
Torna sul palcoscenico del Gran Teatro di Torre del Lago, giovedì 9 agosto, La Bohème nell’allestimento dello scorso anno che porta la firma di Maurizio Varamo per le scene, Anna Biagiotti per i costumi e Maurizio Di Mattia per la regia.
Un allestimento realizzata con l’Hong Kong Opera House che lo scorso anno ha diviso pubblico e critica in sfegatati estimatori e critici detrattori senza che l’uno o l’altro prevalessero come accade, per fortuna, quando la proposta si supporta su solide basi e non su deliri di onnipotenza di registi megalomani.
«Seguendo tracciati onirici – ci dice il regista Maurizio Mattia – ci avventureremo in una Parigi simbolica, quasi magica che vive le sue emozioni nel luogo più chiaro del suo nuovo essere, la torre Eiffel; all’interno di quelle metalliche strutture, Mimì racconta se stessa divenendo l’eroina sognante di un mondo nuovo…»
Una proposta/provocazione che viene declinata con garbo e con una intelligente originalità e con un sottile quanto prezioso contributo chiarificatore: «…E’ Puccini in realtà l’eroe che vaga per le nevose strade parigine incontrando l’umanità dei suoi personaggi; ho voluto con lui riattraversare quei sentieri della mente, quella disperata ricerca verso l’amore per l avita ed ho trovato il senso de “La vie Boheme”: un caffè, un luogo metafisico, “la soffitta” fra tetti e cielo in cui amore e morte compiono il loro gioco sovrumano ed in cui lo spettatore, ritrovato se stesso, può ritrovare la sua inimmaginabile voglia di amare..»
Sono ancora le parole-guida di Maurizio Mattia che conclude il suo percorso all’interno di questa produzione ancora attualissima e capace di destare curiosità ed emozioni con una grande dichiarazione di amore: «Questa produzione, nata ad Hong Kong, è il mio più struggente omaggio a Torre del Lago, luogo mitico per chi, come me, dell’opera Lirica vive».
Attesissimo e graditissimo super ospite di questa Boheme è il grande Daniel Oren che dirigerà l’Orchestra del Festival Pucciniano. «Ho maturato il mio interesse per l’opera grazie a Leonard Bernstein – ci dice con grande consapevolezza ed un pizzico di emozione – quando, tredicenne, mi scelse come voce solista nei suoi Chichester’s Psalms in occasione dell’inaugurazione della Televisione di Israele, anche se in realtà debbo a mia madre l’avermi iniziato ad una formazione musicale completa con lo studio, non solo del pianoforte e del violoncello, ma anche del canto, armonia e contrappunto…»
Madre o Maestro, sta di fatto che Oren rappresenta oggi un imprescindibile riferimento per la lirica mondiale e la sua bacchetta sa interpretare con grande passione e altrettanto rispetto le pagine immortali del melodramma mondiale. Questa sua lettura di Boheme è attesa con trepidazione dopo i giudizi più che lusinghieri delle passate direzioni “…una Bohème rigogliosa e incisiva, ma anche rispettosa delle tinte più intime ed espressive con cui Puccini ha voluto rivestire il libretto di Illica e Giacosa (…) Esemplare la concertazione di Oren, abile nell’infiammare l’orchestra così come nel ricondurla verso toni più sommessi e soprattutto sempre attento al generale equilibrio della vocalità pucciniana…” (Cfr. Il Giornale della Musica, Boheme, Trieste 2001), ma più ancora dopo le sue personali considerazioni su quest’opera, certamente una delle più, se non la più, rappresentata nel mondo: «È impossibile sbagliare La Bohème. Puccini ha scritto tutto sullo spartito, dalle gocce d’acqua che rianimano Mimì “versate” dal pizzicato dei violini, alle indicazioni vere e proprie sui movimenti e le scene; insomma, non si possono dare interpretazioni personali, Bohème è così e basta».
Curiosità ed interesse anche per il cast che, sulla carta, si presenta con ottime credenziali: Mimì è la soprano Maria Agresta che nel 2009 a Spoleto ha debuttato nel ruolo; Alida Berti vestirà invece i panni della capricciosa Musetta, peraltro già vestiti con successo lo scorso anno proprio a Torre del Lago; Stefano Secco sarà il sognante Rodolfo (debutto al Teatro dell’Opera di Roma), mentre l’iracondo Marcello sarà interpretato dal lucchese Gabriele Viviani che ben conosce quest’opera avendola cantata alla Suntory Hall di Tokio come al Comunale di Bologna , al Coven Garden di Londra e all’Arena di Verona.
Schaunard sarà il barese Domenico Colaianni (La Scala, Regio di Torino) mentre il filoso Colline verrà interpretato dal basso Carlo Striuli (studia canto con Mario del Monaco e si perfeziona con Marcello del Monaco; Viene scelto da Luciano Pavarotti fuori concorso “Voice Competition” di Philadelphia per cantare al suo fianco ne La Bohème, sia al Teatro dell’Opera di Genova, sia nella Tournée a Pechino nel 1986). Doppio ruolo per Angelo Nardinocchi che sarà Benoit nel primo atto e Alcindoro nel secondo.
Con la prima del 9 si concludono le prime delle opere in cartellone quest’anno: le repliche proseguiranno come negli scorsi anni nel mese di agosto continuando ad attirare, pur in un contesto di grave crisi e di forti preoccupazioni, appassionati da tutto il mondo che riconfermano la loro fiducia e la loro ammirazione per un Festival che ha saputo negli anni conquistarsi una credibilità ed una qualità che lo pone tra le principali manifestazioni estive internazionali.




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