“Ci vuol ben altro”. La frase sta diventando il motivo conduttore dell´azione politica del PD. A fronte dell´azione del governo, e soprattutto della manovra economica che ha iniziato il suo percorso alle Camere, il Partito Democratico si sta lasciando irretire dal richiamo della foresta del vecchio partito comunista. Non importa in questa sede analizzare le ragioni di questo comportamento. Può essere un riflesso condizionato del passato, può essere la necessità di non lasciare campo libero alle proteste a 360 gradi di Di Pietro, fatto sta che, dall´opposizione, Veltroni sposa una dietro l´altra tutte le proteste che i tagli di Tremonti stanno suscitando nel Paese. Da qui il ricorso alla formula ricordata. Certo, dice l´ex sindaco di Roma, gli statali non sono un esempio di abnegazione sul lavoro, ma la ricetta Brunetta non è quella giusta, insomma “ci vuol ben altro”. Certo, l´università italiana è allo sfascio. La riforma voluta da Berlinguer con il 3+2 e la proliferazione dei corsi di laurea ha dato risultati opposti a quelli sperati, ma il Governo si sta apprestando a fare tagli inammissibili, “ci vuole ben altro”. E´ vero che la giustizia negli ultimi anni ha registrato aumenti di spesa enormi come è oggettivo che il numero dei magistrati si è incrementato in modo significativo ma da qui alla “mattanza” di Alfano ce ne corre, “ci vuole ben altro”. L´elenco potrebbe continuare all´infinito. Si dirà che questo è il vecchio vizio di tutte le forze che si trovano all´opposizione, ed è vero. Solo che il Paese non si può più permettere simili comportamenti. La situazione economica italiana è seria e servono interventi radicali, portati avanti senza guardare in faccia a nessuno. Del resto nel settembre del 2007, governo Prodi e ministro dell´economia, Tommaso Padoa Schioppa, fu proprio il governo di centro sinistra a pubblicare un libro verde sulla spesa pubblica dove erano elencati, spesso con le stesse parole e le stesse analisi, tutti i problemi ai quali ora Tremonti sta cercando di trovare una soluzione. Se il PD vuole diventare davvero quella forza riformista che dice di essere deve lasciare la politica del “ben altro” al demagogo Di Pietro e deve contrapporre al governo, se nel merito non ne condivide le scelte, una diversa politica economica che però deve indicare quali tagli, perché di questo si tratta, devono farsi alla spesa pubblica, dove vanno fatti e come devono essere impiegate le risorse che così si sono liberate. La piazza lasciamola a Di Pietro.

Dabliù Veltroni condanna ,e n’ha ben donde : non solo ci aveva pensato prima lui …..ma lo avrebbe fatto molto meglio ! Succede sempre così …..la delusione degli sconfitti è ineliminabile,ed è inferiore solo a quella dei sudditi italici costretti a mantenere una certa banda di “professionisti” della politica.
Così va il mondo…..