Solo per la cronaca, e poi ognuno valuti come crede la singolare disputa sul guinzaglio che ha aperto la campagna elettorale del centrodestra per le elezioni regionali in Toscana. Alla disputa, in realtà ha partecipato anche il candidato presidente del centrosinistra Eugenio Giani. Ma parlare per lui di inizio sarebbe come minimo azzardato, visto che si trova in piena caccia al voto da quando aveva i calzoni corti e che prima ancora che spuntasse un candidato a lui alternativo, Giani la Toscana l’aveva girata tutta almeno tre o quattro volte. Dunque, il guinzaglio. Succede che a un certo punto, viene fuori la notizia che Susanna Ceccardi, già sindaca di Cascina (provincia di Pisa) ed europarlamentare della Lega, è ufficialmente la candidata del centrodestra alla guida della Toscana. Dove è stato deciso? Ad una Convention regionale del centrodestra? Al termine di una estenuante trattativa dei vertici toscani di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia? Nemmeno per sogno. Da Roma, o da Milano, è stato Matteo Salvini a dare l’investitura alla candidata. I vertici, i quadri e la base dei partiti di centrodestra della pratica proprio non se ne sono occupati. E perché avrebbero dovuto? Non lo hanno mai fatto. Tanta è sempre stata la delicatezza di Berlusconi, Fini, Casini, Bossi, Salvini, Meloni per i loro seguaci del Granducato, che mai hanno inteso recare loro disturbo con simili banali incombenze. E, dunque, nella totale distrazione, preventiva e successiva alla designazione, dei popoli leghista, fratelditalista e forzitalista di Toscana, Salvini e la signora Ceccardi, giusto il giorno dopo la designazione, assieme, si fanno un bel giretto in alcune piazze e spiagge della regione. Insomma, designata e affiancata, senza soluzione di continuità. Il candidato avversario, certo non aduso a discostarsi dalle buone maniere, quasi per dovere di firma, sente di non potersi esimere dal commentare. Ed è così che innesca la disputa del guinzaglio. “La mia competitrice – afferma Eugenio Giani – ha cominciato la sua campagna elettorale “al guinzaglio” di Salvini. Un assist insperato per un popolo, il centrodestra toscano, fino a quel momento trattato da estraneo dai propri vertici nazionali: non coinvolto e nemmeno informato delle decisioni supreme che si adottavano sopra le loro teste in vista della imminente campagna elettorale. “Giani ha fatto dichiarazioni sessiste” è il grido di rivolta che si leva in qualche assemblea elettiva del Granducato, abbandonata per protesta dalle rappresentanze del centrodestra. Non certo nelle sezioni o nelle federazioni che continuano a non essere minimamente coinvolte. Ed è così che la disputa sul guinzaglio ha preso il posto della disputa sul futuro della Toscana, sul quale il centrodestra e la sua candidata continuano a restare abbottonatissimi. Chi frequenta minimamente la politica, sa quanti politici maschi hanno ricevuto l’accusa di essere al guinzaglio di questo o di quello. Che la stessa battuta diventi “sessista” se rivolta ad una donna si spiega solo con il bisogno di superare lo smarrimento per avere dovuto apprendere dai giornali la designazione della on. Ceccardi. E di mettere il silenziatore ai mal di pancia sorti per il no ad altri possibili candidati maggiormente quotati quanto a possibilità di riuscita: Mallegni, per Forza Italia, Marcheschi e Totaro per Fratelli d’Italia. Ma quale sessismo…
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