Tornerà il tempo. Buti e la rinascita dei piccoli centri nel segno della qualità della vita
è il nuovo libro di Gabriele Parenti, pubblicato nelle Edizioni Eda del Consiglio regionale della Toscana.
Ma qual è il tempo di cui l’autore auspica il ritorno ? Anzitutto è il tempo in cui la pandemia sarà definitivamente debellata.
Il titolo è una parafrasi del motto (le temps revient) coniato da Lorenzo de’Medici per salutare dopo tante sciagure e segni di decadenza, il ritorno del tempo della fioritura.
Oggi l’auspicio è che rifioriranno le molte attività e che si sarà una nuova attenzione alla qualità della vita e ai valori ambientali.
Il libro prende Buti (Pisa) come esempio dei piccoli centri che grazie alla loro vivacità culturale, al maggiore contatto con la natura, alle bellezze paesaggistiche e ai ricordi storici potrebbero avere una nuova stagione di rilancio.
Infatti molti piccoli comuni di campagna hanno subito una quarantina di anni fa gli effetti dell’urbanizzazione derivata dallo sviluppo industriale e dalla parallela crisi dell’agricoltura con il fenomeno dell’abbandono delle campagne.
Negli ultimi decenni c’è stato. Invece, un processo di “fuoriscita” dalle città ma limitato ai comuni suburbani delle aree metropolitane e per i piccoli centri è continuata la stagione della stagnazione e, in molti casi, della decadenza.
Nel libro di Parenti si sottolinea che la varie esperienze di smart working, la crescita del terziario e di molte start up legate appunto ad attività innovative con un riposizionamento della grande industria potrebbero favorire una dislocazione decentrata e molti piccoli centri possono tornare a fiorire se non ci si limiterà ad andare ad abitare in provincia perché le abitazioni sono più confortevoli e costano meno ma si tornerà a gustare la vita comunitaria con le sue caratteristiche precipue di condivisione, convivialità, relazioni umane, amicizie.
Nell’era in cui ci contattiamo solo attraverso i social network, o al massimo con chiamate
vocali e in cui sembrano dominare i non luoghi di cui parla Marc Augè, proprio i borghi, i
piccoli grandi mondi dei paesi di provincia possono essere la chiave di volta per una
nuova crescita delle relazioni umane
Buti, anche in questo senso, è preso come esempio come modello d’ integrazione perché un’identità forte alimentata da una significativa . importante tradizione culturale è maggiormente capace di integrare e di integrarsi.
Ampia parte del libro analizza, appunto, come a Buti (ma si sottolinea che il discorso vale per la gran parte dei piccoli centri di campagna) le tradizioni locali, i ricordi storici, se peculiarità culturali si amalgamano in una sorta di “personalizzazione”, favorita anche dalla sua posizione, circondato da monti e colline che, nel corso dei secoli, lo ha mantenuto distinto dalle località vicine.
Parenti osserva che passeggiare per il centro storico, tra il Duomo, la Villa Medicea, Castel Tonini, il Teatro, ci consente di cogliere le stratificazioni di una cultura millenaria che si arricchisce quando visitiamo agglomerati urbani come Castello, Panicale, l’Ascensione o Castel di Nocco, i nuclei più antichi. In modo analogo, sono parti cospicue del nostro vissuto anche altri aspetti non strettamente urbanistici, come i canti in ottave, le opere dei poeti, dei pittori, degli autori teatrali, di storici e letterati.
Il Presidente del Consiglio Regionale Antonio Mazzeo ha scritto che per lui
“Buti nel tempo è diventata la casa “calda” dell’amicizia, dove veramente trovo (e sempre di più ne avverto la necessità…) quel riposo che può dare solo il luogo familiare e libero dove trovi gli amici. Gabriele Parenti, giornalista professionista, regista televisivo e autore di molti documentari che descrivono la nostra regione è di origine butese e appassionato di Buti che guarda come si guarda una persona amata, lo stesso mio sguardo”.
E la Sindaca di Buti Arianna Buti ha sottolineato che “ Nel descrivere il patrimonio materiale composto dai monti e dall’abitato, dove non c’è una separazione netta tra l’assetto urbano e il territorio circostante, ma sono un tutt’uno e quello immateriale, frutto della tradizione del recitar cantando, della poesia, dell’innata socialità dei butesi e del forte senso di comunità, Gabriele traccia una direttrice di che cosa potrà essere Buti nei prossimi anni e delle opportunità che potrà cogliere grazie alle sue peculiarità.
Nel libro si sottolinea anche l’importanza delle denominazioni.. le fontanelle, le località sui monti che evocano ricordi del lontano passato come Borgarina dove erano stanziati contingenti bulgari o il Mantovano presidiato dalla truppe di Niccolò Piccinino o Castellarso distrutto da Castruccio Castracani.
E due capitoli sono dedicati alla originalità del dialetto un misto di pisano lucchese con molte espressioni autoctone.
Alcuni capitoli del libro sono dedicati alla tradizione sempre viva del Maggio drammatico, ai maestri dell’ottava rima e dell’improvvisazione
Ma si parla anche di Francesco da Buti uno dei primi e dei più autorevoli commentatori della Divina Commedia, del lago scomparso di Sesto (scomparso con le bonifiche leopoldine), dei percorsi medievali , dell’antico borgo incastellato, dell’olivicoltura come opera d’arte.
Tuttavia – scrive Gabriele Parenti – il microcosmo urbano si può trovare anche nelle aree metropolitane dove esperienze comunitarie e di solidarietà sconfiggono la solitudine delle grandi città. Ciò può avvenire solo nell’ottica di una città policentrica che instauri una relazione biunivoca fra centro e periferie; ma in ogni caso è fondamentale il recupero delle proprie tradizioni, di uno stile di vita identitario. Si possono progettare piazze, percorsi pedonali, aree polivalenti però è tutto inutile se manca l’anima…..
Redazione

Lascia un commento