Torturato da forze russe in un campo di concentramento, il giovane dissidente Latypov ha sfidato il regime. È apparso in tribunale bielorusso ben truccato dai suoi aguzzini, per nascondere le angherie e i pestaggi subiti. Ma non ha retto allo sdegno e davanti al giudice, si è tagliato la gola. Vani i tentativi di salvarlo. Una ragazza racconta al The Post internazionale, le torture subite dalle forze speciali di Putin amiche di Lukashenko. Un ragazzo è stato costretto a trascinare il suo zaino con i denti, picchiato anche a terra, quando ormai non ne poteva più, poi gettato assieme ad altri giovani che avevano subito la medesima sorte. Una ragazza dopo essere stata rasata, è stata minacciata di essere gettata in una cella di uomini. The Post internazionale, racconta tutto ciò intervistando quei giovani in anonimato. Lo sdegno dell’Ue e del mondo civile ha portato questi paesi a prendere la decisione di non sorvolare più i cieli di Minsk, dopo il dirottamento da parte dei caccia, dell’aereo di linea diretto in Lituania per fermare l’attivista Roman Protosevich. Ora la Bielorussia vieta ai suoi cittadini di uscire dal paese. Molti attivisti paventano un’annessione alla Russia. Il grande paese euro asiatico è in profonda crisi sociale e rischia di deflagrare prima o poi. Anche a Sakhalin, nell’isola estrema, sul mar di Okhotsk sopra al Giappone, risultano tendenze separatiste, già evidenziate mesi addietro su queste pagine. Popoli diversi come in Baikal, o a Komsomolsky sull’Amur, obbligati a convivere nella federazione russa, sperano di diventare autonomi come, appunto, vorrebbe la giovane popolazione bielorussa.
Enrico Martelloni

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