno i più teneri complimenti.” (Voltaire)
Ho consolazione nelle vicissitudini del pene di Tutankhamon che l’archeologa Sarima Ikram riscontrò divelto dal suo corpo, per quell’attenzione che solo le femmine dedicano alla minuzia dei particolari. Nel caso, più ancora, al pene, stupefacentemente eretto, in una mummia. Dopo trent’anni di negligente cura maschile al sarcofago. Con il rigore della curiosità indagatoria della studiosa. Per trovare motivo di fusione/infusione del pene eretto con la illusione del divino riversata in Osiride. Per raccontare/testimoniare l’evento della morte in congiunzione con il ciclo della vita. In una perennità di staticità che sfugge al pene virile, gestuale o metaforico, quando si protende nella vagina.
Potrebbe essere –ma si ignora- che il predatore abbia destinato il pene divelto a farne derivare una unità di misura, di confronto. O, a elargire una offerta/strumento di lussuria per congiungimenti esoterici. O, a macerazioni in alambicchi per distillare l’essenza della eccelsa erezione inflettibile.
Di certo la mummificazione del pene eretto, nel riflesso di Osiride, dichiarava la sua turgidità nel fine di penetrare la terra – la grande madre terra – dei primordiali riti di fertilità. Consegnando, alla necessità di braccia da lavoro, la fecondità.
Così vennero ad affermarsi le generazioni e, con le generazioni, le predominanze e il potere. E, con il potere, il pene eretto si dedicò alla cura, alla esposizione, della sua turgidità. Quindi, nel pervenuto equilibrio demografico con il femminile, alle competizioni di selezione.
Disaccorto, però, che, nel mentre degli scontri di dominanza, la femmina apprendeva a furtivamente destinarsi ad altri, anche momentaneamente; come quando i cervi incrociano le corna.
Esaltando un immaginario furioso il pene eretto empì, strabocchevole, sacche di braghe.
Un delirio di turgidità trasportato, quasi impettito, tra parate e colpi di mitraglia, tra sventoli di bandiere sulle barricate e volti di donne sfigurati, tra scanni parlamentari e colpi di morte a tradimento, tra sentenze di giudici corrotti e sermoni di pedofili in agguato, tra barriere di fili spinati e sussulti di pietre all’intifada. Finanche, tra le note del silenzio.
Ma, lettore di queste brevi note, sii sereno. Il pene è come un fibroma pendulo. Cade, se ne strozzi le arteriole. Le femmine, le donne, ne provvederanno.
Da vecchio pazzo rifletto: il pene eretto non ha mai conosciuto il corpo delle donne. Mai, la sua vagina. Mai la consapevolezza del piacere o, ancor più il segreto del piacere. Delle donne sono i misteri eleusini dei ginecei. Delle donne è il volere e il potere dell’amore sussurrato o ingannato. Del mito. Della motivazione del mito.
Miei presunti simili, cosa resta quando il pene perde di vigore?

“Miei presunti simili, cosa resta quando il pene perde di vigore?” Risposta: un cazzo….
Franchini lei mi invita a nozze parlando del maschio alfa.
Voi amate il maschio alfa. Agognate esserlo, tutti. Entrate sempre in competizione, con le donne in primo luogo, poi tra voi ed infine con voi stessi. Agognate superarvi.
E quindi vi siete inventati questa meraviglia della vagina che non gode …. La vagina gode eccome. Ha le stesse vostre voglie. Forse anche di più. Il fatto è che noi spaziamo di più nel desiderio come nella vita. Siamo molto meno ancorate a schemi prefissati. Siamo capaci di spaziare con l’immaginazione. Sa, anni ed anni di repressione fanno volare l’immaginazione.
La base fondamentale è che siamo scioccamente sentimentali. Ci innamoriamo anche di chi ci sfrutta. Ci innamoriamo di ideali scemi e per un uomo siamo capaci di rinunciare a tutto di noi. Ecco siamo sceme per sentimento. E da qui si può arrivare a tutto. Al possesso ed alla vittima.
Ah lei non è vecchio …..